Recensione

Dopo quasi un ventennio di gestazione trova finalmente il proprio sbocco questo notevole progetto concepito da Kam Lee, storico singer dei seminali Massacre, nonché coinvolto in diverse altre band tra le quali spiccano i The Grotesquery, in compagnia di un altro stakanovista del metal estremo come Rogga Johansson.

Proprio da quest’ultima band è opportuno partire per definire il sound degli Akatharta: infatti, se già in occasione del sodalizio con il chitarrista svedese veniva mostrata una propensione ad un death dai frequeinti rallentamenti ed inserito in un immaginario orrorifico di ispirazione lovecraftiana, messosi in proprio Lee accentua la componente doom del sound, mentre a livello lirico l’attenzione si sposta alle EVP (Electronic Voice Phenomena) e alla possessione da parte degli “pneuma akatharta” (spiriti impuri) di biblica memoria.
Ne scaturisce così un album di grande compattezza, sviluppato su otto brani (più la cover di Dethroned Emperor dei Celtic Frost) morbosamente efficaci che trovano la loro apoteosi in tracce magnifiche come Pneumata, non a caso uscita precedentemente come singolo, e Nocturnal Interment, con la sua rituale evocazione dell “spirito immondo”; il resto non è comunque da meno e viene espresso tramite un death doom ottimamente equilibrato tra le due componenti con la ruvidezza e l’impatto della prima che confluisce con naturalezza nelle ritmiche bradicardiche della seconda.
Kam Lee, poi, va a nozze con tale sonorità, potendo esibire il proprio growl che porta a scuola molti dei suoi più giovani emuli, ben coadiuvato dal pregevole chitarrista/bassista Aaron Whitsell (assieme al vocalist anche nella band che ne porta il nome, oltre che nei Cropsy Maniac) e dal metronomico batterista Travis Ruvo (anch’egli nei Cropsy Maniac, e negli Echelon).
Spiritus Immundus si rivela così un lavoro che dovrebbe lasciare il segno in chi apprezza sonorità a cavallo tra il funeral ed il death doom più crudo, trovandomi solo parzialmente d’accordo con le note di presentazione quando vengono accreditati, quali possibili riferimenti, Thergothon e Mournful Congregation, mentre ritengo perlomeno fuorviante citare i My Dying Bride (non c’è alcuna traccia del romanticismo gotico e decadente della band inglese) o addirittura gli Skepticism (cosa improbabile, non fosse altro che per l’assenza di uno strumento basilare nel sound dei finnici come l’organo).
Molto meglio farsi un’idea propria del contenuto dell’album ascoltandolo, e se si è appassionati di doom l’apprezzamento verrà naturale, perché qui il genere viene esibito da un gruppo di musicisti esperti e sufficientemente ispirati, capaci di maneggiare tutt’altro che banalmente la materia e restituendola sotto forma di una pesantissima ed opprimente pietra tombale …

Tracklist:
1. Macabre Reflections In The Dark
2. Onryō (Wrath Of A Vengeful Ghost)
3. Tenebrarum In Aeternum
4. Nocturnal Interment
5. Phantasmagories
6. Transpierce The Umbra
7. Possessione Diabolica
8. Pneumata
9. Dethroned Emperor (Celtic Frost Cover)

Line-up:
Kam Lee – vocals
Aaron Whitsell – guitars, bass
Travis Ruvo – drums

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