Recensione

Un grande, atteso, esordio quello dei Bathsheba, quartetto dedito a un evocativo, atmosferico effluvio di arte doom.

Nati nel 2014 e già autori di un demo e di un EP (Sleepless Gods), i belgi arrivano sulla magnifica Svart Records a questo opus di spettrale heavy doom: i testi si immergono in storie di occultismo e il loro suono è imbevuto di pura arte doom con un suono denso, avvolgente, lento, spirituale già a partire dall’opening Conjuration of Fire, che scalda gli animi preparandoci a ulteriori meraviglie; queste immediatamente emergono dal secondo brano Ain Soph dove un inizio dalle forti tinte black si sfibra in un arcigno heavy doom accompagnato dalla voce di Michelle Nocon, vocalist anche nei Death Penalty di Gaz Jennings, chitarra dei mai dimenticati Cathedral, che intona litanie sinistre modulando le sue vocal su toni ora aspri ora soavi, e la presenza di un sax accresce e arricchisce l’atmosfera opprimente creata dalle chitarre per un brano notevole da ascoltare a lungo.
Le altre quattro tracce sono ricche di sfumature, sempre rimanendo all’interno della musica del “destino”, con la ammaliante voce di Michelle che può ricordare Jex Thoth, altra grande female vocalist, e il suono oscuro, mastodontico, ricco delle chitarre che si librano in assoli misurati ed evocativi.
Un’atmosfera cupa, ben resa dalla ottima produzione, penetra profondamente nelle ossa regalandoci tre quarti d’ora di intenso piacere che porta assuefazione e ci induce a continui assaggi: la final track dal suggestivo titolo I, at the end of everything, con i suoi aromi darkwave, suggella infine una grande opera da un band che promette ulteriori meraviglie.

TRACKLIST
1. Conjuration of Fire
2. Ain Soph
3. Manifest
4. Demon 13
5. The Sleepless Gods
6. I at the End of Everything

LINE-UP
Raf Meuken Bass
Jelle Stevens Drums
Dwight Goosens Guitars
Michelle Nocon Vocals

BATHSHEBA – Facebook