Recensione

Doom metal pesante come una pioggia di incudini in caduta libera sulle nostre teste, o una colata lavica che inesorabilmente travolge e liquefa ogni cosa al suo passaggio.

Una liturgia musicale che fa dell’ esasperante lentezza l’ arma per colpire e diffondere il suo messaggio stordente e che non lascia speranza di vedere la luce fuori dal tunnel in cui ci relegano i doomsters statunitensi Brume.
Il trio originario di San Francisco, composto dalla sacerdotessa Susie Mcmullan (voce e basso), Jordan Perkins-Lewis (batteria) e Jamie McCathie(chitarra), è il creatore di Rooster, debutto sulla lunga distanza dopo l’ep Donkey uscito due anni fa, monolite metallico che non può non scandire il tempo agli amanti del genere, un rituale in cui la singer intona canti su pachidermici riff, doom/psichedelici e, a tratti, dal retrogusto fok/blues.
Sei brani per cinquanta minuti di musica agonizzante, minutaggi altissimi ed incedere inesorabile con l’opener Grit And Pearls, Call The Serpent’s Bluff e la conclusiva Tradewind a creare incantesimi dai quali si viene sopraffatti.
Album di nicchia per un genere già di per sé ad uso e consumo di pochi fans, ma consigliato se siete amanti delle trame pesanti di Revelation, Sleep e St. Vitus.

Tracklist
1. Grit and Pearls
2. Harold
3. Reckon
4. Call the Serpent’s Bluff
5. Welter
6. Tradewind

Line-up
Susie McMullan -Bass, Vocals
Jordan Perkins-Lewis – Drums
Jamie McCathie – Guitars

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