Recensione

In questo delirio di uscite discografiche, in questo orgia dionisiaca e non, si rischia di perdere cose notevoli, ma i Crackhouse da Tours si fanno notare con la loro musica.

Dentro questi due pezzi che compongono il loro debutto, i francesi riescono a condensare molte cose, rielaborano stili conosciuti per arrivare ad un risultato personale. Nelle due tracce si alternano vari momenti, il tutto con un disegno ben preciso che segue le teorie alchemiche, perché tutto ciò che ci circonda financo noi stessi, siamo processi alchemici. Swamp Widows dopo tre minuti esplode in un potentissimo sludge stoner che non lascia scampo, con chitarre distorte e sezione ritmica davvero possente. Quello che colpisce del gruppo francese è la grande potenza, si sente proprio fisicamente l’energia del loro suono, la botta del suono che ti colpisce. I Crackhouse hanno la forza del grande gruppo, la musica circola libera e il groove è irresistibile. L’ascoltatore che cerca qualcosa in un gruppo stoner sludge è in perenne attesa di un disco così, però nel mare magnum della musica pesante il disco, come detto sopra, rischia di perdersi. E invece non sarà così perché la musica di qualità esce sempre, fosse anche in una nicchia ristretta, anche perché questa musica non può essere per tutti. Due pezzi pressoché perfetti, che portano alla ribalta un gruppo dai tanti punti di forza, inclusa la lunga durata dei pezzi, che in questo caso è la benvenuta poiché in tal modo le strutture si possono sviluppare al loro meglio. Notevolissima la copertina di Manon Cornieux.

TRACKLIST
1.Swamp Widows
2.Serpent Suuns

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