Recensione

I Grog sono un duo di Reggio Calabria al loro secondo ep per la netlabel Musichette Records.

Il loro suono è una jam di math e noise rock, un gioioso effluvio di note e di progressione musicale. Le emozioni non mancano in questo disco strumentale partorito da due menti musicalmente bulimiche, che abbracciano una moltitudine di situazioni e di gusti musicali. Non ci si annoia mai in giro fra questi suoni, tra momenti alla Don Caballero ed aperture ambient molto belle, tra il noise più graffiante e la psichedelia più sfrenata. Il disco dovrebbe essere visto ma soprattutto ascoltato come un continuo musical-temporale, infatti qui le divisioni e i titoli servono a ben poco, di fronte ad un fiume lavico di note. Il suono dei Grog non è potentissimo o distorto, ma pieno di idee e di invenzioni musicali. Si passa attraverso molti specchi tenendo ben ferme le coordinate musicali zappiane, ovvero non avere coordinate ma spaziare il più possibile. In questo contesto la musica è molto soggettiva, nel senso che questi suoni fanno scaturire in ognuno di noi qualcosa di diverso. Grande è stata la lezione per i Grog da parte di gruppi come gli Zu o altri compari della nouvelle vague rumorosa italiana, quel suonare senza limiti dando una visione distorta della distorta realtà. Ci sono dischi come questo che sono totalmente alieni al concetto di commerciale o alternativo, sono momenti musicali alti e stimolanti, assolutamente alieni rispetto alla musica normale. Ritmo, deviazioni, accelerazioni e miliardi di accordi, con uno stile compositivo molto vicino all’improvvisazione jazz, porta della libertà totale. In definitiva questo è letteralmente un disco di drum and bass.

Tracklist
1. The great Jeeg in the sky
2. Got Ham
3. Give more water, please everybody
4. L.A. Crime

Line-up
Luigi Malara – basso, glockenspiel, clavietta, tastiere
Filippo Buglisi – batteria, tastiere

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