Recensione

Con I Lodo ecco che, finalmente, si compie il fenomeno che consente alla musica esclusivamente strumentale di avere una vita propria, risultando incisiva pur senza l’apporto della voce.

Probabilmente il genere prescelto, un bel monolite a cavallo tra doom e post metal, favorisce la riuscita dell’operazione che, invece mi lascia sovente perplesso allorchè chi ci prova si dedica sonorità più psichedeliche, come per esempio avviene in ambito stoner.
La robustezza dei riff e della base ritmica riescono abbondantemente a catturare l’attenzione, evitando che il lavoro scivoli via senza lasciare segni tangibili. Avviene così che la band spagnola si riveli in grado di mettere assieme sei tracce per una quarantina di minuti intensi, rocciosi e ben delineati, tra le quali brillano le più robuste Carretera y Mantra e Tábano, caratterizzata questa da un lento ma costante crescendo.
Non per questo cambierò idea riguardo alla frequente scelta di abolire la figura del vocalist, ma perlomeno questo lavoro autointitolato dei Lodo dimostra che la strada è percorribile, con tutte le difficoltà del caso, quando ci sono idee a sufficienza ed una capacità di imprimere al sound un impatto più deciso.
Del resto con la Third I Rex ci aspettiamo sempre un offerta musicale di certo non banale, e in tal senso i Lodo non fanno eccezione.

Tracklist:
1.La muela de la Cruz
2.Carretera y Mantra
3.Muerto Sentado
4.Tábano
5.Fumetal
6.Santa Águeda

Line up:
Latigo – guitar
David – bass
Raul – guitar
Rojo – drums

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