Recensione

Quando,  nell’ottobre dello scorso anno mi ritrovai a parlare di Mogontiacum, espressi una certa perplessità sulle sembianze di black avanguardistico alla quale erano approdati infine i Nocte Obducta, in quanto la forma alla lunga finiva per prevalere sulla sostanza.

Nemmeno un anno dopo, la band di Mainz ritorna con l’undicesimo full length di una brillante carriera iniziata agli albori del nuovo millennio, ed appare subito evidente una decisa sterzata sonora verso lo stile che fece la fortuna dei nostri nello scorso decennio.
Il tessuto black metal è sempre inquieto e cangiante, ed ovviamente i Nocte Obducta in questa catalogazione continuano a starci un po’ stretti, ma Totholz dimostra rispetto alle uscite più recenti una relativa linearità che, quantomeno, impedisce l’eccessiva dispersione delle molte buone intuizioni delle quali i musicisti tedeschi si rendono artefici.
Alcuni elementi, come la durata più breve rispetto alle abitudini recenti (quaranta minuti contro l’ora abbondante di Umbriel e Mogontiacum) e la distanza ridotta tra un’uscita e l’altra, potrebbero anche far pensare all’immissione in Totholz di musica che, in prima battuta, era rimasto fuori dal precedente album, magari integrata da qualche nuova composizione, ma anche se così fosse un materiale talmente valido nel suo insieme non può essere certo definito di scarto; di sicuro, però, c’è un ritorno abbastanza deciso verso una forma più canonica che definire lineare, quando si parla di gruppi come i Nocte Obducta, è forse eccessivo, ma che comunque non obbliga l’ascoltatore a percorrere strade troppo tortuose per goderne appieno l’essenza.
Tutto questo non significa che Totholz rappresenti la definitiva (ri)quadratura del cerchio, perché alla fine il lavoro vive su due episodi decisamente brillanti ed a di sopra della media, come Die Kirche der Wachenden Kinder e Wiedergaenger Blues, a fronte di una manciata di altri brani non altrettanto incisivi pur se disseminati di qualche buono spunto e marchiati da una cifra stilistica che resta sempre piuttosto personale.
Mentre Die Kirche der Wachenden Kinder rappresenta, in qualche modo, la quintessenza del modo di intendere il black da parte dei Nocte Obducta, ovvero con ritmi piuttosto pacati ad assecondare atmosfere e melodie che si estrinsecano in un bel crescendo qualitativo, la conclusiva Wiedergaenger Blues offre oltre un quarto d’ora di musica che va toccare anche l’ambient,  fatta di solenni aperture tastieristiche che ben si amalgamano con qualche asprezza senza che, appunto, il tutto appaia mai farraginoso o forzato.
Discrete sono le più brevi Liebster e la title track, ma in definitiva è proprio nell’ultimo brano che i Nocte Obducta riescono con successo a riavvolgere il nastro creativo, tornando ad impartire lezioni di avanguardismo estremo, ed è da lì che si spera possano ripartire con rinnovato vigore nel loro viaggio che sembra ancora ben lungi dall’interrompersi.

Tracklist:
01. Innsmouth Hotel
02. Die Kirche der wachenden Kinder
03. Trollgott
04. Totholz
05. Ein stählernes Liedt
06. Liebster
07. Wiedergaenger Blues

Line up:
Torsten – voc
Marcel – git, voc
Stefan – git, voc
Flange – key, voc
Heidig – bass
Matze – drums

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