Recensione

Il death metal è tornato a colpire, prima nell’underground con il ritorno in auge dei suoni old school, poi con i nuovi lavori dei gruppi storici, di nuovo sul campo di battaglia, spronati e convinti a fare ancora una volta la voce grossa nel genere estremo per eccellenza.

Tra i molti ritorni in questo ultimo periodo si aggiunge quello degli Obituary, nome leggendario del sound made in Florida e creatura estrema dei fratelli Tardy: la loro importanza nella lunga storia del genere è talmente palese da risultare un eufemismo, anche se dopo il periodo d’oro tra il 1989 (anno di uscita del debutto Slowly We Rot) ed il 1997 (quello di Back From The Dead), il gruppo ha avuto un calo fisiologico e gli album usciti negli anni 2000 hanno mantenuto una qualità elevata ma non alla’altezza dei capolavori risalenti nel decennio precedente.
Ed infatti la band americana è diventata una sorta di icona live, il classico gruppo storico che si trasforma in una macchina da guerra sul versante live (dove ovviamente non mancano i brani dei primi album) ma meno convincente nelle prove in studio anche se sempre una spanna sopra alla media.
Con questo nuovo ed omonimo album gli Obituary tornano però al sound che ha reso famose opere come The End Complete e World Demise, apici della discografia del gruppo e manifesti del death metal statunitense.
Che sia un pregio o un difetto dipende da come la si vuol guardare, perché Obituary è un opera estrema che si rivolge al passato per tornare ai fasti che competono al gruppo: John Tardy canta come una belva ferita, rabbioso come una volta, i brani sono muri di suono estremo, cadenzate marce metalliche dove si torna a solos che squarciano cieli oscuri o martellanti episodi in cui il groove incalza a livello ritmico, rendendo avvincente la mezz’ora abbondante di musica che questi signori del death metal ci hanno inaspettatamente donato.
L’opener Brave è più di quanto violento e veloce il gruppo floridiano possa suonare nel 2017, poi si abbandona la velocità per la potenza ed il groove che in Turned To Stone diventa mortale.
Un album classico che di più non si può, con Lessons In Vengeance, End It Now e Ten Thousand Ways To Die a rinverdire i fasti dei capolavori citati non a caso.

TRACKLIST
1.Brave
2.Sentence Day
3.A Lesson in Vengeance
4.End It Now
5.Kneel Before Me
6.It Lives
7.Betrayed
8.Turned to Stone
9.Straight to Hell
10.Ten Thousand Ways to Die
11.No Hope

LINE-UP
Donald Tardy – Drums
Trevor Peres – Guitars (rhythm)
John Tardy – Vocals
Terry Butler – Bass
Kenny Andrews – Guitars (lead)

http://www.facebook.com/ObituaryBand