Recensione

Qui non si parla di una band qualsiasi, qui si parla dei Rancid, la band californiana pilastro del punk rock, probabilmente la realtà più grande della scena punk da più di 25 anni a questa parte.

In tutti questi anni abbiamo imparato a conoscerli e, come ben sappiamo, i Rancid non amano i cambiamenti. Certo, la band ha sperimentato molto, andando dal punk rock allo ska, dallo street punk all’hardcore, ma si trattava solo di brani sporadici, uno o due per album, e alla fine lo stile era quello. Infatti, Trouble Maker presenta esattamente le caratteristiche dei suoi predecessori: ritmiche rapide, basso esplosivo e ritornelli vivaci. Tuttavia, nonostante il sound sia sempre quello, c’è qualcosa che fa sì che la grinta e l’energia che trovavamo in album come Indestructible e …And Out Come The Wolves sia qualcosa di assente e ormai lontano.
Anche in Trouble Maker non mancano le solite sperimentazioni e si presenta comunque come un album molto variegato: è deducibile che la band voglia “tornare alle origini”, ma senza farsi mancare nulla. L’album si apre con una traccia (Track Fast) sì di breve durata ma anche molto potente, che quasi richiama l’hardcore. Vi è inoltre una canzone (Telegraph Avenue) che, come già ha detto qualcuno, cerca di unire ritmiche da ballata folk ai ritornelli in puro stile punk. Le altre tracce invece sono puramente punk rock stile Rancid, anche se meno potenti di brani ineguagliabili come “Hyena”.
La verità è che Trouble Maker non contiene brani “fatti male” o non validi, solo che non ne contiene nemmeno altri che possano dimostrare la crescita e la maturazione dei Rancid dopo i loro tanti anni di carriera. Una band finita? Forse, o forse no. Difficile dirlo. Ci sono troppe cose negative in questo album. Le tracce sono molte, è vero, ma quasi nessuna supera i due minuti e forse sono solo le prime tre che entusiasmano davvero. Non si sa se la carriera dei Rancid sia agli sgoccioli o la band abbia ancora tanto da dire, fatto sta che i loro vecchi fan sarebbero più che contenti di un “finale col botto”.
Trouble Maker resta comunque un album di buon livello, che piacerà ai nuovi fan della band ma che deluderà (non troppo) i vecchi. La band californiana ha sbagliato davvero poche volte nella sua carriera, perciò sicuramente i loro futuri lavori faranno sì (speriamo) che Trouble Maker diventi solo un ricordo.

Tracklist
1) Track Fast
2) Ghost of a Chance
3) Telegraph Avenue
4) An Intimate Close Up of a Street Punk Trouble Maker
5) Where I’m Going
6) Buddy
7) Farewell Lola Blue
8) All American Neighborhood
9) Bovver Rock and Roll
10) Make It Out Alive
11) Molly Make Up Your Mind
12) I Got Them Blues Again
13) Beauty of the Pool Hall
14) Say Goodbye to Our Heroes
15) I Kept a Promise
16) Cold Cold Blood
17) This Is Not the End
18) We Arrived Right on Time
19) Go On Rise Up

Line-up
Tim Armstrong – Vocals & Guitars
Lars Frederiksen – Vocals & Guitars
Matt Freeman – Bass
Branden Steineckert – Drums

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