Ace Frehley – Spaceman

Spaceman è un album bellissimo, una raccolta di brani che, per chi ama il rock a stelle e strisce, diventa imperdibile, in quanto scritto e suonato da quello che è di diritto uno dei personaggi più amati del mondo patinato del rock’n’roll.

Lo Spaceman è tornato sulla terra e questa volta ha intitolato il nuovo album proprio come il personaggio che gli ha dato l’immortalità artistica nel gruppo mascherato più famoso del mondo.

Ace Frehley torna dopo quattro anni dall’ultimo album di inediti (Space Invaders), con l’amico Gene Simmons non solo suggeritore del titolo che risulta un tributo al leggendario chitarrista, ma co-autore e bassista in due brani, Your Wish Is My Command e Without You I’m Nothing.
Ovviamente l’album ripercorre quelle comete già visitate da Ace nel suo disco solista del 1978, quello che portava il suo nome ed il suo volto mascherato cosi come quelli degli altri tre baci, risultando il migliore dei quattro.
Ma veniamo a questa nuova, spettacolare e travolgente prova intitolata Spaceman e composta da otto brani inediti più la cover di I Wanna Go Back di Eddie Money.
L’album è una sorta di autobiografia del chitarrista americano, il quale racconta degli inizi nel mondo del rock con Bronx Boy, i tour con i Kiss in Rockin’ With The Boys, e i suoi amori (tanti) ed una vita spesa in quel rock’n’roll style tanto amato dalle generazioni di rockers che si sono date il cambio in tuti questi decenni.
E di rock e delle sue tante storie lo Spaceman è cantore, in questa raccolta di brani che, anche se si posizionano nel mondo Kiss, aprono come sempre a tutte le maggiori influenze dell’artista americano, da Elvis a Chuck Berry e, perché no, fino ai Beatles.
Spaceman è un album bellissimo, una raccolta di brani che, per chi ama il rock a stelle e strisce, diventa imperdibile, in quanto scritto e suonato da quello che è di diritto uno dei personaggi più amati del mondo patinato del rock’n’roll.

Tracklist
1. Without You I’m Nothing
2. Rockin’ With The Boys
3. Your Wish Is My Command
4. Bronx Boy
5. Pursuit Of Rock N’ Roll
6. I Wanna Go Back
7. Mission To Mars
8. Off My Back
9. Quantum Flux

ACE FEHLEY – Facebook

Crystavox – Crystavox/The Bottom Line Remastered

La Roxx Records, label statunitense specializzata in Christian metal/rock licenzia le versioni rimasterizzate dei due album dei Crystavox, band cristiana attiva nei primi anni novanta.

Si torna a parlare di christian metal sulle pagine della nostra webzine, grazie alla sempre attiva Roxx Records, label americana specializzata nel genere sia per quanto riguarda le molte ristampe di album storici che le nuove proposte.

Il metal cristiano abbraccia praticamente tutti i generi del metal e del rock, ma è indubbio che le band più conosciute siano quelle che glorificavano il signore tramite un rock roccioso, tra heavy metal e hard rock ottantiano.
I melodic rockers Crystavox, con base a San Diego sono il perfetto esempio di band cristiana dal sound vicino all’hair metal californiano: il loro esordio risale al 1990 con l’album omonimo al quale diedero seguito due anni dopo con The Bottom Line.
La band, composta da Adam Lee Kemp alla voce, Lorn Holmquist alla chitarra e tastiere, Tony Lopez alla chitarra e Fred Helm alla batteria, arrivò sul mercato in tempi in cui il genere perse popolarità, ma i due lavori in questione meritano di essere rivalutati in quanto (specialmente il debutto) non hanno nulla da invidiare a quelli delle icone losangeline del metal patinato tanto di moda nel Sunset.
Ovviamente testi e approccio erano sicuramente diversi, ma la musica lasciava trasparire un buon tiro rock’n’roll in brani come Sacrifice, Home Again e It’s All Right da Crystavox e Break Down the Wall o Snake In The Grass dal secondo lavoro.
La Roxx Records licenzia i due album nella versione rimasterizzata con l’aggiunta di alcune bonus, un buon motivo per fare la conoscenza con i Crystavox e la loro versione della parola di Dio in musica.

Tracklist
1. Sacrifice
2. Power Games
3. Wear It Out
4. Turn It On
5. Home Again
6. All The Way
7. It’s All Right
8. All Around The World
9. Never Give In
10. Tough Boys
11. Home Again (Bonus Track)
12. Power Games (Bonus Track)

The Bottom Line :
1 The Big Picture
2 Break Down The Wall
3 Rise Up
4 Snakes In The Grass
5 Stick To Your Guns
6 Paradise
7 Cry Out
8 Shame
9 Rockin’ A Hard Place
10 No Boundaries
11 Stick To Your Guns (Bonus Track)
12 No Boundaries (Bonus Track)

Line-up
Adam Lee Kemp – Vocals
Lorn Holmquist – Guitar, Keyboard
Tony Lopez – Guitar
Fred Helm – Drums

CRYSTAVOX – Facebook

Wyatt Earp – Wyatt Earp

Un ottimo disco che profuma di antico, di hard pomp inglese settantiano per la precisione, calato nel nostro tempo in forma aggiornata ed impeccabile.

Provenienti da Verona, i Wyatt Earp sono all’esordio su compact.

Il nome del quintetto – composto da Leonardo Baltieri alla voce, Matteo Finato alla chitarra, Fabio Pasquali al basso, Silvio Bissa alla batteria e Flavio Martini alle tastiere – viene da quello del famoso sceriffo e cacciatore di bisonti del selvaggio West. Non si tratta però di una band southern, ma di cinque musicisti, insieme dal 2013, innamorati della storica lezione dell’hard anni Settanta e del pomp rock (Deep Purple, Uriah Heep, Kansas e Grand Funk Railroad). Una tradizione che il gruppo scaligero ripensa in chiave personale, realizzando un debutto che suona molto fresco e con ottime idee, per nulla schiavo del passato, ma capace semmai di confermarne oggi la forza espressiva e meta-temporale attraverso sei tracce che ci lasciano ben sperare in vista del futuro. Da ascoltare, in particolare, Ashes e Back From Afterworld, ma tutte le songs si attestano su un ottimo livello globale. La strada per diventare i nuovi Vanadium è quella giusta.

Tracklist
1- Dead End Road
2- Ashes
3- Live On
4- With Hindsight
5- Back From Afterworld
6- Gran Torino

Line-up
Leonardo Baltieri – voce
Matteo Finato – chitarra
Fabio Pasquali – basso
Silvio Bissa – batteria
Flavio Martini – tastiere

WYATT EARP – Facebook

Lady Maciste – Laut

I Lady Maciste si presentano agli amanti del genere con un sound diretto e live, con chitarra e batteria a formare un muro sonoro dal piglio stoner, ma non solo.

In questi ultimi anni il rock underground tricolore può vantare di una scena stoner di notevole qualità, con una serie di gruppi che ha fornito agli ascoltatori amanti delle sonorità desertiche album convincenti e di indubbio spessore, tanto che si potrebbe pensare al nostro paese come ad una delle appendici più importanti del sound made in Sky Valley.

Arrivano a scaldare ancora di più questo rovente ottobre i Lady Maciste, duo riminese composto dai fratelli Parma, Gian Luca (chitarra e voce) e Roberto (batteria), con il loro primo lavoro, un ep dal titolo Laut composto da sei brani di stoner rock, psichedelico e bluesy.
I due ex Akemi si presentano agli amanti del genere con un sound diretto e live, chitarra e batteria a formare un muro sonoro dal piglio stoner, ma non solo: tra le trame di brani potenti come l’opener Bruto, la roboante Devil Is My Bride o la introversa Gong, troviamo echi noise e grunge, una mistura sonora che dal rock americano degli anni novanta trova la sua origine, perdendosi nel deserto e ritrovandosi tra accordi di blues sporcato dalla psychedelia e dal punk (Ted Bundy).
L’ep dà il via a questa nuova avventura tutta in famiglia, con i fratelli Parma che riescono a riempire di note rock il sound con l’aiuto di soli due strumenti, un’attitudine diventata una piacevole costante tra le nuove leve dell’alternative rock.
Se vi piace il rock uscito dagli States nell’ultimo decennio del secolo scorso (Queen Of The Stone Age, Kyuss, Sleep e primi Nirvana) Laut è assolutamente consigliato.

Tracklist
1.Bruto
2.Pink
3.Devil Is My Bride
4. Gong
5. Ted Bundy
6. Just A KId

Line-up
Gian Luca Parma – Guitars, Vocals
Roberto Parma – Drums

LADY MACISTE – Facebook

Pat Heaven – To Heaven Again

Un pezzo importante nella storia dell’hard & heavy made in Italy, ristampato su CD in formato 45 giri da collezione.

Una ristampa attesa trent’anni.

I goriziani Pat Heaven nacquero nel 1986 e si conquistarono presto un folto seguito, anche e soprattutto grazie alla attività concertistica, in Italia e non solo (suonarono anche nell’allora Jugoslavia). Una vera rarità divenne il loro unico disco, uscito in tiratura limitata per la Docam nel 1988. E a tiratura limitata è anche questa fondamentale riedizione, che esce grazie alla Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa. Il quintetto era composto da Massimo Deviter (alla voce), Roberto Gattolin (alla chitarra), Luca Collovati (al basso), Gianandrea Garancini (batteria) e Dario Trevisan (alle tastiere). Il loro era un ottimo hard rock, sulla scia di Deep Purple e Rainbow e, quindi, giocato sull’interplay chitarra-tastiere, tra parti rocciose e melodie accattivanti, figlio della grande tradizione inglese degli anni Settanta e dei primi Ottanta. All’epoca non furono in moltissimi a poterlo apprezzare, il che rende questa benemerita ristampa ancora più interessante, testimonianza di quanto ricca e florida fosse la scena hard & heavy nostrana lungo gli Eighties. Un disco che non potrà non incontrare, pertanto, i favori di tutti coloro che amano senza riserve l’hard rock più puro e classico. Possiamo così riscoprire un’altra grande voce italiana del passato. Quel passato che, come diceva William Faulkner, non passa mai. Giustamente e per fortuna, aggiungiamo noi non senza una grande gioia. Dedicato al tastierista del gruppo, Dario Trevisan, da poco scomparso.

Tracklist
1 Runnin’ Alone
2 The Rush of the Thunder
3 Loneliness of Rock
4 Zero
5 Don’t You Know
6 Never Cry
7 Hope For a Man
8 The Rush of the Thunder (reprise)
9 The Second
10 Here Is My Love
11 Hey You
12 Reach Me Now
13 Doctor Doctor
14 Break in the Cages
15 Mistreated

Line-up
Massimo Deviter – voce
Roberto Gattolin – chitarra
Luca Collovati – basso
Gianandrea Garancini – batteria
Dario Trevisan – tastiere

PAT HEAVEN – Facebook

GTO – Super

Super si rivela un buon lavoro, qualcosa di diverso ed intrigante, divertente e nostalgico, irriverente e ribelle come il rock e chi lo vive.

Tornano per festeggiare i venticinque anni di carriera gli umbri folk/rockers GTO con il sesto album di una discografia iniziata nel 2000 con l’album The Best Of e proseguita fino al 2013, anno di uscita dell’ultimo lavoro intitolato Little Italy.

Licenziato dalla Music Force, questo Super prende il titolo dal carburante che anima il motore del vecchio furgone che li porta in giro per i palchi dello stivale a suonare il loro rock ‘n’roll energico ed intriso di armonie folk, che potrebbero essere sicuramente definite alternative, usando un aggettivo ormai abusato nel rock, ma che riveste a mio parere un ruolo importante nell’economia del sound dei nostri.
Il sound è ispirato agli anni cinquanta, con una vena rockabilly capace di scuotere le membra dei ragazzi sui litorali adriatici, abbinato ad una vena folk rock e dunque a quel tocco alternativo che rende la proposta del quintetto umbro tremendamente attuale.
Si parte quindi per viaggiare con questa Gran Turismo Omologata, bolide ad alta velocità sulle strade del rock, tra l’ Umbria, l’ Emilia ed un passo tra Londra e gli States, con questi tredici brani tra i quali troviamo energiche semiballad e canzoni rock’n’ roll dal piglio giusto per coinvolgere che nei propri ascolti abbina la tradizione con le tendenze più moderne.
Super risulta così un buon lavoro, qualcosa di diverso ed intrigante, divertente e nostalgico, irriverente e ribelle come il rock e chi lo vive.

Tracklist
1.I re della riviera
2.1970 Hostel
3.La Rambla
4.L’amore è una scelta
5.Di notte sabato alle 3
6.La strada è liberazione
7.Destination anywhere
8.Dove ho sbagliato
9.Johnny’s back summer’s back
10.Passione
11.Francis
12.Ma maladie
13.Mi parlerai di te

Line-up
Stefano Bucci – Voce
Romano Novelli – Chitarra, mandola, armonica, cori
Luigi Bastianoni – chitarra, fisarmonica, cori
Giampiero Passeri – basso
Alessandro Bucci – batteria

GTO – Facebook

VV.AA. – Demolition Derby

Lo split della Retro Vox Records di Parma è un gran bel Demolition Derby nel quale, per una volta, in una gara di questo tipo non c’è un vincitore se non il suono che questi gruppo esprimono e che da troppi anni è stato messo in panchina perché non di moda, mentre invece grazie a band come queste può dare ancora enorme soddisfazione all’ascoltatore.

Split su vinile dieci pollici con due tracce a testa per quattro band, gli italiani King Mastino e Black Gremlins, e dalla Svezia “Demons” e Scumbag Millionaire.

Il disco è stato concepito e realizzato dalla Retro Vox Records. Il disco è venuto bene e mostra quattro sfaccettature diverse del punk rock. Innanzitutto i gruppi lo fanno in una maniera molto virata verso il rock and roll ad alto numero di ottani, alla maniera di Hellacopters ed affini, in un maniera che purtroppo si è andata a perdere negli ultimi tempi.
Aprono le danze gli svedesi Scumbag Millionaire nati nel 2014 e che esordiranno a breve per la Suburban Records con il loro debutto che, se si rivelerà all’altezza come i due pezzi qui presenti, entrerà nella scia della bellissima scena hard rock punk scandinava degli anni novanta visto che anche qui troviamo tanta melodia e chitarre che viaggiano veloci. A ruota degli svedesi arrivano gli interessantissimi parmigiani Black Gremlins, che annoverano musicisti da band come i Caronte, gli Shinin’ Shade e i Calendula. Il loro punk rock è molto veloce e tirato, sporco e di gran classe, di quella genia che parte dai Motörhead per arrivare fino ai giorni nostri, sudore e voglia di suonare a tutto volume. I parmigiani hanno già prodotto due dischi per la Retro Vox Records e sono un gruppo davvero molto interessante ed appagante. Continuano lo split le due canzoni dei King Mastino, band spezzina nata nel 2007 in una terra dove i Manges e i Pea Wees hanno fatto la storia del genere. Anche loro sono molto influenzati dalla scena scandinava, hanno grandi melodie ed un tiro micidiale e molto coinvolgente. Chiudono il Demolition Derby gli svedesi “Demons” che anche nel 1995 facevano parte dell’originale scena svedese del rock and punk, e si sente, grazie a quel suono che fece innamorare tante persone un po’ di anni fa, dimostrando d’essere ancora in forma nonostante siano stati fermi per qualche anno. Lo split della Retro Vox Records di Parma è un gran bel Demolition Derby nel quale, per una volta, in una gara di questo tipo non c’è un vincitore se non il suono che questi gruppo esprimono e che da troppi anni è stato messo in panchina perché non di moda, mentre invece grazie a band come queste può dare ancora enorme soddisfazione all’ascoltatore.

Tracklist
1.Time After Time – Scumbag Millionaire
2.Ride It Out – Scumbag Millionaire
3.Alpha People – Black Gremlin
4.Turn Your Head Around – Black Gremlin
5.Cheap Souls For Nothing – King Mastino
6.Another Kind Of Love – King Mastino
7.Hemisexual – “Demons”
8.Amen – “Demons ”

Line-up
Scumbag Millionaire are:

Brickan Nilsson – Bass guitar, Max Fiasko – Guitar and Vocals, Adde – Drums, Dr. Weber – Guitar.
“Ride it out” and “Time after time” written and performed by Scumbag Millionaire.
Recorded and mixed by Micke Nilsson. Produced by Micke Nilsson and Scumbag Millionaire.

Black Gremlin are:

Cobra ChristôFory – Vocals and Guitar, Simple Matt – Drums, Mek Spazio – Guitar and Vocals, Narco Maynard – Bass guitar and Vocals.
“Alpha people” written by Black gremlin. “Turn your head around” written by Algy Ward/Mark Brabbs/Peter Brabbs , originally performed by Tank.
Recorded and Mixed by Gregory Manzo at Big Pine Creek Studio , Parma.

King Mastino are:

Alessio – Guitars and vocals, Massi – Bass guitar and Backing vocals, Holly -guitars, Jimmy – drums.
“Cheap souls for nothing” and “Another kind of love” written and performed by King Mastino Organ&Piano played by Manuel Apice.
Mixed and recorded at Bulls Recordz Studio by Davide Gallo

“DEMONS” are:

Matt – guitar and vocals, Micke – drums, Tomo – bass and backing vocals.
“Hemisexual” written by M. Carlsson. “Amen” written by Ahlgren/Lång/Klemensberger/Wawrzeniuk ,originally performed by The Robots.
Special appearance from Odd d’Cologne on “Amen”.

RETRO VOX RECORDS – Facebook

Ink – Whispers Of Calliope

Gli Ink danno alle stampe, tramite la Wormholedeath, questo bellissimo album di cover degli artisti che più hanno ispirato la loro musica, in una versione personalissima e molto sentita.

Poesia in musica, magari già scritta da altri e solo riproposta ma sempre di poesia si tratta.

Gli Ink danno alle stampe, tramite la Wormholedeath, questo bellissimo album di cover degli artisti che più hanno ispirato la loro musica, in una versione personalissima e molto sentita.
Ne escono undici perle trovate nell’universo musicale attraverso due decenni, gli anni ottanta e i novanta, raccolti in questo carillon che all’apertura, come d’incanto, sprigiona introversa e drammatica musica rock.
Gli Ink hanno fatto un gran lavoro, adattando canzoni lontane tra loro e trasformandole a piacimento così da formare una tracklist che rasenta la perfezione, omogenea e ottimamente calata nel sound semi acustico di Whispers Of Calliope.
Come rappresentato in copertina non ci resta che farci chiudere gli occhi da Chris Tsantalis e compagni e lasciarci trasportare tra le note semiacustiche, a tratti supportate da una base elettronica, di Sober, brano d’apertura e capolavoro dei Tool.
Un’interpretazione spettacolare per il singer greco è quella che possiamo ascoltare nella successiva In A Manner Of Speaking, splendida canzone dei Tuxedomoon, così come nella famosa Rebell Yell di Billy Idol, due dei brani più sentiti e riusciti di questa raccolta.
Gli Ink trovano la formula per rendere magica l’atmosfera di Whispers Of Calliope, cercando nel sound dei The Tea Party e del Chris Cornell solista il segreto per un’interpretazione magistrale, con il secondo e mai dimenticato artista americano tributato con la magnifica Hunger Strike, dall’unico capolavoro dei Temple Of The Dog.
Vi sembrerà alquanto strano trovare un voto così alto per un album di cover, ma garantisco che Whispers Of Calliope è quanto di più emozionante abbia ascoltato negli ultimi tempi per quanto riguarda il genere.

Tracklist
1.Sober
2.In a Manner of Speaking
3.First We Take Manhattan
4.Rebel Yell
5.Like The Way I Do
6.Hurt
7.Disarm
8.Knife Party
9.Never Tear Us Apart
10.Come Live With Me
11.Hunger Strike

Line-up
Chris Tsantalis – Vocals
Kostas Apostolopoulos – Guitars
Stavros – Tsantalis – Drums
Kostas Ketseris – Bass

INK – Facebook

Cage – Images

Images rappresenta il ritorno dei toscani Cage con una nuova line up ed un sound che sposa il progressive rock con la new wave ed il pop.

I toscani Cage possono sicuramente essere considerati dei veterani della scena progressive rock tricolore, essendo attivi dalla prima metà degli anni novanta, con il debutto The Feeble Minded Man datato 1994 e poi, tra gli altri, con gli ultimi due album per la storica label francese Musea Records: 87/94 del 2002 e Secret Passage, uscito nel 2007 e rimasto fino ad oggi il loro ultimo lavoro.

Undici anni sono passati prima che i due membri storici Andrea Mignani e Andrea Griselli, con l’aiuto dei nuovi arrivati Leonardo Rossi al basso, Damiano Tacchini pianoforte e tastiere, Diletta Manuel al microfono e Giulia Curti alle percussioni e seconda voce, tornassero con il nuovo album Images, allontanandosi dal progressive per sposare sonorità rock sempre eleganti e raffinate ma più dirette, lasciando alle tastiere il compito di tirare le fila con il passato (Julia Dream) e portando il proprio sound verso un rock ispirato dalla new wave, con più di un accenno a suoni alternative (il singolo Flow Of Time).
Il resto dell’album, iniziando dal brano che porta il nome del gruppo, si assesta su un rock che supporta le voci dal timbro pop delle due muse al microfono, alternando impennate elettriche e raffinate trame che scivolano su uno spartito dall’ottimo appeal melodico, con le bellissime Drowning e Words, brano che risulta il più progressivo dell’intero lavoro, moderno nei suoni e spettacolare nel solo che accompagna l’album alla sua spettacolare conclusione.
Dopo così tanto tempo ci si poteva aspettare magari qualcosina in più a livello quantitativo, con sette brani per solo mezzora di musica, ma ci si può accontentare dando il benvenuto ai nuovi Cage.

Tracklist
1.Black Hole
2.Cage
3.Drowning
4.Images
5.Julia Dream
6.Flow Of Time
7.Words

Line-up
Andrea Mignani – Chitarra
Damiano Tacchini – Piano, Tastiere
Diletta Manuel – Voce
Giulia Curti – seconde voci, Percussioni
Leonardo Rossi – Basso
Andrea Griselli – Batteria

CAGE – Facebook

Simone Piva e i Viola Velluto – Il Bastardo

Un lavoro che ha l’unico difetto di durare solo ventidue minuti, ma che per contro sono sufficienti per convincere d’essere al cospetto di una band e di un artista dal sound personale.

Ancora rock made in Italy, e per rock non intendiamo le ormai collaudate e lagnose atmosfere indie, care ai giovinastri intellettuali, ma quello ruvido, verace, sporco e … bastardo.

Atmosfere che si rifanno al mondo del western, reggae e rock valorizzato da fiati, contrabbasso, tasti d’avorio per un lavoro che ha l’unico difetto di durare solo ventidue minuti, ma che per contro sono sufficienti per convincere d’essere al cospetto di una band e di un artista dal sound personale.
Simone Piva e i Viola Velluto arrivano tramite Tosk Records/Music Force al quinto album di una carriera iniziata nel 2009 con Trattato Postumo Di Una Sbornia e proseguita con Ci Vuole Fegato Per Vivere, uscito nel 2011, Polaroid … di Una Vecchia Modernità del 2013 e SP&iVV Simone Piva e I Viola Velluto, licenziato nel 2015.
E’ venuto il tempo che Simone Piva si ricongiunga con i Viola Velluto (Alan Libeale alla batteria ed alle percussioni, Federico Mansutti alle trombe, Francesco Imbriaco al piano ed alle tastiere e Matteo Strazzolini alle chitarre) per dare alle stampe Il Bastardo, lavoro che conferma l’ottima reputazione che la band si è costruita in questi anni, portandoci nel mondo della frontiera mai vicino al nostro vivere come in questo caso, descritto da questa raccolta di brani che sfuggono dai generi preconfezionati per sposare sfumature rock, reggae (splendida Hello Madame) e soul, con la tromba a creare un atmosfera di magica musica senza confini come i paesaggi delle terre bruciate dal sole del west americano.
La title track, Hey Frank e la già citata Hello Madame creano un inizio d’opera convincente, ma è tutto l’album che risulta assolutamente piacevole, con Nord Est a regalare ancora ottime sensazioni, che si protraggono fono al termine di un disco senz’altro consigliato.

Tracklist
1.Il Bastardo
2.Hey Frank
3.Hello Madame
4.Quando saremo Giovani
5.Nord est
6.Far West
7.Noi

Line-up
Simone Piva – Chitarra, Voce

Alan Libeale – Batteria, percussioni
Federico Mansutti – Trombe
Francesco Imbriaco – Piano, tastiere
Matteo Strazzolini – Chitarra

SIMONE PIVA E I VIOLA VELLUTO – Facebook

Blood Of The Sun – Blood’s Thicker Than Love

I Blood Of The Sun non si lasciano attrarre troppo dalle lisergiche atmosfere desertiche, ma strappano il segreto del successo di Led Zeppelin e Deep Purple, facendo propria la lezione e personalizzandola con un’overdose di rock ‘n’ roll straordinariamente vintage, assolutamente irriverente e devoto al sound settantiano.

Danno letteralmente spettacolo i Blood Of The Sun, sestetto americano che, infilato a forza nel calderone stoner rock, si dimostra una straordinaria hard rock/blues band rifilando in questo ultimo lavoro una serie di sei lunghi brani che definire irresistibili è un eufemismo, almeno per chi ama questo tipo di sonorità.

I Blood Of The Sun non si lasciano attrarre troppo dalle lisergiche atmosfere desertiche, ma strappano il segreto del successo di Led Zeppelin e Deep Purple, facendo propria la lezione e personalizzandola con un’overdose di rock ‘n’ roll straordinariamente vintage, assolutamente irriverente e devoto al sound settantiano.
Non ci sono momenti di stanca in questa raccolta di brani dalla potenza rock di un carro armato impazzito, con le tastiere che dettano tempi, creando tappeti atmosferici potenziati dai riff e da ritmiche sferzanti che, ad ogni passaggio, soffocano chi osa ribellarsi al potere del rock.
Keep The Lemmy’s Coming è l’opener, un biglietto da visita diretto come una serie di pugni in pieno volto, My Time non lascia spazio, si trattiene il fiato e si corre su autostrade sulle quali gli autovelox vengono bruciati, prima che Air Rises As You Drown si impossessi delle nostre anime in un rincorrersi tra chitarre e tastiere, e Staned Glass Window si presenti come un blues sporco di sabbia e whiskey.
Blood Of The Road è un blues rock che, in un crescendo di atmosfere desertiche ed on the road, ricorda gli Steppenwolf, in una jam tremendamente coinvolgente e con le tastiere di Dave Gryder vere mattatrici di questo bellissimo lavoro.
Irresistibile e benedetto dal rock’n’roll, Blood’s Thicker Than Love è uno dei lavori più belli dell’ultimo periodo per quanto riguarda i suoni vintage.

Tracklist
1.Keep The Lemmys Comin’
2.My Time
3.Livin’ For The Night
4.Air Rises As You Drown
5.Staned Glass Window
6.Blood Of The Road

Line-up
Henry Vasquez – Drums, vocals
Dave Gryder – Keyboards
Wyatt Burton – Guitar
Alex Johnson – Guitar, vocals
Roger “Kip” Yma – Bass
Sean Vargas – Vocals

BLOOD OF THE SUN – Facebook

Giuseppe Calini – Verso L’Alabama

Verso L’Alabama è un piacevole viaggio verso le strade del rock impolverate dalla sabbia del deserto, magari non proprio sul caldo asfalto della Route 66, ma tra le colline e le valli del centro Italia.

Rock targato Italia o Stati Uniti, dipende dai punti di vista, fatto sta che Verso L’Alabama, nuovo album del musicista Giuseppe Calini, risulta un piacevole viaggio verso le strade del rock impolverate dalla sabbia del deserto, magari non proprio sul caldo asfalto della Route 66, ma tra le colline e le valli del centro Italia.

Calini prova a farci sognare l’America: a tratti ci riesce, in altri frangenti lascia che il rock da classifica, che da anni spadroneggia nelle radio della penisola, si riprenda il comando di uno spartito con gli angoli bruciati dal sole e dal calore delle marmitte di vecchie Harley, con troppi chilometri a far faticare pistoni e cilindri.
Verso L’Alabama è il diciassettesimo album del rocker di Legnano, un numero davvero importante per un musicista che si è sempre mosso in un mondo nel quale i soliti nomi non hanno mai lasciato troppo spazio a rocker veri, duri e puri come lui.
L’album è una raccolta di brani che alternano, dunque, ruvido rock’n’roll valorizzato da atmosfere che sicuramente possiamo definire southern, a episodi i più leggeri, ma pur sempre sporcati dall’attitudine di Calini, rocker d’annata, dal tocco hard sulla chitarra e la voce che tradisce una vita spesa sui palchi a suonare.
Le ballate infrangono la dura scorza di noi uomini duri e i brani raccontano storie mentre la chitarra graffia, i riff si fanno spessi e la frontiera è sempre più vicina, simbolo di una libertà ormai dono per pochi.
L’opener Il Rock Degli Anni 70, la title track, Sangue Nervoso, Io Sono Il Tuo Capitano e la conclusiva Rock’n’roll sono le canzoni migliori di questo lavoro piacevole, per chi, dopo tanto metal, sente il bisogno di un po’ di sano e sanguigno rock classico.

Tracklist
1.Il Rock Degli Anni 70
2.Take It Easy
3.Mettimi Di Buon Umore
4.Una Lunga Strada Da Casa
5.Il Sogno Non C’è
6.Tu Sei Qui
7.Verso L’alabama
8.Marco E Marina
9.Ho Finito Le Cartucce
10.Io Sarò Con Te
11.Un Altro Giorno Perfetto
12.Sangue Nervoso
13.Quando Gira Male
14.Io Sono Il Tuo Capitano
15.Peter Pan
16.Rock’n’roll

Line-up
Giuseppe Calini – voce, chitarra, batteria, basso

Guests:
Matt Laugh
Simone Sello
Johnny Tad
Leonardo di Bernardini

GIUSEPPE CALINI – Facebook

Louna – The Best Of

Trattandosi di una raccolta, i brani mantengono una buona qualità media, rivelandosi melodici e ruvidi il giusto per non apparire troppo pop.

La Sliptrick Records ci presenta un’altra alternative band proveniente dalla Russia: dopo i Nookie, progetto solista della singer Daria Stavrovich, è la volta dei Louna, anch’essi capitanati da una giovane cantante, Lousine Gevorkian.

The Best Of è una raccolta dei migliori brani che andavano a comporre i tre lavori usciti a nome Louna: Сделай громче! (Let’s Get Louder!) il debutto del 2010, Время Х (Time Of The X), licenziato un paio di anni dopo, e Behind The Mask, ultimo urlo alternative del 2013.
Molto conosciuti nel loro paese, i Louna in questi anni hanno raggiunto una buona popolarità, presenti a molti festival in terra russa, con apparizioni anche negli Stati Uniti.
Il sound del quintetto non si discosta molto dall’hard rock moderno di estrazione statunitense, un classico se si suona alternative: molto meno originale e più commerciale di quello dei Nookie, l’album riesce a convincere per un appeal elevato e sicuramente più indirizzato alle radio.
Lineare è forse la parola più adatta per descrivere la musica dei Louna, belle canzoni con qualche sfuriata metal, ma in generale adagiata su un innocuo alternative rock da classifica, appunto piacevole ma nulla più.
Ovviamente, trattandosi di una raccolta, i brani mantengono una buona qualità media, rivelandosi melodici e ruvidi il giusto per non apparire troppo pop: cantati in lingua madre ma assolutamente non ostici, hanno dalla loro un’anima rock’n’roll che risulta la parte più ribelle e graffiante della musica prodotta dal gruppo di Mosca e che, affiancata a quella più pop, lascia buone sensazioni a chi si avvicina per la prima volta alla musica dei Louna.

Tracklist
01.My – eto LOUNA
02.Boytsovskiy klub
03.Vremya X
04.Biznes
05.Lyudi smotryat vverkh
06.Noch, doroga i rok
07. Shturmuya nebesa
08. S toboy |
09. Moy rok-n-roll
10. 1.9.8.4.
11.Vo mne feat. Dmitriy Rishko
12. Mama
13.Doroga boytsa
14.Sdelay gromche! | Bonus tracks:
15.Svoboda |
16.Put k sebe (acoustic)

Line-up
Lousine Gevorkian – Vocals
Vitaly Demidenko – Bass
Rouben Kazariyan – Guitar
Sergey Ponkratiev – Guitar
Leonid “Pilot” Kinzbursky – Drums

LOUNA – Facebook

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Electric Boys – The Ghost Ward Diaries

The Ghost Ward Diaries è un robusto e sano disco di hard rock, con buone melodie e molte canzoni che potrebbero essere tranquillamente dei singoli e, soprattutto, un disco molto divertente e ben fatto.

Gli svedesi Electric Boys sono un gruppo di hard rock, con forti radici negli anni sessanta e settanta, in giro dal lontano 1988 per separarsi nel 1994 e, quindi, riformarsi nel 2009 per riproporsi ancora molto validi come testimonia questo buona ultima uscita.

Il loro giardino è l’hard rock tendente al glam, più classico rispetto agli Hanoi Rocks con i quali condividono il chitarrista e cantante Conny Bloom e il bassista Andy Christell. In mezzo a tutto ciò i nostri non hanno perso l’attitudine hard rock e, anzi, con l’avanzare degli anni migliorano, anche se il music business è cambiato moltissimo dai tempi del loro debutto Funk-O-Metal Carpet Ride, prodotto dal celeberrimo Bob Rock, che arrivò al numero venti di Billboard e fu in heavy rotation su Mtv. Molte cose sono cambiate, ma non la qualità e la passione del combo svedese, che anche grazie ad una buona produzione produce un album che soddisferà anche i palati più fini dell’hard rock. I testi possiedono anche una discreta dose di ironia, il che rende il tutto ancora più piacevole, così come il ricorso assai gradevole alle voci e cori femminili, il tutto sempre in maniera credibile. Gli svedesi sono anche piacevoli dal vivo, come possono testimoniare i passeggeri della crociera Monsters O f Rocks, a cui i nostri hanno preso parte nel 2017, riscuotendo un ottimo successo. The Ghost Ward Diaries è un robusto e sano disco di hard rock, con buone melodie e molte canzoni che potrebbero essere tranquillamente dei singoli e, soprattutto, un disco molto divertente e ben fatto. L’hard rock di qualità è un genere che non morirà mai grazie a gruppi come gli Electric Boys.

Tracklist
01. Hangover In Hannover
02. There She Goes Again
03. You Spark My Heart
04. Love Is A Funny Feeling
05. Gone Gone Gone
06. Swampmotofrog
07. First The Money, Then The Honey
08. Rich Man, Poor Man
09. Knocked Out By Tyson
10. One Of The Fallen Angels

Line-up
Conny Bloom – Guitaris, Vocals
Andy Christell- Bassist
Franco Santunione – Guitars
Niclas Sigevall – Drums
Jolle Atlagic – Drums

ELECTRIC BOYS – Facebook

Man With A Mission – Chasing The Horizon

Musica che passa, lascia poco o nulla di sé e scompare, tradita da chi promette senza mantenere, prodotta e creata per meravigliare e divertire, ma alla quale manca l’anima.

In Giappone il metal ed il rock hanno sempre trovato un rifugio sicuro, quando le cose (commercialmente parlando) si mettevano male, specialmente per quanto riguarda l’altalenante popolarità che ha caratterizzato in tutti questi anni il metal classico e l’hard rock.

Lo stesso si può dire del nu metal e del rock alternativo più commerciale, almeno ascoltando questo Chasing The Horizon, ultimo album dei Man With A Mission.
Nata nel 2010 e nascosta da maschere raffiguranti il lupo, la band arriva al sesto full length di una discografia composta da numerosi ep, due raccolte e una lista importante di singoli in soli otto anni.
Nu metal, elettronica da discoteca futurista e rock alternativo, vengono manipolati dal quintetto che aggiunge rap, parti techno ed una sfrontata attitudine dance per divertire i ragazzotti persi tra le luci delle sale da ballo di una Tokio hi-tech.
Quello che ne esce è un sound che nulla ha dello spirito di cui si tratta sulle pagine di MetalEyes: le note industriali sono lontane, il metal con una lente di ingrandimento lo si scorge in qualche riff, all’ombra di una cascata di ritmi ballabili, stordenti, sicuramente cool, ma che non si avvicinano a toccare la benché minima corda emozionale.
Musica che passa, lascia poco o nulla di sé e scompare, tradita da chi promette senza mantenere, prodotta e creata per meravigliare e divertire, ma alla quale manca l’anima.
Quattordici brani per quasi un’ora di musica, confezionata perfettamente per i minori di quattordici anni e nulla più: il rock violentato da scariche elettroniche, pericoloso ed estremo, nato nei sobborghi delle metropoli o figlio della musica elettronica degli anni ottanta, non è contemplato da questi lupacchiotti dagli occhi a mandorla, passiamo oltre.

Tracklist
1.2045
2.Broken People
3.Winding Road
4.Hey Now
5.Please Forgive Me
6.Take Me Under
7.Freak It!Featuring – 東京スカパラダイスオーケストラ*
8.Break The Contradiction
9.My Hero
10.Dead End In Tokyo
11.Chasing The Horizon
12.Find You
13.Dog Days
14.Sleepwalkers

Line-up
Tokyo Tanaka – Vocal
Jean-Ken Johnny – Guitar, Vocal, Rap
Kamikaze Boy -Bass, Chorus
Spear Rib – Drums
DJ Santa Monica – Djs, Sampling

MAN WITH A MISSION – Facebook

Hence – Hence

Licenziato dalla Volcano Records, questo omonimo ep di debutto si compone di cinque brani che si rifanno ai generi descritti, con quel tocco attuale che si traduce in una potenza controllata lasciata libera di esprimersi in un contesto indie rock raffinato.

Il mondo del rock alternativo è più vasto di quello che si può credere superficialmente, essendo capace di superare confini musicali all’apparenza irraggiungibili.

Dal rock duro al crossover, dall’indie al noise, passando dal post dark e dalla new wave, per non dimenticare le ultime tendenze progressive, il rock ha molte strade per esprimersi, ed una di queste porta nella provincia di Reggio Emilia da dove provengono gli Hence.
Attivo prima come Wheresmyplanet, il trio composto da Francesco Giro (batteria), Filippo Bonacini (chitarra) e Matteo Iotti (basso) ha unito le forze con il tastierista Edoardo Vandelli creando questa nuova realtà musicale che si muove nel mondo del rock alternativo con il passo elegante del post rock e della new wave.
Licenziato dalla Volcano Records, questo omonimo ep di debutto si compone di cinque brani che si rifanno ai generi descritti, con quel tocco attuale che si traduce in una potenza controllata lasciata libera di esprimersi in un contesto indie rock raffinato.
Seguendo le note alternative, a tratti liquide e sfumate di elettronica che compongono piacevoli brani come Castaway, l’indie rock dell’opener From a Star to AnotherOne o della conclusiva Untitled, ci si ritrova nel mondo colorato di tenui colori rock del gruppo emiliano, in parte graffiato da chitarre più robuste, o valorizzato dal pop/rock del gioiellino Letters From The End Of The World, brano emozionante nel suo crescendo emotivo nel quale non viene smarrita un’oncia dell’innata eleganza compositiva degli Hence, gruppo decisamente consigliato agli amanti dei suoni indie rock ed alternativi.

Tracklist
Edoardo Vandelli – Keyboards, Synth, Lead Vocals
Filippo Bonacini – Guitar, Backing Vocals
Matteo Iotti – Bass Guitar, Backing Vocals
Francesco Giro – Drums, Pads

Line-up
1.From a Star to AnotherOne
2.I’ve Been Looking Inside of Me
3.Letters from the End of the World
4.Castaway
5.Untitled

HENCE – Facebook

Hardcore Superstar – You Can’t Kill My Rock’N Roll

You Can’t Kill My Rock’N Roll si mantiene su livelli consoni alla fama del gruppo, arrivando alla fine senza intoppi e con una manciata di canzoni, quindi i fans del gruppo possono dormire sonni tranquilli, almeno finché il tasto play non darà nuovamente fuoco alla miccia del rock’n’roll targata Hardcore Superstar.

Turbonegro, The Hellacopters, Gluecifer, Backyard Babies e Hardcore Superstar sono solo le più importanti e seguite band, in arrivo dalla Scandinavia, che presero a spallate il mercato discografico tra la fine degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio a suon di rock’n’roll irriverente, esagerato, ribelle ed assolutamente travolgente.

Come sempre succede nel mondo del rock, finita la scorpacciata, andò scemando l’entusiasmo per questa nuova ondata di band che, ognuna con il proprio stile, tornava a battere le strade sporche che videro diversi anni prima gli Hanoi Rocks quali sovrani incontrastati,.
Ne è passato di tempo da quando gli Hardcore Superstar irruppero sul mercato con Bad Snakers And A Pina Colada, seguito dall’ottimo Thank You (For Letting Us Be Ourselves): un ventennio circa ed altri otto album, nove con questo dinamitardo lavoro intitolato You Can’t Kill My Rock’N Roll.
Ovvio che l’entusiasmo dei primi anni del millennio abbia lasciato al mestiere e all’esperienza il comando delle operazioni: la band di Goteborg risulta comunque una garanzia di divertimento, anche se nel corso della carriera qualche passo falso c’è stato.
Per i fans del gruppo il nuovo lavoro permette di godere degli Hardcore Superstar in una delle vesti migliori degli ultimi tempi: Jocke Berg e soci sono tornati con un songwriting ottimo e per lunga parte di You Can’t Kill My Rock’N Roll si respira aria di potenziale hit ad ogni traccia.
Prodotto dal gruppo nei pressi di Goteborg e mixato a Stoccolma da Dino Medanhodzic, l’album si presenta con l’irriverente copertina dove tre suore votate al rock fumano e bevono, magari ascoltando la band, intenta a darci dentro con Electric Rider o con i riff metal delle possenti My Sanctuary e Hit Me Where It Hurts.
It’s only rock ‘n’roll, mai frase può risultare più adatta per The Others, uno dei brani più belli dell’album, e Baboon, uno dei singoli già usciti sul mercato per alzare il livello di attesa tra i fans del gruppo.
L’album, come scritto, si mantiene su livelli consoni alla fama del gruppo, arrivando alla fine senza intoppi e con una manciata di canzoni irresistibili (da citare ancora Have Mercy On Me), quindi i fans del gruppo possono dormire sonni tranquilli, almeno finché il tasto play non darà nuovamente fuoco alla miccia del rock’n’roll targata Hardcore Superstar.

Tracklist
1.ADHD
2.Electric Rider
3.My Sanctuary
4.Hit Me Where It Hurts
5.YCKMRNR
6.The Others
7.Have Mercy On Me
8.Never Carred For Snobbery
9.Baboon
10.Bring The House Down
11.Medicine Man
12.Goodbye

Line-up
Jocke Berg – Vocals
Vic Zino – Guitars
Martin Sandvick – Bass
Adde Andreasson – Drums

HARDCORE SUPERSTAR – Facebook

Mudhoney – Digital Garbage

La nuova fatica dei Mudhoney non fa tornare ai tempi del grunge, ma rende molto chiaro e vibrante che si può ancora fare musica di qualità ed altamente corrosiva.

Tornano i Mudhoney, uno dei gruppi principali dell’indie americano dei novanta ed anche dopo, e lo fanno con un disco clamoroso, che ascende nell’Olimpo della loro discografia.

Era dal 2013, anno di Vanishing Point, che i Mudhoney non facevano uscire nulla di nuovo, ed eccoli tornare, ovviamente su Sub Pop. Il disco suona come e meglio dei loro lavori migliori, è un concentrato di puro suono rock bastardo, come se il passare degli anni avesse affinato la già loro grande capacità compositiva. Inoltre questi tempi veloci ed oscuri hanno affinato la loro cattiveria, ed il disco è un po’ un punto sulla situazione dal quale non se ne esce molto bene. Con Digital Garbage i Mudhoney confermano e portano alla sublimazione ciò che hanno sempre fatto, ovvero andare oltre gli steccati nei quali si è provato a chiuderli. Nonostante siano stati uno dei gruppi principali della cosiddetta ondata grunge, essi erano già oltre all’epoca, perché il loro è un rock totalmente americano, figlio delle distorsioni e costruito su una capacità compositiva superiore a quella delle band a loro affini. Il lavoro della chitarra, della voce e della sezione ritmica rendono queste canzoni una diversa dall’altra: ci sono infiniti cambi di tonalità, di ritmo e di situazione che tengono incollato l’ascoltatore a Digital Garbage, il miglior rimedio a tanta insipidità attuale, ovvero quella musica di maniera magari bella e ben prodotta, ma che non ha nulla al suo interno. Qui si balla e si sbatte la testa contro il muro ridendo, c’è cattiveria e sostanza, una certa urgenza punk che i Mudhoney hanno sempre avuto, da osservatori distaccati e tristemente divertiti da ciò che vedono. La nuova fatica dei Mudhoney non fa tornare ai tempi del grunge, ma rende molto chiaro e vibrante che si può ancora fare musica di qualità ed altamente corrosiva, perché grida fotti il tuo Gesù in una canzone clamorosa come 21 St Century Pharisees: è un qualcosa che sveglia come un pugno in faccia, e i pugni in faccia più belli sul mercato li tirano i Mudhoney. Un lavoro che durerà a lungo perché ha mille risvolti positivi, poi se dovrete andare oltre per sentire le ultime cazzate pseudo indie fate pure.

Tracklist
1.Nerve Attack
2.Paranoid Core
3.Please Mr. Gunman
4.Kill Yourself Live
5.Night and Fog
6.21st Century Pharisees
7.Hey Neanderfuck
8.Prosperity Gospel
9.Messiah’s Lament
10.Next Mass Extinction
11.Oh Yeah

Line-up
Mark Arm
Steve Turner
Dan Peters
Guy Maddison

MUDHONEY – Facebook

The Creptter Children – Asleep With Your Devil

Asleep With Your Devil ci presenta una manciata di brani piacevoli: la band appare più a suo agio quando indurisce i suoni, e questa è la strada da seguire in previsione di un futuro full length per viaggiare sicura tra le notturne vie del gothic metal.

I The Creppter Children sono un duo proveniente da Melbourne, attivo dal 2006 e con un full length all’attivo uscito tre anni dopo (Possessed), formato dalla cantante Iballa Chantelle e da Nator Creppter, chitarrista alle prese anche con synth e batteria programmata.

Asleep With Your Devil è il loro nuovo lavoro in formato ep, composto da cinque brani di rock melodico dalle tinte dark, con accenni al gothic metal da balera, pregno di chorus ruffiani e qualche nota chitarristica che, ogni tanto, assume posizioni più metalliche rispetto al trend dei brani presenti.
Sintetico e liquido in molti frangenti, il sound dei The Creppter Children pesca dal movimento gotico con un tocco alternative di matrice statunitense, specialmente quando i toni si fanno leggermente più duri (Killer, Watching You).
Il resto viaggia con il pilota automatico, Iballa Chantelle a tratti signora dark dai toni lascivi lascia la sua sensuale impronta nella conclusiva Watching You, il brano più riuscito di questo mini cd, con ritmiche e synth che strizzano l’occhio al black metal sinfonico per poi tornare su lidi più moderni e cool.
Asleep With Your Devil ci presenta quindi una manciata di brani piacevoli: la band appare più a suo agio quando indurisce i suoni, e questa è la strada da seguire in previsione di un futuro full length per viaggiare sicura tra le notturne vie del gothic metal.

Tracklist
1.Asleep With Your Devil
2.Crazy
3.It’s A Game
4.Killer
5.Watching You

Line-up
Iballa Chantelle – Vocals
Nator Creppter – Guitars, Synth, Drums programming

THE CREPTTER CHILDREN – Facebook

Tamarisk – The Ascension Tape

Nastro di culto, da parte di uno sfortunato ma pionieristico gruppo inglese, tra i primissimi a lanciare il new progressive britannico a inizio degli Eighties.

Il new prog inglese inaugurato ufficialmente nel 1983 dai debutti sulla lunga distanza di Marillion e IQ nasce in realtà alla fine degli anni Settanta, con il desiderio di riproporre in forma aggiornata le sonorità del rock sinfonico nato al principio del decennio precedente.

Tra il 1978 e il 1979 nascono i grandiosi Twelfth Night, per certi aspetti i Van Der Graaf degli anni Ottanta. Nel 1981, escono poi i primi dischi dei francesi Edhels, dei norvegesi Kerrs Pink (tra Camel e Pink Floyd) e degli olandesi Light, mentre i Lens (primo nucleo degli IQ) ripropongono e modernizzano certo space progressive, con il loro primo ed unico nastro, Seven Stories Into Eight. La scena londinese è anch’essa in pieno fermento: dal nord-est della capitale inglese, giungono i Tamarisk. Nel 1982, incidono il loro primo demo, The Ascension Tape: solo tre composizioni, ma di eccellente qualità e molto rappresentative del nascente movimento e della declinazione artistica che il Regno Unito inizia a fornirne. Riusciti intrecci di chitarra fluida e tastiere pompose, ottimo gusto, raffinatezza e melodia, azzeccati inserti più hard rock – in anticipo di tre anni sul gioiello medievaleggiante Different Breed dei Beltane Fire – contribuiscono a codificare l’approccio stilistico dei Tamarisk. L’anno seguente il quintetto inglese registra una seconda cassetta, Lost Properties, nuovamente di tre pezzi. A quel punto, il materiale per realizzare un LP c’è, ma il contratto non arriva e la band si scioglie. Dalle sue ceneri nasceranno i Dagaband – una sorta di ELP in versione più hard – e successivamente Quasar (attivi tra il 1984 ed il 1988, autori di due splendidi dischi: lo storico Fire in the Sky e Lorelei) e Landmarq, questi ultimi tutt’ora sulla breccia, dal vivo in particolare. Membri dei Tamarisk, inoltre, hanno poi lavorato con i Jadis e gli Enid del grande keyboards-player Robert Godfrey. Oggi, chi volesse risalire alle origini del new prog albionico riascoltando i Tamarisk non deve più fare molta fatica: tutte le incisioni del gruppo, finalmente, sono state riversate su compact disc prima con il titolo di Frozen in Time (2012) e quindi – risuonate per l’occasione, del tutto remixate e rimasterizzate – come Breaking the Chains, pubblicato proprio quest’anno dalla Cult Metal Classics assumendo come titolo quello del migliore brano di Ascension Tape.

Tracklist
– Ascension
– Christmas Carol
– Breaking the Chains

Line up
Andy Grant – Vocals
Richard Harris – Drums
Steve Leigh – Keyboards
Peter Munday – Guitars
Mark Orbell – Bass

1984 Autoprodotto