I Tenebrae li ho scoperti per davvero al momento dell’uscita del loro secondo album, lo splendido Il Fuoco Segreto, venendo folgorato dalla loro originalità derivante da un sound di non semplice collocazione, reso ancor più affascinante dal ricorso a liriche poetiche, profonde e, all’epoca, rigorosamente in italiano.
Da allora ho sempre seguito la band ed ho avuto la possibilità di conoscere anche in maniera più approfondita alcuni suoi membri (nello specifico Marco Arizzi e Paolo Ferrarese), favorito dal fatto di vivere nella stessa città (Genova).
L’uscita recente di un altro pesante tassello nella carriera dei Tenebrae, come My Next Dawn, album che potrebbe/dovrebbe consacrare definitivamente la band ligure, mi offre lo spunto di fare un’intervista cercando di andare oltre alla schematica sequenza di domande e risposte all’apparenza preconfezionate.
Ho sottoposto, così, colui che dei Tenebrae è fondatore ed anima musicale, Marco “May” Arizzi, ad una serie di quesiti che, mi auguro, dovrebbero consentire di saperne di più su una band per molti ancora da scoprire.

ME Ciao Marco. Non posso negare che ritrovarvi a questi livelli dopo tutte le vicissitudini seguite all’uscita di Il Fuoco Segreto, sotto forma di stravolgimenti di line-up e assenza del supporto di una label, è stata davvero una piacevole sorpresa. Penso che ti sia venuta voglia di mandare tutto al diavolo più di una volta, eppure i Tenebrae sono ancora qui, con il loro miglior lavoro di sempre: dove hai trovato l’energia per andare avanti e conseguire questo risultato?

Ciao Stefano, grazie mille innanzitutto per l’opportunità che tu e la redazione di MetalEyes mi state dando.
Allora, è proprio come hai detto tu, ci sono stati momenti molto difficili, alcuni addirittura critici, ma alla fine, soprattutto negli ultimi mesi, si è trovato il modo di remare tutti nella stessa direzione ed insieme ai miei compagni di viaggio, componente sempre indispensabile per la realizzazione di ogni cosa, intendo ovviamente tra questi anche Antonella Bruzzone (autrice di tutti i testi) e Sara Aneto (che si è occupata della grafica facendo il solito lavorone), siamo riusciti ad arrivare alla fine del tunnel, rinforzati nello spirito e come band.

ME My Next Dawn ha avuto una gestazione lunga, oltre che problematica, come detto. Quand’è che hai cominciato ad avere la sensazione che finalmente tutti i tasselli fossero andati al loro posto?

La realizzazione del disco in sé è stata abbastanza lineare come tempistiche, e con un po’ di fatica e l’aiuto di Rossano Villa in studio, siamo riuscito a realizzare il tipo di disco che avevamo in mente: devo dire che, nonostante qualche difficoltà fisiologica, visto che per alcune persone si trattava della prima volta in studio, sono stati tutti molto disponibili e pronti a voler arrivare a fine percorso.
Massimiliano (Zerega, batteria) e Fulvio (Parisi, tastiere)sono stati molto bravi a prendere quello che avevano fatto i loro predecessori, personalizzarlo e completarlo con il loro punto di vista, poi ovviamente tante parti sono state completamente ripensate e rifatte da loro, ed hanno svolto entrambi un lavoro impeccabile.

ME La prima volta che ho ascoltato Careless, in versione demo, ho pensato subito che ne stesse per venire fuori un gran bel disco ma, nel contempo, ho temuto che avreste finito per snaturarvi, perdendo il vostro particolare tratto stilistico: i fatti per fortuna hanno dissipato questa sensazione, però in te non sono mai balenati dubbi dello stesso genere mentre l’album prendeva vita?

Ti ringrazio per la stima che hai sempre avuto nei nostri confronti.
Diciamo che la Stella Polare con cui ci approcciamo al disco è sempre la storia che vogliamo raccontare, non è mai un insieme di riff una nostra canzone ma un tentativo di comunicare le sensazioni che in quel momento proviamo a descrivere, non ci siamo mai posti un vero problema di genere, di poter piacere o meno o di appartenere a un filone piuttosto che ad un altro.
Gli unici dubbi che per settimane ci hanno tormentato fino alla decisione finale, e da lì in poi siamo andati dritti, era se proseguire con l’italiano o tentare con l’inglese, e il risultato lo avete tutti sotto gli occhi …

ME Rispetto ai precedenti album, My Next Dawn non presenta appunto solo la novità del ricorso integrale alla lingua inglese, ma anche un deciso cambio di rotta che vi ha visti approdare a sonorità più cupe, per certi versi vicine al doom, ma difficilmente classificabili in maniera netta. Prima definivi la musica dei Tenebrae come “art-rock”, ed oggi?

La lingua per me è sempre stato qualcosa di importante, perché mi permette di entrare in simbiosi e di “vivere” quello che si sta provando a suonare, anche per questo il lavoro inestimabile di Antonella su brani e storia ci vedeva un po’ tutti lavorare gomito a gomito: non c’è un solo passaggio in cui noi ci si chieda: ma qui cosa stiamo dicendo, e cosa vogliamo comunicare?
Ad essere sincero non saprei come classificare la nostra musica: a mio parere, se guardo indietro, tutti e tre i lavori non li vedo così diversi, forse raccontano cose diverse e lo fanno persone diverse, ma con lo stesso identico approccio, e ognuno con il proprio stile, cuore e mezzi.
Poi, se proprio mi chiedi in che scaffale mi cercherei, proverei a dirti gothic metal, doom metal … Oppure meglio ancora sotto la lettera T …

ME Ma quale è in effetti il tuo background musicale? Tanto per capirlo meglio, quali sono i chitarristi che più ti hanno ispirato e spinto prendere in mano lo strumento?

Non ho mai amato di per sé la chitarra come strumento musicale, è sempre stato il mio mezzo per poter dire qualcosa, e ovviamente ho sempre tentato di avere la capacità tecnica di essere in grado di poterlo fare, difatti non so suonare una cover che sia una perché non avrei voglia di mettermi a tirarla giù, sono pigro, nerd e testone.
Ho sempre ascoltato di tutto, dalla musica più commerciale al death metal e, se proprio devo trovare dei chitarristi che mi hanno emozionato sarebbero veramente troppi, ma metto su un mio personale podio emotivo David Gilmour, Yngwie Malmsteen, Andres Segovia ma, ripeto, in realtà sono solo alcuni di un elenco interminabile.
A livello di gruppi ho amato da morire i Pink Floyd, i Radiohead, qualche lavoro degli Smashing Pumkins e Gianmaria Testa, cantautore piemontese scomparso quest’anno; nel metal i Megadeth di Countdown To Extinction e Rust In Peace, i Sepultura e, più di tutti, i miei amatissimi Pain of Salvation fino a Remedy Lane, poi un po’ meno amatissimi ma grandi lo stesso (stessa mia valutazione sui P.O.S., peraltro … ndr)
Ascolto tantissima musica underground e molti gruppi underground mi hanno emozionato tanto quanto i “professionisti”.

ME Tutto sommato le novità a livello musicale coincidono anche con l’approdo ad un diverso immaginario lirico, che trova una sua corrispondenza in sonorità più cupe. Le vostre passate produzioni brillavano anche per testi poetici e profondi , un aspetto che non viene meno neppure stavolta, nonostante i temi trattati siano tutt’altro che intrisi di romanticismo. Sempre a proposito dell’idioma usato nel corso del disco, quanto è risultato complesso questo adattamento, sia per Antonella Bruzzone, nella stesura dei testi, sia per Paolo Ferrarese per quanto riguarda le linee vocali?

Questa è una domanda che mi sarebbe piaciuto poter girare ad Antonella e Paolo, ma posso dire con sicurezza che loro due sono, oltre che una bellissima coppia, una simbiosi molto rara dal punto di vista creativo, quindi trovata una strana alchimia per andare avanti con il resto del gruppo, interfacciarsi ed essere produttivi non diventa complicato.
Antonella ha fatto un lavoro inestimabile, penso, appoggiandosi anche a Ilaria Testa (precedente tastierista dei Tenebrae, ndr) e talvolta a Vanessa Christillin (ex House Of Ashes, label per la quale uscì Il Fuoco Segreto, ndr) , per fare in modo che i testi risultassero perfetti.
Per quanto riguarda invece la vocalità, le sessioni di studio sono state seguite in maniera spietata sempre da Antonella che, con un bastone da fare invidia a Lucille di Negan in The Walking Dead, serviva a motivare adeguatamente il nostro cantante …
Invece, scherzi a parte e ad onor del vero, hanno fatto entrambi un lavoro veramente buono e di livello, al meglio delle loro possibilità, cosa che abbiamo fatto tutti noi del resto.

ME Ho sempre avuto la sensazione che i Tenebrae, nonostante il loro valore oggettivo, pagassero in passato un equivoco di fondo: quello di far parte dell’ambiente metal pur suonando un genere che, per la sua peculiarità, finiva più per avvicinarsi al sentire dei fruitori del progressive, ancor meno propensi dei metallari, però, ad aprirsi alle proposte attuali, preferendo continuare a consumare i loro vecchi vinili degli anni ’70 o a vedere per la millesima volta la stessa cover band dei Genesis … My Next Dawn dovrebbe risolvere la questione, risultando a tutti gli effetti un lavoro più radicato nel metal, pur con tutte le distinzioni del caso. Ti ritrovi in questa chiave di lettura?

Secondo me, e lo dico senza falsa modestia, siamo dove abbiamo meritato di essere, alla fine, cioè un gruppo underground che si è tolto qualche bella soddisfazione: se fossimo stati qualcosa di meglio, come gentilmente sostieni, penso che in qualche modo avremmo raccolto o girato di più su questo “gnucco” minerale chiamato Terra.
A mio parere la “colpa” non è mai di chi ascolta, ma sta a chi suona dover coinvolgere in qualche modo, con quello che fa, l’ascoltatore e se non ci riesce, se il suo obiettivo è quello di arrivare al grande pubblico, beh deve cambiare qualcosa.
Poi capitano casi eccezionali e rari in cui talento e mercato si incontrano, ma non è stato mai il nostro 😉
Abbiamo sempre provato a divertirci nel suonare e raccontare storie, al meglio delle nostre possibilità, ad alcuni siamo piaciuti e hanno gridato al miracolo, altri se ne sono andati annoiati, è giusto che sia così..
Comunque My Next Dawn è un disco che non classificherei ancora del tutto metal, anche se ci sono degli evidenti spunti rispetto al passato, ma un disco dei Tenebrae in cui trovi un po’ di tutto, mescolato ad un anima decisamente più cupa rispetto agli altri due.

ME Volendo considerare comunque My Next Dawn uno spartiacque nella vostra storia, quale altri consuntivi puoi tracciare riguardo al percorso che avete seguito fino ad oggi?

In tanti anni , più di dieci di Tenebrae, posso dire d’esserci tolti delle belle soddisfazioni, per quanto commisurate alla realtà di un piccolo gruppo underground.
Abbiamo diviso il palco e siamo in ottimi rapporti con musicisti come Terence Holler, Rudy Ginanneschi, e tanti tanti altri … la musica mi ha permesso di stringere amicizie con persone dal talento enorme e conoscerne altrettante, ed ottenere quasi sempre, come band, un certo apprezzamento.
Ma la cosa migliore è che, guardandomi alle spalle e stringendo tra le mani i tre dischi fatti fino adesso, mi tornano alla mente tutti gli sforzi fatti con i compagni di viaggio dell’epoca, le litigate le speranze, e le emozioni dello stare sul palco assieme, e aver conosciuto persone che sono ancora oggi parte della mia vita e che non potrei sostituire in nessun modo.
Avere una band è ancora, oggi, una delle poche cose vere, che può far ritenere fortunata una persona.
Come gruppo, invece, non saprei dirti cosa ci aspetta, il futuro è sempre più complicato e dispendioso.
Sicuramente proveremo a trovare qualche data per poter portare in giro il nostro disco, tra mille difficoltà lavorative, di situazione e di opportunità.
Ogni sceltà sarà ben ponderata e la prenderemo insieme, come avviene quasi sempre …

ME Per quanto riguarda l’annoso problema del reperimento di una label, alla fine ha prevalso la soluzione più logica, ovvero quella di affidarsi a qualcuno che si conosce bene da molto tempo, come Daniele Pascali e la sua Black Tears …

Daniele è un caro amico ed una persona affidabile, e siamo subito entrati in sintonia su quello che si potrà fare insieme: speriamo che la nostra collaborazione possa durare nel corso degli anni, visto che segue con grande professionalità le band con cui collabora.
Si è sempre dimostrato una persona di cuore e con una passione infinita per la musica, ed essendo anch’io un accanito fan di band underground, è una delle poche persone che si incontrano in tutti i contesti, sia come spettatore che come titolare della Black Tears.

ME Cosa ne pensi, spassionatamente, della scena musicale rock e metal a Genova e in Italia ?

Genova è una piazza dove le persone sono molto dotate e difficili, e i gruppi validi e con tante cose da dire.
Il mugugno impera, infatti quando a Genova qualcosa va bene ci si lamenta perché poteva andare meglio e assicuro che i luoghi comuni sui genovesi e la loro ospitalità, beh,  sono tutti veri …
Purtroppo non si può parlare di scena vera e propria, perché manca una coesione tra i gruppi (a parte rarissimi casi) e mancano i locali in cui proporla: ad oggi è sopravvissuto solamente l’Angelo Azzurro, e il sindaco purtroppo, con una ordinanza senza senso, ha impedito di fatto al 261, altro locale di Genova che manteneva viva la linfa della musica rock e metal in città, di continuare l’attività.
Ho visto tanto tanto amore per la musica, invece, soprattutto da parte di chi non suona, partecipando con sorriso e affetto alle serate e divertendosi senza farsi troppi problemi.
Le esperienze che ho avuto con i gruppi da fuori Liguria sono state sicuramente molto buone e ricordo con grande piacere Lenore’s Fingers e Shores of Null, con i quali abbiamo condiviso tre splendide date.

ME A proposito, ritengo che un disco come My Next Dawn renda anche più semplice e meno forzata la vostra convivenza sul palco con altre band di natura più estrema: penso che oggi, tanto per restare a Genova, non sfigurereste se vi trovaste a suonare con i Desecrate piuttosto che con gli Abysmal Grief. A tale riguardo, avete già avuto qualche abboccamento per portare l’album dal vivo anche fuori dai confini cittadini e regionali?

Penso che tu abbia ragione: da questo punto di vista My Next Dawn ci rende più accostabili anche ai gruppi da te sopra citati, che peraltro sono carissimi amici e con i quali condivideremmo stra-volentieri qualche data o tour.
Saremo comunque onoratissimi ospiti dei Tethra, per la loro data di presentazione del nuovo album a Cassano D’Adda l’11 febbraio (una data da non perdere visto che ci sarà anche un’altra magnifica band ligure, i Plateau Sigma, ndr)  dopo di che chissà, per adesso viviamo alla giornata …

ME Concludendo questa chiacchierata ti faccio una domanda difficile: ritieni che questa line-up possa considerarsi finalmente stabile, consentendo così una pianificazione dell’attività dei Tenebrae a lungo termine ?

Hai ragione è una domanda difficile, ma alla quale non posso che rispondere … beh speriamo, me lo auguro di cuore!
Ormai elementi come Paolo e Fabrizio (Garofalo, basso) sono parte storica della band: entrambi hanno due dischi alle spalle fatti come Tenebrae e penso abbiano a cuore il progetto tanto quanto me, e anche Massimiliano e Fulvio, soprattutto ultimamente, penso che stiano facendo bene.
Credo che da subito proveremo in saletta a metterci subito al lavoro per cercare di scrollarci di dosso mesi e mesi di My Next Dawn che, per voi che ascoltate sarà anche una novità, per noi che abbiamo sviscerato ogni secondo del disco (e visto che mi conosci sai proprio che è così che è andata) molto meno, quindi ci metteremo subito con le pance ancora piene dalle festività recenti a tirar giù qualche idea.
Cambieremo di nuovo faccia, o rimarremo su questa falsariga?
Sinceramente non ne ho la minima idea.
Ma sicuramente racconteremo un’altra storia e in base a quella imbracceremo gli strumenti e cercheremo di emozionarci ed emozionarvi al meglio delle nostre possibilità.
Finché esisteranno questi presupposti, in qualche modo si riuscirà ad andare avanti, tutti insieme.
Grazie mille Stefano per questa bella chiacchierata.