Recensione

I The Haunted furono alla nascita uno dei primi gruppi della seconda ondata del death metal melodico che presto presero le distanze dalle soluzioni dei padri fondatori, per portare il Gothenburg sound verso territori thrash metal.

L’esordio omonimo del 1998 e Made Me Do It (forse l’album più riuscito e famoso della band svedese) furono due bombe thrash/hardcore scagliate sul mercato ancora in brodo di giuggiole per le melodie classiche di In Flames e Dark Tranquillity, ma già abbondantemente presi per il colletto dai primi devastanti Soilwork.
Quello che per tutti era di fatto un super gruppo, vedeva sotto il monicker The Haunted una manciata di musicisti impegnati in passato con la crema del melodic death come At The Gates o In Flames, ma non solo, portando così nuova linfa ed impatto ad una scena che cominciava a rivolgere lo sguardo aldilà dell’ Atlantico.
Nel 2017 possiamo sicuramente affermare che i The Haunted sono diventati una presenza ed una garanzia nel panorama metallico dai rimandi estremi, sempre orientati al thrash metal, sempre maestri nell’amalgamare furia e melodie vincenti, mantenendo un mood devastante nel sound ormai lontano ricordo per alcuni dei loro colleghi.
Certo, non sono mancati gli album meno incisivi nel corso della carriera, ma, con il ritorno di Marco Aro dietro al microfono e Adrian Erlandsson alla batteria, dallo scorso Exit Wounds il sound del gruppo è tornato a fare danni con l’efficacia di un tempo.
Strenght In Numbers è dunque un buon lavoro, con brani dall’impatto per i quali The Haunted sono famosi, rabbiose ripartenze, potenti mid temppo dove si scagliano solos dal buon potenziale melodico, mantenendo un approccio diretto classico della seconda ondata melodic death scandinava.
Thrash metal, melodic death ed un approccio hardcore fanno di questa ennesima decina di bombe metalliche un altro massiccio muro estremo a firma The Haunted: niente di più, niente di meno, quindi se amate il gruppo svedese le varie Brute Force, Preachers Of Death e Means To An End non vi deluderanno, circondate da tracce pesanti come incudini e dalla forte impronta live.
La bravura dei musicisti non si discute, il songwriting è buono, la produzione è esplosiva e l’album viaggia senza intoppi fino alla sua conclusione, direi che la band ed i suoi fans possono essere ampiamente soddisfatti.

Tracklist
1.Fill the Darkness with Black
2.Brute Force
3.Spark
4.Preachers of Death
5.Strength in Numbers
6.Tighten the Noose
7.This Is the End 8.The Fall
9.Means to an End
10.Monuments

Line-up
Jonas Björler – Bass
Adrian Erlandsson – Drums
Patrik Jensen – Guitars (rhythm)
Marco Aro – Vocals
Ola Englund – Guitars

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