Recensione

Ottavo album per gli Ufomammut, gruppo italiano da anni nel novero dei migliori nel suo genere.

8 non è un nuovo inizio ma la continuazione dell’opera che stano portando avanti dall’inizio del loro percorso, un’opera alchemica come suggerito dai molti indizi occulti che hanno lasciato nei loro dischi. 8, se messo orizzontale, è il segno dell’infinito e queste otto canzoni devono essere ascoltate come un unico continuum sonoro. Musicalmente gli Ufomammut riescono a creare ancora una volta un’ottima sintesi tra psichedelia e musica pesante, alzando ulteriormente l’asticella della qualità, il che non era facile, continuando il loro prezioso lavoro. Il gruppo italiano ha un suono ben preciso e riconoscibile e soprattutto mette in musica schemi e cose come la Magick di Crowley, portando avanti un piano ben definito, con dischi hanno molteplici livelli di lettura. Il groove è sempre immane e possente, giri di chitarra che sono totalmente fusi con gli altri strumenti per un movimento continuo, un infinito vorticare che lega i diversi piani della nostra esistenza, come doverebbe essere una vita naturale e non come quella che viviamo, o meglio, subiamo. 8 è un disco ciclico, un ouroboros antico che risveglia sensazioni ataviche dentro di noi, rimettendo molte cose al proprio posto. 8 è anche uno dei migliori album degli Ufomammut, ha qualcosa in più rispetto ad Ecate che era buono, ma qui c’è un quid che ognuno riconoscerà in maniera diversa. Infatti un’altra delle peculiarità degli Ufomammut è che sono un innesco per viaggi personali di ognuno di noi, dato che con questa band non c’è consumo ma consapevolezza.

Tracklist
1. Babel
2. Warsheep
3. Zodiac
4. Fatum
5. Prismaze
6. Core
7. Womdemonium
8. Psyrcle

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