Recensione

Parlare di black metal di ispirazione cristiana rischia seriamente d’essere una contraddizione in termini, se si pensa che questo genere musicale nacque, semmai, con lo scopo di riscoprire le radici del paganesimo e contrastando con forza (non solo musicalmente, come ben sappiamo) quella religione cattolica che venne imposta alle popolazioni scandinave agli albori del precedente millennio.

Se c’è un qualcosa, però, su cui mi sono sempre auto imposto di soprassedere, allorché devo valutare o godermi un disco, è la sua componente religiosa o politica, facendo eccezione in quest’ultimo caso solo per chi prova a propugnare in maniera esplicita certe ideologie che sono già state ampiamente giudicate e condannate, non da me ma dalla storia.
Questa introduzione è necessaria per far sì che non venga snobbato dai puristi il secondo album dei Vials Of Wrtah, progetto solista del musicista statunitense Dempsey “DC” Mills, autore di un’interpretazione davvero di buon livello del black metal nella sua forma più atmosferica ed eterea. La bontà di Days Without Names, al di là ovviamente del non possedere alcun elemento innovativo, risiede sostanzialmente in una certa varietà stilistica che fa oscillare il sound tra sfuriate vicine al depressive, ampie aperture atmosferiche ed accenni folk, senza dimenticare che la chitarra può esser utilizzata anche per suonare ottimi assoli (Burning Autumn Leaves).
L’album consta di sei brani mediamente abbastanza lunghi, oltre a due più brevi tracce strumentali, e gode di una produzione abbastanza pulita per la media del genere, il che valorizza soprattutto le parti più intimiste e, appunto, il buon lavoro chitarristico, sia elettrico sia acustico, senza affossare la voce che, magari non sarà un punto di forza ma non diviene neppure un elemento di disturbo come talvolta accade.
In buona sostanza Days Without Names si rivela un bellissimo esempio di musica oscura, dalle sfumature drammatiche ma sempre godibile da un punto di vista melodico, attingendo sicuramente alla scuola statunitense che ha sempre avuto come caratteristica principale quella di porre al centro delle opere la forza e l’immensità della natura, in questo caso specifico vista però come segno tangibile della maestosità del creato.
Il lavoro va goduto nel suo insieme ed è fortemente consigliato a chi apprezza il black metal in questa sua forma, trovando i propri picchi nella parte centrale con Burning Autumn Leaves e The Path Less Oft Tread, senza comunque mostrare cenni di debolezza in alcuna sua parte; le liquide note acustiche che chiudono A Cleansing Prayer lasciano davvero un bel retrogusto oltre alla consapevolezza del fatto che il genere, nelle sue varie forme e sfumature, continua ad avere risorse infinite.

Tracklist:
1. That Which I’ve Beheld
2. Journey Beyond the Flesh
3. Revival of the Embers
4. Burning Autumn Leaves (Under a Harvest Moon)
5. The Path Less Oft Tread
6. Silhouettes Against the Sun
7. A Cleansing Prayer

Line-up:
Dempsey “DC” Mills – All instruments, Vocals

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