Recensione

Solitamente ho avuto sempre evitato gli split album, perché preferisco farmi un’idea delle band che non conosco tramite full lenght o, al massimo Ep, tuttavia constatando che l’ etichetta per la quale esce questo Secretum Secretorum è la mitica Iron Bonehead Productions, a parere di chi scrive sinonimo di qualità oscura e becera, non voglio esimermi dal commentare questa release dei misteriosi Ancient Moon e degli altrettanto sconosciuti Prosternatur.

Quattro pezzi per un totale di trentasei minuti divisi equamente in diciotto minuti a testa, palla al centro; il tanto giusto per capire che lingua parlano questi misteriosi soggetti.
La confezione è oscura, minimale come da prassi ma devo ammettere che il bel disegno in copertina rappresenta in maniera semplice ma precisa il contenuto del dischetto in questione.
Si parte con gli Ancient Moon, combo che si cela dietro pseudonimi (J, B, O, sono i nomi di chi si nasconde dietro le tuniche nere) provenienti da tre stati differenti europei, Francia, Belgio e Svizzera, ma tant’è che potrebbero provenire pure dal Sud Africa per quel che ci importa, a noi interessa la sostanza.
I monaci neri ci propongono, in un’unica traccia di diciotto minuti, una sorta di black metal che pare stia spiccando il volo dopo la consacrazione dei Batushka, ricco di atmosfere cupe e cerimoniali con lo scream che si intreccia costantemente ad un cantato evocativo al limite del monastico e di sicuro impatto.
Dopo un intro, che a dir poco noioso non rende l’idea, si parte a razzo con uno tsunami di blast e cori da chiesa nera invocanti maligne presenze creando un muro sonoro di sicura brutalità ma altrettanta monotonia: per oltre 7 minuti la chitarra suonerà in tremolo picking una nota e mezzo a ripetizione penetrandoti il cervello come un trapano rischiando di farti spaccare l’impianto stereo nello spigolo più vicino a disposizione.
Nei successivi dieci minuti di Hekas Hekas Este Bebeloi! i nostri non ci regalano particolari emozioni e sussulti a parte di un rallentamento che serve da break per il riffing monocorde, per poi riprendere da dove avevamo lasciato: scream, cori ancestrali e blast.
Tutto qui? Si, esattamente, tutto qui. Nessuna linea melodica ma solo una tempesta di quattro note ripetute all’infinito, qualche coro da chiesa domenicale che sembra sia la paternale del prete di quartiere e scream da mattatoio.
I partner di questo, per ora dilaniante, split si chiamano Prosternatur, vengono da non si sa dove (dalle ricerche fatte sulla rete pure in questo caso i componenti provengono da diversi stati) e non si sanno i nomi: una mossa che ormai ha perso ogni traccia di originalità, tra band che si nascondono dietro tuniche, cappucci e nomi monolettere per creare un’aura di mistero.Anche in questo caso parte un intro banale della durata di un minuto per poi sfociare in una tempesta di blast (il drummer svolge un ottimo lavoro, nulla da dire) con il classico condimento di tremolo e harsh vocals oltretombali.
Con sincera fatica arrivo alla seconda traccia chiamata Zi Dingir Isatum Kanpa! e qui la musica cambia, decisamente, un mid tempo guerrigliero e fiero che almeno spezza la monotonia sin qui proposta per poi sfociare in dissolvenza nell’ultimo capitolo di questo split, la piacevole Usella Mituti, di sicuro il miglior brano del dischetto ottico qui presente, dove blast inferociti come uragani si alternano a parti rallentate ed evocative ricche di pathos e atmosfera per poi dissolversi in suoni tipicamente ambient che ci portano lentamente alla fine. Che dire, detesto essere severo nel dare un giudizio, ma la razionalità, se pur soggettiva, è la cosa più onesta che una persona può offrire per il bene del prossimo.
Dopo l’ ascolto di questo split confermo e avvaloro la mia tesi sulla relativa validità di questo formato discografico: per poter capire effettivamente la bontà di una band, l’originalità o, quantomeno, approcciarsi alla sua proposta, l’analisi va diretta sotto più aspetti globali e non su uno o due brani che, come spesso accade, non sono neppure i loro più riusciti o rappresentativi.
Tirando le somme questo lavoro può dare un’idea sulla proposta di queste due nuove band (ricordiamo che entrambe hanno un album alle spalle uscito due anni fa), quel black metal con influenze narrative liturgico-eucaristiche  che sembra stia facendo sempre più adepti, ma non basta ancora.

Tracklist
1. Ancient Moon – Hekas Hekas Este Bebeloi!
2. Prosternatur – Ana Harrani Sa Alaktasa La Tarat
3. Prosternatur – Zi Dingir Isatum Kanpa!
4. Prosternatur – Usella Mituti

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