Recensione

Nonostante sia maggio inoltrato il cielo è nero e piove ininterrottamente, clima “perfetto” per recensire la seconda fatica dei Djevelkult, entrando così in un vortice pericolosamente autolesionista e deprimente.

La prima cosa che effettivamente balza agli occhi in questo caso è la cover dell’album: nonostante la provenienza norvegese questa volta non vediamo impressa una foresta innevata rigorosamente in bianco e nero, ma un disegno bello ed elaborato, rappresentante diavoli, anime in pena e dannate, draghi e creature demoniache, lasciandoci presagire che appena schiacceremo play di sicuro non verremo accolti da note clementi.
Il male prende forma materializzandosi nella nostra stanza non appena parte Atomic Holocaust, una sfuriata di blast con un growl evocativo;  sofferenza e pena si alternano a blasfemia e invocazioni nere facendo proseguire la sagra del nefasto a Condemned Into Eternal Void, i ritmi si allentano, il sangue continua a scorrere copioso ma più lento, incessante, ferite aperte autoinflitte con le urla lancinanti di Dødsherre Xarim che fanno da padrone, mescolandosi in maniera egregia con le atmosfere create dal resto della band, accompagnandoci in sentieri confusi e intricati tra incubo e realtà, veleno, proiettili, e guerra. Pare proprio che il combo norvegese voglia portare l’ ascoltatore alla pazzia più folle per condurlo a una fine tragica.
La title track è ciò che meglio rappresenta questo lavoro, solenne ed epica come la copertina, così come la thrasheggiante Døpt I Helvetesild non fa prigionieri, anzi sì, il prigioniero sei tu nell’ascoltare questo strazio di urla e riff maligni, ti senti senza aria, quasi soffocato dai blast furiosi e la melodia di morte che questi ragazzi tirano minuto dopo minuto.
I Djevelkult non inventano nulla ma suonano in maniera efficace un buon black metal ortodosso, senza fronzoli, negativo, blasfemo, che istiga alla morte e a commettere atti impuri. Tutto ciò a noi piace e si rivela efficace nella sua semplicità.
In un attimo si passa da 1200 Bpm a tempi più rallentati ma sempre e comunque ossessivi e laceranti, con un gran lavoro del drummer Ond, sempre sul pezzo e indiavolato come se avesse un mix nel sangue di Ketamina e Satana.
Gli stilemi sono esattamente quelli del black più tradizionale, ma è da sottolineare l’ ottimo lavoro delle chitarre che conferiscono spesso e volentieri epicità marziale ai brani unendo un tremolo di sicura ispirazione satanica a riff più nettamente di scuola thrash old school, dando quel pizzico di freschezza innevata a questi quarantacinque minuti di massacro sonoro e mentale.
Når Avgrunnen Åpnes non rimarrà nella storia del metal e neppure del black più ortodosso, ma per gli amanti del genere che vivono a pane, misantropia e Tsjuder questo fa al caso loro.

Tracklist
1. Atomic Holocaust
2. Condemned into Eternal Void
3. Når avgrunnen åpnes
4. En ny tid
5. Døpt i helvetesild
6. An Evil Unheard Of
7. Apocalypse (Hellspawn)
8. Vredeskvad

Line-up
Dødsherre Xarim – Vocals, Guitars
Ond – Drums
Beleth – Guitars
Skabb – Bass

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