Elderblood – Messiah

La miscela degli Elderblood è unica nel panorama metal, poiché coniuga la potenza e le tenebre del symphonic black metal con un grandissimo senso del death metal, mostrando il meglio di questi generi.

Gli ucraini Elderblood sono uno dei migliori gruppi, se non il migliore addirittura, di black metal sinfonico, un genere che espone molto alle figuracce, dato che deve essere composto ed eseguito con molta bravura.

Gli Ederblood in questo senso sanno molto bene come si fa. Fondati nel 2011 dal cantante e chitarrista Astargh insieme al batterista Odalv, nel febbraio del 2012 imbarcano sulla nera nave anche il bassista Hagath. Con questa formazione nel giugno del 2013 incidono Son Of The Morning con la Paragon Records, un ottimo album sottostimato da tanti, ma non dalla Osmose Productions che fa firmare loro un contratto. Ed ecco allora nelle nostre mani, ma soprattutto nelle nostre orecchie Messiah, un lavoro davvero furioso, compatto e ben composto. La miscela degli Elderblood è unica nel panorama metal, poiché coniuga la potenza e le tenebre del symphonic black metal con un grandissimo senso del death metal, mostrando il meglio di questi generi. Messiah è un disco potente e trascinante, con parti sinfoniche inserite bene e composte ancora meglio, senza mai essere di troppo, perfettamente funzionali al disegno generale. Il disco funziona benissimo ed è un notevole attacco sonoro. Il grande pubblico del metal non ha ancora scoperto ed apprezzato a fondo questo grande gruppo, ma grazie alla loro bravura ed anche alla cassa di risonanza che può offrire un’etichetta come la Osmose Records, Messiah potrebbe essere lo spartiacque nella loro carriera.

TRACKLIST
1. Thagirion’s Sun
2. Invocation of Baphomet
3. Devil in the Flesh
4. Leviathan
5. Satana
6. In Burning Hands of God
7. Adamas Ater

LINE-UP
Astargh – Guitars, Bass, Keys, Samples, Orchestral and Voice.
Odalv – Drums.

ELDERBLOOD – Facebook

Sektemtum – Panacea

Band di Montpellier che offre un’eccezionale prova a 360° di musica pesante, dal black al death, dal crust al groove metal, sempre diverso, sempre di ottima qualità.

Band di Montpellier che offre un’eccezionale prova a 360° di musica pesante, dal black al death, dal crust al groove metal, sempre diverso, sempre di ottima qualità. Panacea potrebbe essere la risoluzione a molti dei nostri mali, almeno di quelli musicali.

Dopo cinque anni di silenzio, e la separazione dal precedente cantante, i Sektemtum ritornano con una prova furiosa e magnifica, fatta di musica suonata con il cuore e lo stomaco, lanciandosi in uno stage diving lungo molta della musica pesante conosciuta.
E tutto funzione molto bene, con canzoni di attitudine hardcore, perché questi francesi hanno molto da dire e lo gridano forte. Vi è anche molta sofferenza, molto disagio accumulato e tirato fuori con questa catarsi musicale davvero molto interessante. Il disco è vario tanto da sembrare una compilation, ma non cade mai nella confusione o in strani cul de sac, scorrendo benissimo e facendo venire voglia di ripremere play, o di girare più volte il vinile.
Come tutte le opere è difficilmente catalogabile, e qui vi è la sua grandezza. Comandano i loro ascolti, le loro sensazioni, incidendo un disco composto quasi dal vivo con ottimi risultati. Istantanee di rabbia e vita.

TRACKLIST
1. Place à la Comédie
2. Ebony Grand Master
3. Direction Cataclysme
4. Empire
5. Pantheon
6. Le Crépuscule des Idoles
7. Bad Winds
8. Lord Hear Our Prayers
9. 218’
10. Subsonic
11. Zero Bravo
12. Panacea

LINE-UP
REL
REV3REND
SIX

SEKTEMTUM – Facebook

Grave Miasma – Endless Pilgrimage

In una Londra avvolta nella nebbia, oscura e demoniaca, striscia un’entità occulta e destabilizzante chiamata Grave Miasma, misteriosa death metal band, nata una decina di anni fa.

In una Londra avvolta nella nebbia, oscura e demoniaca, striscia un’entità occulta e destabilizzante chiamata Grave Miasma, misteriosa death metal band, nata una decina di anni fa.

La discografia del gruppo comprende due ep ed un full length, Odori Sepulcrorum uscito tre anni fa, che ha elevato il gruppo allo status di cult band in ambito estremo.
Endless Pilgrimage è dunque il terzo mini cd, un altro viaggio nel death metal più oscuro, dal concept occulto, mistico e per questo molto affascinante.
Il sound passa da accelerazioni improvvise a mid tempo al limite del doom, dove le sei corde ricamano solos dai rimandi progressivi e riff pesantissimi.
L’atmosfera è pregna di misticismo e l’impatto della band da la sensazione di essere al cospetto di musicisti preparatissimi e molto coinvolti nel concept dietro a questa oscura realtà estrema.
Non fraintendetemi, ma all’ascolto di questi brani la sensazione che ne scaturisce è pregna di attitudine doom, anche se la violenza di molte ritmiche e la devastante forza dei brani (stupenda Utterance of the Foulest Spirit) non mancano di travolgere l’ascoltatore in pieno delirio death metal.
Gran lavoro delle sei corde, specialmente su Glorification Of The Impure, demoniaco il growl straziante del vocalist sacerdote di questa liturgia nera svolta nell’antro più buio dell’inferno.
Sono i Morbid Angel il gruppo più vicino alle cantilene di morte dei Grave Miasma, mentre Endless Pilgrimage continua ad emanare un terribile tanfo mortifero, che non accenna a diminuire, ed anzi aumenta col passare dei minuti, mentre dietro di voi una lieve nebbiolina si alza e dalla coltre due paia di corna si materializzano … troppo tardi, la vostra anima non ha più scampo.

TRACKLIST
1. Yama Transforms to the Afterlife
2. Utterance of the Foulest Spirit
3. Purgative Circumvolution
4. Glorification of the Impure
5. Full Moon Dawn

LINE-UP
Y – Guitars, Vocals
R – Guitars
A – Bass
D – Drums

hGRAVE MIASMA – Facebook

DESCRIZIONE SEO / RIASSUNTO
In una Londra avvolta nella nebbia, oscura e demoniaca striscia un’entità occulta e destabilizzante chiamata Grave Miasma.

Dominhate – Emissaries of Morning

Emissaries Of Morning ribadisce in toto le buone sensazioni che il primo full length aveva lasciato ai fans e agli addetti ai lavori, conquistando chi si nutre di metal estremo dai chiari rimandi old school

Towards The Light fu uno dei più riusciti esempi di puro death metal usciti un paio di anni fa, la band friulana con il debutto poneva le basi per una carriera che, anche dopo l’uscita di questo mini cd, non potrà che essere foriera di grandi soddisfazioni.

Emissaries Of Morning ribadisce in toto le buone sensazioni che il primo full length aveva lasciato ai fans e agli addetti ai lavori, conquistando chi si nutre di metal estremo dai chiari rimandi old school, per il clamoroso impatto, l’alta qualità tecnica ed un songwriting anche in questo caso sopra la media.
Quattro brani più intro per una ventina di minuti di devastante death metal, oscuro e pesantissimo, un armageddon di suoni estremi che, come in passato posa le basi sui maestri del genere, ma viene affrontato dal gruppo senza complessi di inferiorità, lasciando nell’ascoltatore la sensazione (come nel precedente lavoro) di essere al cospetto di una band navigata.
Così come in passato veniamo travolti dal sound da tregenda dei Dominhate, un salto nell’abisso dove le acque putride di cadaveri in decomposizione entrano dalla bocca e dalle narici e ci infettano mortalmente a colpi di metal estremo, un infernale e senza compromessi metallo di morte, un bombardamento perpetrato da una chirurgica e massacrante sezione ritmica, laceranti solos e rallentamenti di scuola old school, come ormai se ne sentono sempre meno, circondati dai suoni core di moda in questi ultimi anni.
Le quattro songs formano un compatto monolito di metal estremo, un’aggressione senza compromessi, una devastante carica bestiale che prende spunto dalle nefandezze sonore di Morbid Angel, Asphyx ed Hate Eternal.
Questo ep dovrebbe fungere da spartiacque tra il primo lavoro e la prossima prova sulla lunga distanza, state sintonizzati, noi ci saremo.

TRACKLIST
1. Saturn Rising
2. Awakening Confessiones
3. Faith Delirius Imago
4. Immolation Carmen Astri
5. Creation Quies Monumenti

LINE-UP
Steve – Bass, Vocals
Alex – Guitars
Slippy – Drums
Jesus – Guitars

DOMINHATE – Facebook

SUBLIMINAL CRUSHER

iye Quattordici anni di attività e quattro full length: raccontatevi ai lettori della nostra webzine.

Jerico: Subliminal Crusher è il nome di un progetto iniziato nel 2002, da me e Rawdeath, come side project degli altri nostri S.R.L., band di heavy/thrash con testi in italiano attiva dal 1992. I “SubCrush”, sono infatti nati proprio per estendere le tipiche sonorità prog-melodiche degli S.R.L., ed hanno da subito preso connotati death melodici, unici ma affini alle bands da cui al tempo io e Rod eravamo principalmente ispirati (The Haunted, At the Gates, Darkane, Pantera, Testament, etc..) .

iye Darketype, il nuovo lavoro, può essere considerato un ottimo esempio di death metal melodico con chiare influenze thrash, siete d’accordo?

Emiliano: Certamente. come detto sopra da nonno J. le influenze del gruppo sono chiare e, essendo i gusti musicali dei membri del gruppo abbastanza omogenei, non si fatica ad evincerle. L’intenzione del disco verte spesso su sonorità thrash, seppur rimanendo con una chiara base filo-scandinava, già presente in altri lavori, ma stiamo già pensando di dare una linea più death ai prossimi lavori.

iye La melodia riveste un ruolo molto importante nel vostro sound, trovando sfogo in molti solos di estrazione classica: il metal classico fa parte del vostro background?

Jerico: Le melodie sono il giusto equilibrio tra le componenti che a mio avviso compongono una tipica struttura nei brani dei Subliminal Crusher. E’ come quando si cerca di ottenere uno scatto fotografico che riassuma il giusto messaggio, ecco … la melodia è il momenti della messa a fuoco di questa immagine.

iye Come si lavora alla creazione di un album in casa Subliminal Crusher?

Jerico: Fortunatamente, le attuali tecnologie consentono di condividere le idee di tutti in poco tempo. Partendo da questi primi riff, ci si vede in sala prove e si sviluppa il pezzo nella sua forma completa. C’è da dire che l’arrangiamento di un tipico brano SubCrush non impiega mai poco tempo, ma una volta completato siamo sicuri di aver ottenuto il massimo del risultato secondo in nostri canoni.
Emiliano: Questa era per me, e anche per Marco, la prima esperienza nel contribuire alla creazione di un album e posso dire che si lavora con grande entusiasmo e impegno da parte di ogni membro (penso in particolare a Lorenzo che si è fatto carico del lavoro di registrazione, mixing e mastering). Va detto che i nostri membri più anziani (Jerico e Rodolfo) hanno giocato un ruolo fondamentale negli arrangiamenti, noi altri, alle prime armi, non saremmo probabilmente stati in grado di far rendere in modo così efficace i pezzi.

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iye Come ho scritto in sede di recensione, negli ultimi anni le band di genere hanno spostato il tiro verso sonorità più core, perdendo quasi del tutto gli elementi classici che caratterizzavano il sound di metà anni novanta; voi fate parte di quei gruppi che non si sono fatti influenzare dalle nuove tendenze continuando ad avere un approccio”vecchia scuola”, ma quali sono i gruppi che più hanno influenzato il vostro sound?

Jerico: Di certo i SubCrush non hanno mai suonato quello che gli altri si aspettavano ma sempre e solo quello che in quel momento rappresentava la nostra musicalità. Siamo passati anche noi da periodi più thrash a momenti più death, ma in generale, penso che siamo sempre rimasti coerenti al nostro moniker.

iye Nel corso della vostra carriera avete diviso il palco con gruppi a dir poco fondamentali per lo sviluppo del metal estremo come Entombed, The Haunted, Darkane e Sadus: quanto è importante per voi suonare dal vivo?

Jerico: Ogni concerto è una nuova sfida, dalla ideazione della scaletta alla preparazione in sala prove per la stessa, ma ogni volta è una soddisfazione stare sul palco insieme agli altri componenti del gruppo e condividere ogni emozione scaturita da ogni singola nota.

iye La scena italiana negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale a livello qualitativo: per voi che siete in giro da un po di anni, quali sono le differenze sostanziali tra la scena odierna e quella dei primi anni del nuovo millennio?

Jerico: La scena italiana pullula di band valide, sia dal punto di vista tecnico che delle idee; sicuramente l’attitudine delle band si è modificata nel tempo, ma credo che questo sia inevitabile. Forse quello che manca di più alla scena oggigiorno, rispetto a venti anni fa, è la curiosità nella ricerca di gruppi, suoni e relative “leggende”. Con internet oggi tutto è alla portata di tutti, e questo va sicuramente a discapito dell’immaginazione, che a mio modo di vedere è parte integrante del piacere musicale.

iye Siamo ai saluti, vi lascio spazio per farci conoscere i prossimi passi della band e vi ringrazio a nome dei lettori di Iyezine.

Jerico: Tutto quello che di importante gira intorno alla band è quasi subito postato nei nostri socials (fb in primis). Rimanete in contatto con noi su Facebook

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Cadaveric Fumes – Dimensions Obscure 12 “

Le quattro tracce danno l’impressione di un gruppo sempre in pieno controllo e con una forza compositiva fuori dal comune

Esordio sulla corta distanza per questo gruppo francese, fautore di un death metal molto atipico ed incentrato sul passato ma anche oltre.

La definizione death metal va un po’ stretta per una band che usa certamente il codice del death, ma le cui soluzioni sonore superano quelle canoniche.
Partendo dalle solide basi del genere, i Cadaveric Fumes sviluppano un suono che è molto originale e tocca diversi porti nel proprio peregrinare.
Ci sono persino ottimi residui di thrash metal in questo impasto sonoro e il death è molto simile a quello scandinavo dei fine ottanta, inizio novanta, con il suo caratteristico incedere.
Le quattro tracce danno l’impressione di un gruppo sempre in pieno controllo e con una forza compositiva fuori dal comune, tanto da dare anche un tocco black al loro suono. Un grande inizio per un gruppo da seguire.

TRACKLIST
01 Crepuscular Journey
02 Extatic Extirpation
03 Where Darkness Reigns Pristine
04 Swallowed Into Eternity

LINE-UP
Romain Gibet – Vocals
Wenceslas Carrieu – Guitar
Léo Brard – Drums
Reuben Muntrand – Bass

CADAVERIC FUMES – Facebook

In Mourning – Afterglow

Gli In Mourning non deludono affatto le aspettative, consegnandoci con Afterglow un lavoro di grade spessore ed oggettivamente ineccepibile sia dal punto di vista compositivo che da quello esecutivo

Gli svedesi In Mourning appartengono a quella categoria di band di ottimo livello che, nonostante una storia ultradecennale ed una discografia già abbastanza significativa per qualità e quantità, non hanno ancora raggiunto i picchi di popolarità che meriterebbero.

Autori di un death che si sviluppa costantemente tra pulsioni progressive, melodiche e doom, i quattro scandinavi pagano probabilmente la loro non semplicissima collocazione all’interno di una specifica frangia del genere: se, infatti, a tratti sembra di ascoltare una versione più moderna degli Opeth d’inizio millennio, gli appropriati rallentamenti pongono il sound verso una cupezza vicina agli October Tide (non cito a caso la band di Norrman, visto che sia l’ottimo vocalist Tobias Netzell che il bassista Pierre Stam ne hanno fatto parte in passato) mentre più di una volta è il trademark melodico tipicamente svedese a caratterizzare il sound, come viene brillantemente esplicitato dall’opener Fire and Ocean.
Il girovagare tra tutte queste pulsioni depone a favore di una certa ecletticità degli In Mourning, anche se permane un umore cupo di fondo, derivante da un trademark doom che non si manifesta più di tanto, però, tramite i caratteristici ed asfissianti rallentamenti.
La band svedese si rende protagonista di un lavoro eccellente nel suo complesso, con una serie di brani ficcanti che potrebbero far breccia un po’ in tutti quelli che amano sonorità robuste intrise nel contempo di melodie tecnica e di una giusta dose di malinconia; personalmente prediligo gli In Mourning quando spiegano le ali verso il death doom melodico, spesso vicino nel suo sentire agli Swallow The Sun (come avviene magistralmente nella conclusiva title track) e un po’ meno, invece, allorché sono gli influssi opethiani a prendere il sopravvento (Ashen Crow, soprattutto) ma, come detto, è solo una questione di gusto soggettivo.
Va detto, peraltro, che queste anime più di una volta si incontrano e la loro convivenza, per nulla forzata, produce frutti notevoli (The Call to Orion su tutte, ma riuscitissima è anche The Lighthouse Keeper) con buona continuità ed una mai scontata padronanza della tecnica strumentale, con menzione d’obbligo, oltre ai musicisti già citati, per i chitarristi Björn Pettersson e Tim Nedergård e per un pezzo da novanta della scena musicale svedese come il drummer Daniel Liljekvist, per oltre un decennio nei Katatonia.
In buona sostanza, questo ritorno dopo quattro anni dal precedente album, da parte degli In Mourning, non delude affatto le aspettative, consegnandoci con Afterglow un lavoro di grade spessore ed oggettivamente ineccepibile sia dal punto di vista compositivo che da quello esecutivo: insomma, da accaparrarsi e goderne pressoché a scatola chiusa …

Tracklist:
1. Fire and Ocean
2. The Grinning Mist
3. Ashen Crown
4. Below Rise to the Above
5. The Lighthouse Keeper
6. The Call to Orion
7. Afterglow

Line-up:
Pierre Stam – Bass
Tobias Netzell – Guitars, Vocals
Björn Pettersson – Guitars
Tim Nedergård – Guitars
Daniel Liljekvist – Drums

IN MOURNING – Facebook

Black Royal – The Summoning PT.2

Un disagio che si può toccare, una caduta nell’abisso del male di vivere da cui non si torna più indietro, l’altra faccia della Finlandia da cartolina e ha l’espressione di un demone perverso.

Finlandia, la terra dei mille laghi, chilometri di lande immerse nel freddo e in una splendida desolazione, per molti stranieri il paradiso, ma per chi ci vive può diventare qualcosa di vicino all’inferno.

Suicidi, alcolismo ed una predisposizione per la depressione e l’occultismo non sono rari, specialmente fuori dalle città.
La musica aiuta non poco e non è un caso che dai paesi scandinavi arrivino molte delle migliori realtà del metal degli ultimi venticinque anni.
I Black Royal sono un gruppo di Tampere, cittadina che ha dato i natali ad un numero altissimo di band, la loro musica esprime e descrive tutto il disagio di chi vive la realtà finlandese, lontana, molto lontana da renne e paesaggi natalizi e molto più vicina ad una provincia disastrata, che ricorda quella americana di Non Aprite Quella Porta.
The Summoning PT.2, come da titolo, segue il primo capitolo uscito lo scorso anno, trattasi di due EP che danno il via alla carriera della band, devota allo stoner/death, un sound che incorpora in parti uguali, sonorità doom settantiane, il più attuale stoner ed il death metal che non può non guardare allo storico estremismo di cui i paesi scandinavi sono famosi.
Licenziato dalla Armless Stranger, questo monolitico pezzo di metallo incandescente, lavico ed estremo ci consegna un gruppo con tutte le potenzialità per diventare una band di culto nella scena underground.
Il loro sound alimentato dal calore insopportabile dell’inferno e dalla potenza inesauribile della lava vulcanica che distrugge ogni cosa al suo passaggio, risulta una creatura abominevole, rabbiosa e cattivissima.
Denuncia sociale, occultismo e culto del bere, un miscuglio pericolosissimo che detona in queste cinque esplosioni, più intro, pesantissime, monolitiche ed a tratti disturbanti.
Black Sabbath ed Entombed drogati di stoner/sludge, un’alchimia di suoni ed umori devastanti che escono prepotentemente dai solchi delle varie, Scorn The Saint, Reclaim The Throne e Demonspawn, un disagio che si può toccare, una caduta nell’abisso del male di vivere da cui non si torna più indietro, l’altra faccia della Finlandia da cartolina e ha l’espressione di un demone perverso.

TRACKLIST
01. Purgatory
02. Scorn The Saint
03. Reclaim The Throne
04. Fireball
05. The Summoning
06. Demonspawn

LINE-UP
Jukka – Drums
Toni – Guitars, Vocals (backing)
Riku – Vocals
Pete – Bass, Vocals

BLACK ROYAL – Facebook

Solinaris – Deranged

Deranged risulta un album piacevole, specialmente nelle parti dove il metal estremo lascia che le ottime parti progressive prendano il sopravento

Debutto sulla lunga distanza per questa band estrema proveniente dal Quebec, fondata nel 2012 dal cantante e tastierista Eric Labrie e dal chitarrista Bernard Giroux, raggiunti da Jean-Daniel Villeneuve all’altra chitarra, Jonathan Piché al basso e Lucas Biron alle pelli.

Il gruppo nel 2015 finisce di registrare Deranged, uscito solo ora e licenziato sotto l’ala della Cimmerian Shade Recordings.
La proposta dei canadesi è un death metal tecnico e progressivo, dove da copione le sfuriate estreme lasciano spazio a fughe verso lidi jazz, fusion in un altalenante cambio di atmosfere.
Molto importante nel sound le armonie acustiche, punto di forza di Deranged, mentre nelle parti estreme una produzione leggermente deficitaria non valorizza appieno l’enorme mole di lavoro dei Solinaris.
La prima parte del cd sfoga quasi tutta la sua vena estrema, la title track, Torture Chronicles e Blind torturano i padiglioni auricolari con sferzate estreme tecnicissime, stacchi e ripartenze care ai gruppi dediti al genere, mentre il cuore dell’album è lasciato in mano alle atmosfere progressive di Chloroform e Field of Trees, dove la sei corde di Giroux prende in mano il sound e ci conduce in lidi acustici dalle reminiscenze folk.
Si riparte in quarta per un finale in crescendo, gli ultimi tre brani con in testa la conclusiva Red Rain tornano a far male, non rinunciando ad un finale atmosferico.
Deranged risulta un album piacevole, specialmente nelle parti dove il metal estremo lascia che le ottime parti progressive prendano il sopravento, un debutto tutto sommato positivo per i Solinaris.
Se siete amanti del genere e di gruppi come Cynic, Atheist e Pestilence, un ascolto è consigliato.

TRACKLIST
1.Intro
2.Deranged
3.Torture Chronicles
4.Blind
5.Murder
6.Chloroform
7.Field of Trees
8.November
9.Phobopath
10.Red Rain

LINE-UP
Eric Labrie – Vocals and keys
Bernard Giroux – Acoustic guitars and solos
Jean-Daniel Villeneuve – Electric guitars and solos
Jonathan Piché – Fretless bass
Lucas Biron – Drums
Alexandra Lacasse – Saxophone

SOLINARIS – Facebook

Vibrion – Bacterya

Bacterya ricorda nel sound il caos di un mondo ormai alla fine, dopo che il virus mortale ha trucidato ogni essere vivente, in uno scenario di apocalisse che ben si adatta alla musica del combo.

I Vibrion sono attivi dai primi anni novanta, non una band di novellini dunque ma una realtà consolidata del panorama estremo underground.

I primi due album sono lavori molto rispettati nella scena death mondiale, specialmente il primo Diseased, uscito nel 2005 e seguito da Closed Frontiers di due anni più tardi.
Un lungo silenzio durato quasi vent’anni ed interrotto dal video live, Buenos Aires Re-infected del 2014, ha portato il gruppo fino a Bacterya, licenziato dalla Disembodied Records con la collaborazione della Xtreem Music.
Death metal old school di scuola statunitense, una mazzata virale che non conosce tregua tra furiosi blast beat e rallentamenti destabilizzanti, un’atmosfera apocalittica che aleggia sui brani, schitarrate furibonde e urla animalesche di persone infette ed ormai prossime alla morte, tutto questo ricorda questo nuovo lavoro del gruppo argentino.
Bacterya ricorda nel sound il caos di un mondo ormai alla fine, dopo che il virus mortale ha trucidato ogni essere vivente, in uno scenario di apocalisse che ben si adatta alla musica del combo.
Le ritmiche in perenne tensione, le atmosfere claustrofobiche e pregne di disperazione, i solos che ricordano lamenti di forme di vita tormentate nel fisico e nella mente lasciano piacevole gusto di morte in bocca, specialmente se siete amanti del metallo estremo sulla scia dei numi tutelari di un certo modo di fare death, gli Obituary dei fratelloni John e Donald Tardy.
Manca solo qualche brano che spicca in questa devastante tracklist che forma un massiccio e monolitico esempio di death metal senza compromessi, anche se sono certo che i fans incalliti del genere ameranno Bacterya alla follia.

TRACKLIST
1. Day of Replication
2. The Wrath of the Beast
3. The Worm Immune
4. The Walls of Caffa
5. Ill Essentia
6. Of My Burning Brothers
7. Hidden Plague Disseminator
8. Bacterya
9. Circles Are Closed
10. Mutant

LINE-UP
Luis Guardamagna – Guitar, Vocals
Lou-Indigo – Lead Guitar
Fabian Fernandez, Bass
Matthias M. – Bass
Jonas Sanders – Drums

VIBRION – facebook

Godless – Centuries Of Decadence

Quattro brani che formano un massacro sonoro dall’alta intensità, tecnicamente sopra le righe, ben strutturato sull’amalgama tra i suoni old school alla Obituary e non poche soluzione più moderne e violente.

Hyderabad, India, tra le strade e levie della città asiatica si aggiravano tre realtà estreme che portavano in se il morbo del death metal: Skrypt, Shock Therapy ed Eccentric Pendulum.

Dall’unione di cotanta, devastante malvagità è nata una nuova creatura, i temibili Godless che, tramite la label estrema per antonomasia, la Transcending Obscurity danno alle stampe il loro debutto, Centuries Of Decadence.
Come molte delle band provenienti dal lontano paese asiatico i cinque musicisti indiani trovano nel metal estremo un modo per denunciare le molte piaghe di una società malata, tralasciando tematiche horror o fantasy, care alla maggior parte dei loro estremi colleghi.
Una denuncia sociale a colpi di death metal che si avvicina pericolosamente al brutal, nelle ritmiche che non mollano la furia dei blast beat ed il growl, profondo e terrificante.
Quattro brani che formano un massacro sonoro dall’alta intensità, tecnicamente sopra le righe, ben strutturato sull’amalgama tra i suoni old school alla Obituary e non poche soluzione più moderne e violente.
Ne esce un dischetto sviluppato su una ventina di minuti di death metal che risulta una mazzata terrificante, un cappio soffocante che si stringe al collo senza possibilità di sfuggire al delirio estremo dell’opener Infest, della dirompente ed oscura Ossuary, della death/thrash Replicant e del brutale massacro sonoro perpetuato con la conclusiva Oneiros.
Per i fans del genere un ascolto è altamente consigliato.

TRACKLIST
1.Infest
2.Ossuary
3.Replicant
4.Oneiros

LINE-UP
Kaushal LS – Vocals
Rohit Nair – Guitar
Ravi Nidamarthy – Guitar
Abbas Razvi – Bass
Aniketh Yadav – Drums

GODLESS – Facebook

Eternal Delyria – Delirium

Con personalità e buone idee la band aggiunge al suo furioso metallo armonie tastieristiche di estrazione gothic e il risultato è un quanto mai piacevole death dai rimandi sinfonici

Sono pronti per pubblicare, a giugno di quest’anno, il primo full length il cui titolo sarà Letting Go of Humanity, nel frattempo noi di Iyezine facciamo un passo indietro e torniamo a due anni fa quando gli Eternal Delyria pubblicarono questo buon debutto autoprodotto.

Il gruppo proveniente dal Canton Ticino è composto da sei elementi, in questo lavoro suonava ancora il vecchio bassista , poi sostituito da Thimothi Scandella, che con Alexander Lutz alla voce, Nicola Leoni e Fausto Boscari alle chitarre, Claudio Esposito alle tastiere e Alex Ruberto alle pelli, formano l’attuale line up.
Il loro sound di matrice estrema risulta un ottimo melodic death metal, l’ispirazione guarda alle terre scandinave, ma il gruppo non risulta una fotocopia dei primi In Flames o Dark Tranquillity.
Con personalità e buone idee la band aggiunge al suo furioso metallo armonie tastieristiche di estrazione gothic e il risultato è un quanto mai piacevole death dai rimandi sinfonici, senza voci femminili, perciò duro ed aggressivo quanto basta per piacere anche agli amanti del death classico.
Ottimo l’uso dei tasti d’avorio, sempre presenti e ben inseriti nel sound che tra cavalcate metalliche e tanta melodia, piace al primo assaggio.
Prodotto benissimo, Delirium dopo l’intro cinematografica parte con il riff marziale di Mutation, per poi esplodere in tutta la sua debordante varietà di solos riff e ritmiche.
Gotico, estremo, ed oscuro come una foresta alpina, Sacrifice gronda metallo estremo ma elegante, le tastiere disegnano armonie gotico progressive, mentre lo scream rimane aggressivo ma gustosamente interpretativo.
Wake Up è il primo singolo e video del gruppo, ritmiche thrash amoreggiano con tastiere melodiche, mentre l’atmosfera si surriscalda maggiormente nelle ottime What’s The Point e la conclusiva Surrounded By Lies.
Catamenia, Children Of Bodom, Dimmu Borgir e tante atmosfere gotiche, sono le principali indicazioni che mi sento di suggerire a chi si avvicina alla musica del gruppo svizzero.
Manca poco al primo full length, state sintonizzati.

TRACKLIST
1.Intro
2.Mutation
3.Sacrifice
4.Wake Up
5.What’s The Point
6.Surrounded By Lies

LINE-UP
Clod – Keyboards
Lutz – Voice Growl & Scream
Alex – Drums
Fot – Guitar
Nyx – Guitar
Tim – Bass

ETERNAL DELYRIA – Facebook

Mental Illness – Откровение

Ritmiche indiavolate che si alternano a parti cadenzate di potente death metal guerresco, una via di mezzo tra i Behemoth ed i Bolt Thrower, ed il risultato non può che essere un devastante sound supportato da un’attitudine blasfema ed oscura.

Il bello di scrivere per una zine come la nostra è avere la possibilità di scovare ottimi lavori in ogni parte del mondo, prodotti che il sottoscritto, sempre avido di nuove scoperte avrebbe inevitabilmente perso e che invece risuonano nella mia stanza, tanto quanto gli album dei gruppo più famosi.

Sì, perché non solo dei soliti nomi si vive e almeno per chi si professa amante della scena underground, è obbligatorio far proprie le opere di gruppi magari sconosciuti ma di buona qualità, se poi si ha anche la possibilità di scrivere due righe per supportarli tutto diventa una piacevole missione.
Per More Hate Productions e Narcoleptica Prod., label provenienti dalla madre Russia, arrivano al debutto i conterranei Mental Illness trio di cui si conosce pochissimo, se non che è attivo da un paio di anni.
Black/death epico, oscuro e da battaglia è il genere che il trio russo propone con questo ottimo Откровение, primo lavoro che dimostra subito il forte impatto della band.
Ritmiche indiavolate che si alternano a parti cadenzate di potente death metal guerresco, una via di mezzo tra i Behemoth ed i Bolt Thrower, ed il risultato non può che essere un devastante sound supportato da un’attitudine blasfema ed oscura.
I Mental Illness ci portano in ere dove figure mitologiche, dei e orchi combattono per soggiogare una terra oscura, dominata da demoni crudeli e la colonna sonora di cotanta epica ed oscura drammaticità non può che essere il loro indiavolato metal estremo.
Gran lavoro ritmico, sei corde ribassate ed una produzione che esalta il clima soffocante dell’opera, più le urla belluine che alternano growl profondi e scream demoniaci, valorizzano brani dal trascinante e sanguinolento massacro sonoro come И не угаснет огонь, Время искупления e la splendida title track, otto minuti di epica tregenda metallica.
Gran bella mazzata infernale questo lavoro, peccato non avere più informazioni sulla band, ma proprio qui in fondo sta il bello, come detto.

TRACKLIST
1. И не угаснет огонь
2. Ничто не забыто
3. Восход Нахемы
4. Сняв оковы
5. Время искупления
6. Культ
7. Жажда безумия
8. Откровение
9. Выжигая пламенем

LINE-UP
Bill
Norronen
Sammael

MENTAL ILLNESS – Facebook

Barús – Barús

Un sound costruito su di un alto tasso di groove dissonante e melodico, un vortice di suoni progressivi estremi che non mancano di stupire.

Debutto per i sorprendenti deathsters francesi Barús, con questo ep di quattro brani devastanti dal mood progressivo ed in linea con le produzioni targate Meshuggah.

Un sound costruito su un alto tasso di groove dissonante e melodico, un vortice di suoni progressivi estremi che non mancano di stupire.
Una piramide costruita su armonie mai banali e che alterna insane melodie a monolitiche parti estreme dove il death metal violenta con la sua forza distruttrice, un metal che si ispira al thrash moderno e dannatamente progressivo.
Cinque musicisti di cui si conoscono solo le iniziali, ma dalla tecnica e dal talento compositivo enorme al servizio di questa torre di musica estrema che si innalza verso il cielo.
Tarot, Disillusions, l’apocalittica Chalice e la sludge oriented Cherub compongono questa ventina di minuti abbondanti di metal fuori dagli schemi e sopra le righe.
Progressivo, debordante ed assolutamente imprevedibile nelle molte furiose accelerazioni, monolitico e disturbante, quando il sound frena e veniamo schiacciati sotto i piedi di un gigantesco moloch di pura elettricità.
Attiva dallo scorso anno e subito in pista con questo ep omonimo, la band di Grenoble alza la canna del suo bazooka e mira a distruggere il trono dei gruppi dediti al genere, il loro sound è una tempesta di suoni su cui un growl nervoso e personale sfoga tutta la sua rabbia nichilista.
Chitarre dai solos lancinanti, un mare di riff dissonanti e pesantissimi, ritmiche ingarbugliate ma perfettamente incastonate nel caos ragionato prodotto dal gruppo, fanno di Barús una chicca per gli amanti di Meshuggah e Mastodon.
Da non mancare l’appuntamento con la prova sulla lunga distanza

TRACKLIST
1. Tarot
2. Disillusions
3. Chalice
4. Cherub

LINE-UP
R – Bass
A – Drums
M – Guitars
J – Guitars
K – Vocals

BARUS – Facebook

Post-Mortem – God With Horns

Slayer, Cannibal Corpse e Behemoth sono i padrini malvagi del sound proposto dai Post-Mortem, dunque se siete amanti di questo tipo di metal estremo, God With The Horns vi offrirà molti spunti interessanti e piccole gioie morbose

Dopo vent’anni abbondanti di attività vede la luce l’abominevole primo full length dei transalpini Post-Mortem.

Il gruppo francese, infatti, fino ad ora aveva licenziato due ep, Mystic Delights uscito all’alba di questo millennio e Mankind Autopsy l’anno dopo (1991), poi più nulla e conseguentemente del quintetto se ne erano perse le tracce fino ad oggi, in corrispondenza dell’uscita di questo pezzo di pura blasfemia e violenza in musica che risulta God With Horns, una bella mazzata oscura, veloce, e dall’impatto tremebondo, nera come la pece, che si divide tra reminiscenze statunitensi ed europee in egual misura, non concedendo tregua per tutta la mezzora di durata.
Non mancano intermezzi orchestrali a creare un’atmosfera soffocante e solos melodici che a tratti smorzano una tensione da armageddon, mentre il growl animalesco del singer continua imperterrito a vomitare blasfemie.
Compatto e brutale, l’album ha in un paio di brani la sua massima espressione estrema, la devastante Rules Of Death e la thrash oriented Industrial Aborting Process, con una menzione particolare per la title track, violenta, oscura ed orchestrale.
Slayer, Cannibal Corpse e Behemoth sono i padrini malvagi del sound proposto dai Post-Mortem, dunque se siete amanti di questo tipo di metal estremo, God With The Horns vi offrirà molti spunti interessanti e piccole gioie morbose, approfittatene.

TRACKLIST
1. Intro (Beyond the Void)
2. Spinetrophy
3. Rules of Death
4. Eat the Cadaver
5. Industrial Aborting Process
6. God with Horns
7. Void Millenium Genesis
8. Outro (Coming War) 01:21
9. Umbilical Strangulation

LINE-UP
Gaëtan Floesser – Guitars
Laurent Greder – Drums
Samuel Clauss – Guitars
Pierre Mohn – Bass
Xavier – Vocals

POST-MORTEM – Facebook

Inallsenses – Checkmate

Checkmate potrebbe senz’altro fungere da ideale apripista ad un nuovo lavoro sulla lunga distanza, le sensazioni sono positive, aspettiamo fiduciosi le prossime mosse.

Attivi addirittura dalla seconda metà degli anni novanta, tornano con questo ep di quattro brani i campani Inallsenses, alfieri di un sound che mescola con sagacia death metal,thrash e metalcore in un unico terremotante frullatore musicale.

Il gruppo di Caserta rompe un silenzio che dura ormai da sei anni, da quel 2010 che segnò l’uscita dell’ultimo full length, Hysterical Psychosis, successore di The Experience, uscito nel 2008 e di due demo nei primi anni di carriera.
Una band di provata esperienza, culminata nel 2008 con l’apparizione al Wacken Open Air, messa al sevizio di quattro brani composti da pura adrenalina estrema.
Velocità ritmica ai limiti legali, un’ottimo uso delle due voci (clean e growl) ed un buon susseguirsi di solos melodici, sono le principali cause della buona riuscita dei brani che compongono Checkmate, ad iniziare dall’opener Expectation, la più moderna del lotto e vicina al sound estremo di moda in questi anni.
Si viaggia con l’acceleratore a tavoletta nella seguente The Anthem Of Revolution, una thrash metal song divisa tra l’irruenza del genere e i solos di estrazione melodic death, così come in New Automata, interpretata alla grande dalla doppia voce del chitarrista Matteo Recca.
La titletrack chiude questi diciassette minuti di flagello, qui i migliori Testament fanno capolino tra i solchi del brano, un arrembante e quanto mai riuscito macello sonoro, a cui la doppia voce dona un’altissimo appeal.
Buon ritorno per la band casertana, Checkmate potrebbe senz’altro fungere da ideale apripista ad un nuovo lavoro sulla lunga distanza, le sensazioni sono positive, aspettiamo fiduciosi le prossime mosse.

TRACKLIST
1. Expectation
2. The Anthem Of Revolution
3. New Automata
4. Checkmate

LINE-UP
Lorenzo Picerno – Bass
Bartolomeo D’Arezzo – Drums
Mateo Recca – Guitars, Vocals
Giuseppe Senese – Guitars

INALLSENSES – Facebook

VV.AA. – Thirteeen: An Ethereal Sound Works Compilation

Thirteen è la compilation che celebra i tredici anni di attività della label portoghese Ethereal Sound Works, nel cui roster sono comprese band lusitane dedite ai generi più disparati, ma tutte accomunate da una notevole qualità di fondo e da altrettanta verve creativa.

Thirteen è la compilation che celebra i tredici anni di attività della label portoghese Ethereal Sound Works, nel cui roster sono comprese band lusitane dedite ai generi più disparati, ma tutte accomunate da una notevole qualità di fondo e da altrettanta verve creativa.

Sono ben 19 i brani contenuti in questa raccolta piuttosto esaustiva con la quale il buon Gonçalo esibisce i suoi gioielli, anche quelli più preziosi ma, purtroppo, non più attivi come i Vertigo Steps.
Così, in questo caleidoscopio di suoni ed umori, troviamo il metal con il death dei Rotem e il power/thrash degli Hourswill, il rock alternativo di Secret Symmetry, Painted Black, Dream Circus e Artic Fire, il punk di The Levities, Chapa Zero e Punk Sinatra, il dark di And The We Fall, Rainy Days Factory e My Deception, l’indie dei The Melancholic Youth Of Jesus, il folk dei Xicara , la sperimentazione pura dei Fadomorse e l’ ambient degli Under The Pipe e dei Soundscapism Inc., quest’ultimo fresco progetto di Bruno A., successivo allo split dei Vertigo Steps, qui rappresentati dalla splendida Silentground.
L’eclettismo è il vero marchio di fabbrica della ESW, grazie alla quale abbiamo la possibilità di constatare come in Portogallo si produca tanta musica di qualità, in più di un caso oggetto delle nostre recensioni (che possono essere lette nella sezione sottostante denominata articoli correlati).
Non ci sono solo i Moospell o il fado, quindi, a rappresentare il fatturato musicale lusitano, e questa compilation offre una ghiotta possibilità di farsi un’idea più precisa di quel movimento, portando alla luce diverse realtà oltremodo stimolanti.

Tracklist:
1.Secret Symmetry – Disarray And Silver Skies
2.Vertigo Steps – Silentground
3.Painted Black – Quarto Vazio
4.Hourswill – Atrocity Throne
5.My Deception – Daylight Deception
6.Dream Circus – Ticking
7.Rotem – The Pain
8.The Levities – Split Lip
9.Chapa Zero – Vai Lá Vai
10.Punk Sinatra – Nunca Há Paciência
11.Under The Pipe – No Need Words
12.Artic Fire – Running
13.The Melancholic Youth Of Jesus – Insensivity
14.And Then We Fall – Ancient Ruins
15.Rainy Days Factory – Deep Dive
16.Fadomorse – Deicídio
17.Xícara – Cantiga (Deixa-te Estar na Minha Vida)
18.Dark Wings Syndrome – In My Crystal Cage (2015)
19.Soundscapism Inc. – Planetary Dirt

ETHEREAL SOUND WORKS – Facebook

Subliminal Crusher – Darketype

Darketype ci consegna una band che non ha nulla da invidiare ai gruppi d’oltreconfine, manifesto della qualità altissima raggiunta dalla nostra scena estrema.

Tornano a distanza di tre anni dal precedente Newmanity i Subliminal Crusher, band da considerarsi storica nel panorama estremo nazionale visto gli ormai quattordici anni di attività.

Il gruppo infatti è dal 2002 che sale sui palchi con il suo devastante sound, in compagnia di nomi altisonanti del mondo estremo come Entombed, The Haunted, Darkane e Sadus, portandosi dietro una discografia arrivata al quarto full length, dopo Antithesis, primo lavoro del 2005, E(nd)volution del 2008 e, appunto, Newmanity.
Il gruppo umbro anche questa volta non tradisce le attese e colpisce nel segno con terribile violenza, Darketype è un lavoro che, come da tradizione, annovera nel proprio sound death metal melodico e thrash, in un susseguirsi di songs dall’impatto devastante ma molto curate sotto l’aspetto melodico, specialmente nel gran lavoro delle due asce (Marco Benedetti e Lorenzo Lucchini) che inanellano una serie di solos dal forte sapore classico (The Jester Who Rules The World e la straripante No Future For Your Head), sulle ritmiche infernali provenienti dal basso di Jerico Biagiotti e dal quel mostro di bravura alle pelli che risulta Rawdeath, un vero spettacolo pirotecnico il suo drumming.
Sopra a questo ben di dio estremo, il growl rabbioso di Emiliano Liti fa il resto e Darketype deflagra fin dalle prime note di Violence, seguita da Archetype e andando a formare un duetto iniziale letteralmente fulminante.
Musica estrema, violenta, sparata a velocità della luce, o marmorea nel suo incedere cadenzato (grandiosa Eternal And Hollow), compone questo album a tratti entusiasmante, il death metal melodico di estrazione scandinava viene irrobustito a dovere da elementi thrash, i solos non risultano mai banali, non mancano aggressive cavalcate metalliche e violentissime sfuriate (Vermin’s Choirs) il tutto suonato in modo esemplare.
Dopo tanto core, ormai insinuatosi nel sound di molti gruppi estremi, finalmente un vero esempio di death metal melodico come i maestri scandinavi insegnano, Darketype ci consegna una band che non ha nulla da invidiare ai gruppi d’oltreconfine, manifesto della qualità altissima raggiunta dalla nostra scena estrema.

TRACKLIST
01.Violence
02.Archetype
03….And Then the Darkness Came
04.Ashes of Mankind
05.Condemned to Exile
06.The Jester Who Rules the World
07.Eternal and Hollow
08.Vermin’s Choirs
09.No Future for Your Head
10.Obscure Path

LINE-UP
Jerico Biagiotti – Bass
Rawdeath – Drums
Marco Benedetti – Guitars
Lorenzo Lucchini – Guitars
Emiliano Liti – Vocals

SUBLIMINAL CRUSHER – Facebook

Tombstalker – Black Crusades

Incandescente miscela di death, thrash e groove metal, un po’ di Bolt Thrower e tanta violenza.

Incandescente miscela di death, thrash e groove metal, un po’ di Bolt Thrower e tanta violenza.

Dal Kentucky arriva l’esordio discografico di questa bestia che prende le mosse dai grandi del metal e soprattutto da quella grande epopea metal che fu la scena svedese degli anni novanta. L’incedere è da grande gruppo, si sente che di musica ne masticano molta e riescono e rielaborare ottimamente il tutto. Ci sono moltissime cose qui dentro, l’album è un attacco frontale che piacerà a moltissimi metallari di diversa estrazione. I Tombstalker fanno un album estremamente divertente che mette un certo metal al centro del discorso senza pose o atteggiamenti, ma solo tanta sostanza e violenza. Guerra Metal.

TRACKLIST
1.Forlorn Recollections
2.Chaos Undivided
3.Blood Thirster
4.Fate Weaver
5.Black Crusades
6.Soul Eater
7.Plague Father
8.Chaos Enthroned

LINE-UP
Conqueror Horus – howls and bellows of torment, soul shred.
Defiler – low frequency warfare, subliminal propaganda.
Basilisk – relentless blitzkrieg.

TOMBSTALKER – Facebook

Strangulate – Catacombs Of Decay

Un buon lavoro, da ascoltare a tutto volume quando si ha bisogno di scaricare la rabbia che la vita di tutti i giorni ci fa accumulare dentro

Si torna a parlare della scena asiatica, per la precisione quella estrema indiana, con i death metallers Strangulate, duo di Kolkata ora alle prese con la distruzione sonora di Calcutta a colpi di metal estremo feroce e molto vicino al brutal.

Una carneficina, questo Catacombs Of Deacy, opera estrema che non potrà che far nascere un sorriso sadico sulle labbra degli appassionati del metal estremo tutto velocità e dal concept splatter/gore.
Death metal old school e brutal death, insieme in questa mezzora di aggressività fuori dal comune, messa in campo da questi sadici musicisti indiani, che, in questo debutto, mettono tutta la loro passione per il genere, con la dovuta attitudine, le proprie influenze e un impatto terrificante.
E come un bel film horror, le songs si susseguono in tutto il loro delirio, come il serial killer di turno si accanisce sulle sue malcapitate vittime, la band sfodera otto brani che inneggiano al massacro psichico corporale, senza soluzione di continuità e pietà.
Veloce, violento e senza fronzoli, Catacombs Of Deacy convince, le ritmiche corrono veloci e i pochi rallentamenti assumono una pesantezza enorme, il growl vomita sul cadavere, ormai tagliato a pezzi tutto il propio odio, infierendo sulle povere carni con la lama tagliente, mentre Barbaric Decadence, Dungeons of Despair, Humanity’s End e Blood And Bones, fungono da colonna sonora a cotanta allucinante barbarie.
Un buon lavoro, da ascoltare a tutto volume quando si ha bisogno di scaricare la rabbia che la vita di tutti i giorni ci fa accumulare dentro, lasciando per poco tempo il nostro buon senso per un approccio bestiale, istintivo, animalesco.
Cannibal Corpse, Suffocation e Autopsy sono i padrini di questo lavoro, per gli amanti del genere, dunque, un album da non trascurare.

TRACKLIST
1.Barbaric Decadence
2.Primordial Execution
3.Dungeons of Despair
4.Misogynistic Horror
5.Orchestrated Massacre
6.Humanity’s End
7.Blood and Bones
8.Catacombs of Decay

LINE-UP
Subhasish-Vocals
Denzil Davidson-Guitars

STRANGULATE – Facebook