Whyzdom – Symphony For A Hopeless God

Gli Whyzdom confezionano un ottimo album di genere, prodotto benissimo e colmo di spettacolari orchestrazioni

Chiariamolo subito: l’album in questione e la band che l’ha creato fanno parte di un genere che, a livello di novità e originalità, ha già esibito fin dalla metà degli anni novanta tutta la sua potenzialità, diventando una delle espressioni in ambito metallico più seguite dai fan, specialmente in Europa.

Difficile perciò trovare album che stupiscano sotto questi aspetti, mentre molto più facile è imbattersi in realtà che, seguendo i soliti cliché del genere, confezionino delle ottime opere di metal gotico, sinfonico e dalle orchestrazioni cinematografiche di buon appeal, virtù sposate dagli amanti di queste sonorità.
A riprova di ciò ecco il nuovo lavoro della band transalpina Whyzdom, nata nel 2007 e al terzo lavoro dopo i due full lenght “From The Brink Of Infinity” del 2009 e “Blind?”, precedente album del 2012.
Preso atto del cambio di vocalist, con Marie Rouyer che prende il posto dietro il microfono della collega Elvyne Lorient, ci immergiamo tra i solchi di questa opera sinfonica dal titolo Symphony For A Hopeless God che, se non fa gridare al miracolo per spunti innovativi, offre più di un’ora di dinamico ed alquanto metallico gothic metal.
Se, come dei novelli cavalieri della tavola rotonda, siete alla ricerca del santo graal dell’originalità, lasciate tranquillamente perdere questo album; se, invece, il genere continua a regalarvi emozioni, allora spegnete i cellulari e fatevi prendere per mano dalla band parigina, che vi accompagnerà tra le orchestrazioni e gli ottimi spunti dell’opera in questione, dove un buon impatto metal, riuscite parti orchestrali e l’ottima ugola della singer vi regaleranno una buona scusa per stare a casa e godervi lo spettacolo.
Settanta minuti (forse, leggermente troppi) di musica a tratti spettacolare, con qualche picco e qualche piccolo cedimento, che ci sta, proprio in conseguenza della lunga durata, tra funamboliche parti orchestrali e fughe metalliche aggressive, amalgamate con buon piglio dalla band, brava nel non perdersi troppo in parti atmosferiche, ma attaccando dalla prima all’ultima nota lasciando che tutta la sua musica arrivi a noi nella forma migliore (la produzione è al top).
Tra i brani, che raggiungono tutti la sufficienza, spiccano le ottime Asylum Of Eden (la più riuscita in virtù delle ottime orchestrazioni epico/cinematografiche), seguita dalla roboante Waking Up The Titans, dai cori magniloquenti che si avvicinano ai Therion, e Where Are The Angels, anch’essa impreziosita da una spettacolare aurea epica enfatizzata dall’ottima sinfonia classica.
Senza tediarvi con le solite band di riferimento, la band francese ha confezionato un ottimo album di genere, prodotto benissimo, colmo di spettacolari orchestrazioni, ed interpretato da una brava cantante, per gli amanti del genere virtù essenziali per amare un lavoro come Symphony For A Hopeless God.

Tracklist:
1. While the Witches Burn
2. Tears of a Hopeless God
3. Let’s Play with Fire
4. Eve’s Last Daughter
5. Don’t Try to Blind Me
6. The Mask
7. Asylum of Eden
8. Waking Up the Titans
9. Theory of Life
10. Where Are the Angels
11. Pandora’s Tears

Line-up:
Marie Rouyer – voce
Nico Chaumeaux – batteria
Régis Morin – chitarra
Vynce Leff – chitarra, orchstra
Marc Ruhlmann – tastiera
Xavier Corrientes – basso

WHYZDOM – Facebook

Aevum – Impressions-Il Palcoscenico Della Mente

Impressions letteralmente incanta, trattandosi di una vera e propria opera rock/metal, nella quale l’elemento elettrico supporta il suono classico in un un vortice di stili e generi, mantenendo sempre in buona evidenza una componente oscura che trascina l’ascoltatore nel mezzo di un duello all’ultimo sangue tra i vari strumenti e tra le diverse voci.

Un’opera quanto mai ambiziosa, questo viaggio musicale degli Aevum, un affascinante tuffo in atmosfere da “fantasma del palcoscenico”, misteriose come quelle di un vecchio teatro abbandonato, nel quale gli unici abitanti sono gli spettri di un mondo ormai lontano e dimenticato.

Il gruppo nasce in quel di Torino da un’idea della cantante Evelyn Moon e del pianista Richard ai quali, dopo vari avvicendamenti di line-up, si uniscono altri musicisti per formare l’assetto definitivo che consta di ben sette elementi.
Prima di questo album d’esordio, la band ha realizzato due Ep autoprodotti, “Celestial Angels” e “Nova Vita”, rispettivamente nel 2008 e 2012. Impressions letteralmente incanta, trattandosi di una vera e propria opera rock/metal, nella quale l’elemento elettrico supporta il suono classico in un un vortice di stili e generi, mantenendo sempre in buona evidenza una componente oscura che trascina l’ascoltatore nel mezzo di un duello all’ultimo sangue tra i vari strumenti e tra le diverse voci (liriche, teatrali e scream e growl), come se i vari abitanti spettrali si dessero il cambio su un palcoscenico in disuso, per vivere ancora una volta la gloria artistica di un tempo che fu.
L’etichetta gothic sta un po’ stretta a quest’album, perché a mio parere siamo davanti ad un rock sinfonico dalle forti connotazioni dark, ma pur sempre con una precisa impronta operistica, con i brani che si susseguono senza interruzioni, inframmezzati da camei strumentali che chiudono e riaprono lo scontro titanico tra i vari protagonisti del lavoro, che siano essi strumenti o voci poco importa, mantenendo l’attenzione dell’ascoltatore altissima e costringendolo a restare in balia della musica del gruppo per tutta la durata dell’album.
Sono grandiose le parti più metalliche, autentiche cavalcate nelle quali classico e moderno si fondono per regalare attimi di musica esaltante (Lost Soul), se vogliano un po’ sulla scia dei Therion ma, laddove la band svedese, specialmente nei primi album, affiancava il classico al death metal, gli Aevum sono più vicini al symphonic black, sia nelle ritmiche sia nell’uso della voce in scream.
I nove minuti di To Be Or … To Be sono da standing ovation e mi fermo qui, perché questo lavoro è composto da undici movimenti che devono essere solo ascoltati e che, tutti insieme, danno vita ad un capolavoro dal titolo Impressions, album che vola sul podio dei migliori di quest’anno che va a concludersi.

Tracklist:
1. Il palcoscenico della mente
2. Blade’s Kiss
3. Intermezzo
4. The Battle
5. Il lamento della ninfa
6. Impressioni
7. Lost Soul
8. To Be or…to Be
9. Aevum
10. Monsters
11. Adieu à la scène

Line-up:
Matt – Drums
Violet – Bass
Lord of Destruction – Guitars (lead)
Richard – Piano, Vocals (backing), Growls
Evelyn Moon – Vocals (female opera clean )
Ian – Synth and Keyboards
Hydra – Vocals (opera clean and scream)

AEVUM – Facebook

MaterDea – A Rose For Egeria

Per i fan del metal sinfonico un album assolutamente consigliato, così come a chiunque abbia voglia di ascoltare ottima musica che inevitabilmente porta a sognare … e di questi tempi non è poco.

I MaterDea sono una band torinese, fondata nel 2008 dalla cantante Simon Papa e dal chitarrista Marco Strega, che arriva quest’anno al traguardo del terzo full-length, dopo il debutto del 2009 “Below the Mists, Above the Brambles”, ed al riuscito secondo lavoro del 2011 “Satyricon”, uscito per Midsummer’s Eve che ha licenziato anche questo nuovo A Rose for Egeria.

Mixato dallo stesso chitarrista e masterizzato ai Finnvox da Mika Jussila, questo nuovo capitolo della saga MaterDea convince ancor più del suo predecessore e chi avrà la fortuna di sentirlo scoprirà di avere tra le mani una band unica, tra le tante bravissime che si affacciano sul mercato nazionale ed internazionale e che abbracciano la causa del symphonic metal; infatti, il gruppo lascia ad altri i territori power/gothic per un approccio pagan/folk, impregnando il sound di suoni orchestrali per nulla pomposi, che rendono il suono elegante e raffinato laddove gli strumenti classici della bravissima Elisabetta Bosio ricamano melodie d’altri tempi, accompagnati dalle tastiere di Elena Crolle. Ed è proprio questa perfetta armonia tra la raffinatezza delle tre damigelle e la grinta metallica degli altri tre elementi maschili del gruppo (Marco Strega e la potente sezione ritmica composta da Morgan De Virgilis al basso e Cosimo De Nola alle pelli) a fare la differenza in questa stupenda opera, che vi porterà a viaggiare tra villaggi immersi in lande verdeggianti, in un mondo dove eroici cavalieri e superbe figure mitologiche faranno la loro comparsa, così come splendide fate, elfi e locande dove rifocillarsi e amoreggiare. Grandi momenti di folk d’autore (la magnifica Land of Wonder) fanno da contraltare a brani più metallici (Tàlagor of the Storms, An Unexpected Guest, Running all Night with the Wind) impreziositi dalla stupenda voce di Simon e dai cori di Elena, mantenendo sempre in primo piano la struttura folk con il tappeto sonoro creato da viola, violoncello e contrabbasso di Elisabetta Bosio. Su tutto l’album aleggia un’atmosfera fantasy che ultimamente ho potuto ascoltare solo su quel “Midgard” dei milanesi Holy Shire, altro ottimo lavoro italiano, segnale di una scena che ormai non ha più nulla da invidiare alle più rinomate realtà europee, riuscendosi a costruire, con dischi di questo livello, una credibilità anche oltre confine. Per i fan del metal sinfonico un album assolutamente consigliato, così come a chiunque abbia voglia di ascoltare ottima musica che inevitabilmente porta a sognare … e di questi tempi non è poco.

Tracklist:
1. Beyond the Painting
2. Tàlagor of the Storms
3. Whispers of the Great Mother
4. Merlin and the Unicorn
5. A Rose for Egeria
6. An Unexpected Guest
7. Land of Wonder
8. Altars of Secrets
9. Prelude to the Rush
10. Running all Night with the Wind
11. Haerelneth’s Journey

Line-up:
Simon Papa – Voce
Marco Strega – Chitarre elettriche e acustiche
Morgan De Virgilis – Basso
Elisabetta Bosio – Violino, viola e contrabbasso
Elena Crolle – Pianoforte e Tastiere
Cosimo De Nola – Batteria

MATERDEA – Facebook

Temperance – Temperance

Stupefacente esordio omonimo per i Temperance, con un symphonic metal dal grande appeal commerciale.

Saranno famosi? Ascoltato il debutto omonimo si potrebbe scommettere sulla riuscita di questo progetto che vede il talentuoso chitarrista dei Secret Sphere, Marco Pastorino, unirsi ai fratelli Giulio e Sandro Capone e a Liuk Abbott (tutti ex Bejelit) e, reclutata la bellissima e bravissima Chiara Tricarico, sfornare questo stupendo esempio di symphonic power metal moderno.

Temperance è un lavoro incalzante, a tratti addirittura esaltante nel riuscire a legare tali e tante sonorità, tra power, death, atmosfere elettroniche, con l’aggiunta di gustose influenze pop colpevoli di fornire ai brani l’elemento in più capaci di renderli tutti dei potenziali hit.
La perfetta produzione, ad opera di Simone Mularoni DGM, EmpYrios, di fatto ormai una garanzia per le metal band nostrane, esalta ulteriormente il fortissimo appeal commerciale dell’album, anche se i musicisti picchiano sugli strumenti da par loro; il songwriting è di livello superiore, tanto che non sarebbe neanche corretto parlare di band di riferimento per il gruppo, anzi, non mi meraviglierei se un giorno si dovesse parlare dei Temperance come influenza per qualche band emergente.
Chiara Tricarico, che ho avuto modo di apprezzare dal vivo all’Angelo Azzurro di Genova, in occasione del concerto dei Secret Sphere in un duetto con Michele Luppi su “Lie To Me”, conferma la buona impressione lasciata al primo impatto con una prova sopra le righe: una cantante moderna, assolutamente svincolata dai toni operistici di troppe sue colleghe, che sfoggia una freschezza ed un’estensione vocale notevoli e la sua versatilità aiuta non poco la riuscita dei magnifici brani presenti nel disco.
Menzione doverosa ad una sezione ritmica da manuale, con Luca e Giulio che non si risparmiano nelle ritmiche schiacciasassi che caratterizzano il lavoro, ed un inchino al grande Marco Pastorino, artista a 360°, ottimo compositore, chitarrista (ben coadiuvato in questo caso da Sandro) e cantante dal talento mostruoso.
L’album parte a cento all’ora, Tell Me, Hero e Heavens Above deflagrano in tutta la loro potenza, presentando l’album e la band al meglio, in un vortice di musica senza soluzione di continuità e, quando meno te lo aspetti, ecco che The Fourth Season, immensa song dal sapore epico, va a sfidare le band di genere sul loro terreno lasciandoci stupiti da tanta magnificenza.
Ancora Scarred and Alone e la conclusiva Lotus, un altro piccolo passo nel symphonic più lineare, sono gemme di rara bellezza, che confermano la qualità elevatissima di questo splendido album.
Non mi ero ancora ripreso del tutto dal bellissimo disco degli Ancient Bards, che mi ritrovo alle prese con un altro capolavoro, concettualmente diverso ma ugualmente magnifico. Chapeau!

Tracklist:
1. Tell Me
2. Hero
3. Heavens Above
4. Breathe
5. To Be with You
6. Scared & Alone
7. The Fourth Season
8. Relentlessly
9. Dejavu
10. Stronger
11. Lotus

Line-up:
Giulio Capone – Drums, Keyboards
Marco Pastorino – Guitars (lead), Vocals (backing)
Sandro Capone – Guitars
Chiara Tricarico – Vocals
Liuk Abbott – Bass

TEMPERANCE – Facebook

Eternal Silence – Raw Poetry

Ottimo esordio per gli Eternal Silence, band che va a rimpolpare il già nutrito gruppo delle ottime realtà del nostro paese in materia di symphonic gothic metal.

Il symphonic gothic metal sta attraversando un momento di stanca in questo periodo: le top band, chi più chi meno, non hanno confermato negli ultimi lavori le aspettative che fan e addetti ai lavori avevano nei confronti di chi aveva portato ad una buon successo di pubblico e critica il genere nei primi anni del nuovo millennio.

Un po’ per defezioni clamorose, vedi la separazione Turunen vs. Nightwish che ha portato la band finlandese, dopo la parentesi Annette Olzon, a chiedere prestiti importanti ad altre band (Floor Jansen) per continuare l’attività live, un po’ perché i nuovi album, pur essendo buoni lavori, risentono di un calo fisiologico del songwriting, sta di fatto che non si riescono più a raggiungere le vette qualitative del recente passato. Tutta un’altra storia però, se volgiamo sguardo e udito all’underground dove, specialmente nella nostra penisola, negli ultimi mesi sono usciti album davvero interessanti da parte di band che, oltre alle doti tecniche, aggiungono buone idee e una freschezza compositiva che ha del miracoloso, tanto che cominciare a parlare di scena non penso possa essere considerata un’eresia. Ne fanno sicuramente parte i varesini Eternal Silence, all’esordio sotto l’ala della Underground Symphony e con al’attivo un demo del 2012 (“Darkness and Regret”) che già faceva intravedere indubbie potenzialità. In occasione del loro esordio su lunga distanza i nostri hanno fatto le cose in grande: confezione in digipack, produzione ottima che avvolgono idealmente un album affascinante, dotato com’è di strutture eleganti che si alternano a brani dal forte impatto, rendendolo l’alternativa perfetta all’ordinarietà delle uscite marchiate dalle band più famose. La massiccia componente power presente nelle ritmiche alza il tiro dei brani e si passa agevolmente da cavalcate sinfoniche che possono ricordare i primi Nightwish a song dove il piano e la bellissima voce della musa Marika “Ophelia” Vanni ci trasportano in sognanti territori gothic. Da apprezzare anche il lavoro del chitarrista Alberto Cassina, protagonista di solos vari e dall’impronta hard rock, così come la sezione ritmica, metallica laddove vengono richiesti muscoli e velocità, e le orchestrazioni e gli interventi tasti eristici, pomposi sicuramente ma eleganti, con una lode particolare alle bellissime melodie pianistiche. Nella tracklist spiccano Lord of the Darkest Night, Braving My Destiny, Death and the Maiden (dove vocals maschili dal sapore alternative si alternano con la voce di Marika per un effetto originale e riuscitissimo, oltre ad essere impreziosita da ottimi solos) e la conclusiva Vigdis, nella quale la band dà il via ai fuochi d’artificio concludendo nella maniera migliore un altro ottimo album da parte di un gruppo, ancora una volta, tutto italiano.

Tracklist:
1. Musa
2. The Day of Regret
3. Braving My Destiny
4. Incubus
5. Forlorn Farewell
6. Run in Search of Flame
7. Lord of the Darkest Night
8. Beneath This Storm
9. Braided Fates
10. December Demise
11. Death and the Maiden
12. Vigdis

Line-up:
Marika “Ophelia” Vanni – Vocals
Alberto Cassina – Guitars, Vocals
Davide Rigamonti – Guitars
Matteo “Bulldozer” Rostirolla – Keyboards
Alessio Sessa – Bass
Davide “Tapato” Massironi – Drums

ETERNAL SILENCE

]]>

Gabriels – Prophecy

Bravissimo il musicista siciliano ad ideare e portare a termine un lavoro così riuscito, dimostrando ancora una volta su quanti immensi talenti può contare il nostro paese.

Dopo poco tempo dall’uscita di “Thunderproject” da parte del polistrumentista Riccardo Scaramelli, la Indipendence licenzia questa ennesima e molto ben riuscita opera rock composta da un altro talento nostrano, al secolo Gabriels il quale, avvalendosi di un manipolo di ospiti illustri della scena Italiana ed europea, dà vita a questo lavoro di hard rock melodico e orchestrale.

Studioso dell’arte musicale in tutte le sue componenti, il musicista siciliano è già apparso sul mercato discografico con alcune release, che vanno dall’elettroacustica di “The Enchanted Wood”, al rock di “Call Me”, alla prima rock opera, “The Legend Of A Prince”, per passare dal power metal dell’album “Seven Stars” e al prog metal, (“Beyond The Nightfall”), cimentandosi pure nella musica leggera con “Non Dirmi Addio” insieme ad Alex. Come detto, in questo lavoro, incentrato sui fatti dell’11 settembre, sono stati chiamati ospiti di spessore come Mark Boals, vocalist con precedenti illustri, avendo fatto parte della band di Malmsteen, con il quale ha registrato il capolavoro “Trilogy”, oltre ai più recenti “Alchemy” e “War To End All Wars” ed prestato la sua ugola a Royal Hunt e Ring Of Fire. Sul versante italiano troviamo, tra gli altri, Dario Grillo (Thy Majestie), Dario Beretta (Drakkar, Crimson Dawn), Davide Perruzza dei Metaphysics, con il quale il nostro realizzò l’album “Seven Stars”, Simone Fiorletta (Rezophonic) e Andrea “Tower” Torricini (Vision Divine), qui impegnato al basso e alla chitarra. Prodotto in modo impeccabile e suonato benissimo da tutti i musicisti impegnati, l’opera si sviluppa su coordinate stilistiche molto vicine ai Royal Hunt, senza abbandonarsi ai virtuosismi tastieristici cari al buon Andrè Andersen ma lasciando che sia il songwriting ad essere protagonista, il tutto in funzione dell’opera, che risulta fluida, con brani orecchiabili, infarciti di melodie accattivanti, dallo spirito aor. Gabriels, impegnato oltre alla voce su tutti gli strumenti dai tasti d’avorio, rilascia una prova sontuosa, veramente elegante e dal gusto raffinato, regalando emozioni sia nei brani più diretti, sia nelle piacevoli ballad dalle atmosfere drammatiche, in linea con l’argomento trattato. Il lavoro si apre con September 11, strumentale dal mood dolente, con orchestrazioni da colonna sonora che fanno di questo brano un piccolo gioiello; con Omen si viaggia su sentieri cari ai Royal Hunt, mentre il piano introduce Pray To End All Wars, semi-ballad dove chitarre e tastiere si rubano il palcoscenico, segue Falling Stars, dall’incedere cadenzato, impreziosito da suoni tastieristici che ricordano le opere di Ayreon, con aperture ariose, marchio di fabbrica di Lucassen. Go To Fight, richiama a metà del suo cammino un altro maestro, Jon Lord; la voce di Ana Maria Barajas è l’incantevole protagonista della ballad I Can’t Live Forever, mentre si viaggia su sentieri Royal Hunt, tornando all’hard rock tastieristico di scuola nordeuropea, con la band danese a fare da madrina e con i vocalist che si scambiano il microfono negli altri brani in scaletta, protagonisti di performance sempre ad altissimo livello. Bravissimo il musicista siciliano ad ideare e portare a termine un lavoro così riuscito, dimostrando ancora una volta su quanti immensi talenti può contare il nostro paese.

Tracklist:
1. September 11
2. Omen
3. Pray to End All Wars
4. Falling Stars
5. The Crack
6. Shadows
7. Things of the World
8. We Need Peace
9. Roar for the Peace
10. Go to Fight
11. I Can’t Live Forever

Line-up:
Gabriels – keyboards, piano, synth, hammond, vocals
Mark Boals – vocals
Dario Grillo – vocals
Iliour Griften – vocals
Ana Maria Barajas – vocals
Dario Beretta – guitars
Antonio Pantano – guitars
Salvatore Torre – bass
Antonio Maucieri – bass
Giovanni Maucieri – drums
Davide Perruzza- lead guitars
Simone Fiorletta – lead guitars
Andrea “Tower”Torricini – bass, guitars

Whyzdom – Blind?

I Whyzdom riescono a differenziarsi dalla massa degli epigoni di Nightwish e co. grazie ad una buona dose di personalità, non rinunciando mai a mostrare le proprie radici metal, pur se inserite in un contesto sinfonico

L’ennesimo gruppo symphonic gothic metal con voce femminile ? I francesi Whyzdom sono senz’altro molto di più: in attività dal 2008 la band parigina ha al suo attivo un disco d’esordio come “From The Brink Of Infinity” che li ha portati all’attenzione di pubblico e critica; questo Blind? conferma tali impressioni positive anche se, forse, per il salto definitivo nell’empireo del genere manca ancora qualcosina.

In effetti, i Whyzdom riescono a differenziarsi dalla massa degli epigoni di Nightwish e co. grazie ad una buona dose di personalità, non rinunciando mai a mostrare le proprie radici metal, pur se inserite in un contesto sinfonico; altro elemento di distinzione è la voce di Elvyn, che, pur non possedendo doti superiori alla media, si rivela una gradita alternativa alle velleità liriche, spesso fuori registro, di molte sue colleghe.
Il resto della band non si limita a svolgere il semplice ruolo di “supporting cast” nei confronti della protagonista femminile, come avviene sovente quando ci si limita a copiare senza correre alcun rischio e addirittura, in certi casi, i ragazzi francesi osano qualcosa in più di quanto dovrebbero, intento più che lodevole che dimostra la voglia di non accontentarsi dell’esecuzione del classico compitino.
Proprio per questo, però, qualche passaggio talvolta non convince sia perché forse troppo intricato sia in buona parte per una produzione non sempre limpidissima, specie nei momenti in cui dovrebbe venire esaltata la coralità del suono: succede, per esempio, che un brano come Paper Princess finisca per soffrire di certi passaggi nei quali l’assieme degli strumenti invece di enfatizzare il sound finisce per affossarne il pathos nonostante un ritornello coinvolgente, e lo stesso difetto si manifesta anche nella successiva The Spider.
Inoltre, la decisione di presentare ben undici brani della durata media di circa sette minuti ciascuno si rivela alla lunga controproducente, quando una maggiore sintesi avrebbe sicuramente giovato alla causa: brani di grande efficacia come The Lighthous, Cassandra’s Mirror, On the Road to Babylon e The Foreseer, se inseriti in un contesto meno dispersivo, avrebbero potuto portare Blind? a una valutazione ben più elevata.
Ma già così l’operato dei Whyzdom dovrebbe convincere anche i meno predisposti all’ascolto di questo genere, facendo compiere ai nostri un altro importante passo verso quell’eccellenza che, oggi, non appare davvero un miraggio irraggiungibile.

Tracklist :
1. The Lighthouse
2. Dancing With Lucifer
3. Cassandra’s Mirror
4. On the Road to Babylon
5. Paper Princess
6. The Spider
7. The Wolves
8. Venom And Frustration
9. Lonely Roads
10. The Foreseer
11. Cathedral of the Damned

Line-up :
Elvyne Lorient – Vocals
Regis Morin – Guitars
Vynce Leff – Guitars, Orchestration
Marc Ruhlmann – Keyboards
Xavier Corrientes – Bass
Nico Chaumeaux – Drums