Pessimist – Call To War (reissue)

L’aggiunta dei brani provenienti dal primo demo non fa che rendere ancora più appetibile questa riedizione di Call To War da parte della MDD.

Tempo di ristampa anche per i tedeschi Pessimist e del loro primo album sulla lunga distanza, il notevole Call To War uscito originariamente nel 2010 ed ora di nuovo sul mercato con l’aggiunta dei brani del primo demo Nuclear Holocaust del 2007.

E Call To War è un album che merita senz’altro un’altra occasione, perciò se siete dei thrashers incalliti l’album sarà sicuramente fonte di grosse soddisfazioni.
Tedesco di nascita ma americano nell’approccio al genere, il quintetto nel 2010 usciva con questa prova di forza niente male, un thrash metal veloce, letale, esagerato, pregno di rabbia metallica, perfetto sia nelle ritmiche che nella valanga di solos, cantato con tutta la rabbiosa aggressione che può avere un soldato sul campo di battaglia.
Dall’opener Trommelfeuer in poi, Call To War risulta un pezzo di granito estremo, perfetto nel bilanciare impatto e tecnica esecutiva, sconvolgente a tratti nei brani dove la verve strumentale prende il comando delle operazioni, assolutamente vincente in ogni suo passaggio.
Thrash metal senza compromessi ma da stropicciarsi gli occhi e le orecchie, irruento e violento come le battaglie descritte (The Massacre of Nanking, devastante traccia thrash/speed che parla dei terribili fatti di Nanchino, nel 1939 capitale cinese, da parte dell’esercito giapponese), un’apocalisse alla velocità della luce che per i thrashers duri e puri si trasforma in un’autentica perla di metal ottantiano.
L’aggiunta dei brani provenienti dal primo demo non fa che rendere ancora più appetibile questa riedizione da parte della MDD: nel frattempo sono passati tre anni dal suo successore Death from Above, dunque non perdete l’occasione di recuperare Call To War e mettetevi in attesa del prossimo massacro targato Pessimist.

TRACKLIST
01. Trommelfeuer
02. The Massacre of Nanking
03. Infernal Death
04. Prelude Arm for War
05. Call to War
06. Son of Satan
07. It’s Time To…
08. Death by Torture
09. Another Day in Mania
10. Hell of War (Bonus Track)
11. Kill or be Killed (Bonus Track)
12. Armageddon (Bonus Track)
13. I Hate You (Bonus Track)
14. Nuclear Holocaust (Bonus Track)

LINE-UP
Michael ‘TZ’ Schweitzer – Vocals
Patrick ‘Peppi’ Pfefferle – Guitar, Backing Vocals
Richard Beck – Guitar
Severin ‘Sevi’ Wössner – Bass, Backing Vocals
Raphael ‘Raphi’ Gamboni – Drums

PESSIMIST – Facebook

Crossbones – WWIII

WWIII è un disco che convince e che fa venire voglia di sentirlo più volte, perché qui dentro c’è il vero metal, quello fatto con passione e olio di gomito, senza nascondersi dentro una tastiera o con effetti particolari.

I Crossbones sono semplicemente il primo e tuttora il migliore gruppo metal albanese, ed ascoltando WWIII il motivo lo capirete facilmente.

Il loro thrash con inserti di groove metal crea un suono molto interessante, con canzoni ben composte e passaggi sonori vari ed azzeccati. Questo disco, mixato e masterizzato da Tommy Talamanca ai Nadir Studios, è il primo prodotto in un certa maniera nella più che ventennale carriera dei Crossbones, dato che sono nati nel 1996 e nel 1997 hanno prodotto il primo disco metal albanese, Days Of Rage, ancora oggi insuperato pilone della storia del metal e del rock in Albania. Ai Crossbones non basta però fare la storia perché vogliono continuare a produrre ottimo metal, come avviene in questo caso. Le architetture sonore sono abbastanza complesse e rendono le canzoni stratificate, con un percorso che porta le melodie in primo piano, mentre la pesantezza del suono è molto ben bilanciata, grazie anche al notevole lavoro di Tommy Talamanca, ma le basi ci sono tutte. Suonano più freschi ed interessanti i Crossbones che tanti altri gruppi molto più giovani, ma anche maggiormente stereotipati e noiosi. WWIII è un disco che convince e che fa venire voglia di sentirlo più volte, perché qui dentro c’è il vero metal, quello fatto con passione e olio di gomito, senza nascondersi dentro una tastiera o con effetti particolari: un lavoro ben fatto, complesso senza essere difficile, e ha quel sentire che i metallari capiscono al volo e che fa del metal una delle cose più belle sul globo terracqueo. I ragazzi dall’Albania saranno in questi giorni insieme ai Septem in tour, due gruppi da seguire senz’altro, anche dal vivo.

TRACKLIST
1. I’m God
2. Gates of Hell
3. Gjallë
4. WTF
5. Messing with the Masses
6. Schizo
7. Rise
8. You Fool
9. That Kind of Feeling
10. I’m God, Pt. 2

LINE-UP
Ols Ballta – vocals
Theo Napoloni – drums
Ben Turku – guitars
Klejd Guza – bass

CROSSBONES

tps://www.youtube.com/watch?v=ye69hCwHxRE

Deathfucker – Fuck The Trinity

Fuck The Trinity è un esempio di musica underground nella più pura concezione del termine, è metallo disturbante e malvagio, dove mere disquisizioni tecniche lasciano spazio ad impatto ed attitudine, presentandoci una nuova realtà estrema che trae linfa dai padri storici del metal estremo ottantiano.

Pei i Deathfucker il tempo si è fermato ai primi anni del decennio ottantiano, quando nella fiorente scena heavy metal muovevano i primi passi realtà molto più estreme e pericolose.

Devoto al signore oscuro e fortemente anticristiano, questo progetto vede coinvolti Insulter (chitarra, basso, voce e testi) e J.K. (batteria), nel passato membri di gruppi come Raw Power, Valgrind ed Inferi.
Questo demo di tre brani ci presenta una realtà malvagia, famelica e ingorda di male, che si nutre del più marcio thrash metal underground e lo potenzia di devastante attitudine death.
Il lavoro denota un approccio di inumana violenza, senza compromessi, satanico ed assolutamente old school, roba per maniaci del metal estremo underground: i tre brani (Dechristianized, Fuck The Trinity, Intoxication Of The Soul), sono altrettante spallate metalliche di diabolica violenza, frustate che dal braccio di Insulter arrivano alla schiena, conficcando i chiodi tra le scapole come nel supplizio del Cristo.
Fuck The Trinity è un esempio di musica underground nella più pura concezione del termine, è metallo disturbante e malvagio, dove mere disquisizioni tecniche lasciano spazio ad impatto ed attitudine, presentandoci una nuova realtà estrema che trae linfa dai padri storici del metal estremo ottantiano.

TRACKLIST
1.Dechristianized
2.Fuck The Trinity
3.Intoxication Of The Soul

LINE-UP
J.K – Drums
Insulter – Guitars, Bass, Vocals

DEATHFUCKER – Facebook

Hobbs’ Angel of Death – Heaven Bled

In questo ritorno di fiamma delle sonorità old school, il thrash metal fa la parte del leone con nuovi lavori e nuove band affiancate da gruppi storici, tornati a bombardare i padiglioni auricolari dei thrashers sparsi per il mondo.

Non poteva certo mancare Peter Hobbs con la sua creatura Angel Of Death, band storica della scena australiana, ferma al 1995, anno di uscita dell’ultimo album, Inheritance.
Attivo dalla seconda metà degli anni ottanta, il gruppo di Melbourne diventò subito oggetto di culto tra gli amanti del genere grazie ad un sound diretto, scarno, metallico e senza compromessi: thrash metal classico con velleità estreme, ma con un occhio di riguardo per il metal old school, ricetta che si sposa anche con questo ritorno targato 2016 e licenziato da High Roller Records per il vecchio continente.
L’opener Il Mostro Di Firenzi, omaggia il nostro paese e i due membri del gruppo (il bassista Alessio “Cane” Medici ed il batterista Iago Bruchi) di chiare origini italiane, presentandoci questo buon esempio di thrash old school, velocissimo come da tradizione, magari leggermente prolisso (un’ora circa di durata è un po’ pesante da digerire se non si è fans accaniti del genere) ma diretto come un pugno ai bassifondi, ruvido e dannatamente old school.
Potranno piacere o meno, ma è indubbio che gli Hobbs’ Angel of Death si lanciano con energia e buona tecnica in una serie di cavalcate aggressive, con la voce del leader feroce e sgraziata il giusto per il sound senza compromessi di questo Heaven Bled.
Per gli amanti delle sonorità old school un ritorno interessante.

TRACKLIST
1. Il Mostro Di Firenzi
2. Walk My Path
3. Final Feast
4. Suicide
5. Drawn And Quartered
6. Heaven Bled
7. Sadistic Domination
8. Son Of God
9. Depopulation
10. TMMF
11. Hypocrites
12. Abomination

LINE-UP
Peter Hobbs – Guitar, Vocals
Simon Wizen – Lead Guitar
Alessio “CANE” Medici – Bass
Iago Bruchi – Drums

HOBBS’ ANGEL OF DEATH – Facebook

Inferno – Genética Humana

Gli Inferno suonano musica senza compromessi, mantenendo un approccio duro e puro per gli amanti della musica arrabbiata, non solo musicalmente ma soprattutto socialmente.

Attivi dal 2009, i thrashers spagnoli Inferno debuttano sulla lunga distanza con Genètica Humana, trentadue minuti di thrash metal con qualche spunto death ed hardcore, una mazzata devastante e senza soluzione di continuità .

Dunque solo un ep a rompere il silenzio discografico, un paio di anni fa con Arrodíllate, poi la band finalmente si è messa al lavoro per dare alle stampe questo full length che, senza far gridare al miracolo risulta un buon esempio di metal d’assalto, cantato in lingua madre e dall’impatto live.
Band, infatti, che dà il meglio di sé su di un palco, il quintetto di Ceuta non molla il piede dall’acceleratore e l’album dall’inizio alla fine è un turbine di devastante velocità ed impatto, che accompagna testi socio/politici, dunque dall’attitudine più hardcore che thrash, anche se tra i solchi delle agguerrite Cien mil golpes, Cultura del egoismo,
Millones de ratas echi di Angelus Apatrida e primi Anthrax, fanno capolino tra solos velocissimi e ritmiche spaccaossa.
Un album in verità solo per i fans accaniti del genere: gli Inferno suonano musica senza compromessi, mantenendo un approccio duro e puro per gli amanti della musica arrabbiata, non solo musicalmente ma soprattutto socialmente.

TRACKLIST
1.Avaricia
2.Cien mil golpes
3.Asesino
4.Muérete
5.Cultura del egoísmo
6.No es tu Dios
7.Tu credo
8.Millones de ratas
9.Genética humana
10.Amnesia

LINE-UP
Carlos Bermejo – Bass
Miguel Osuna – Drums
Antonio González – Guitars
Juan Manuel León – Vocals
Koto – Guitars

INFERNO – Facebook

Vesen – Rorschach

Thrash metal agguerrito e senza compromessi in arrivo dalla penisola scandinava, precisamente dalla Norvegia e dalla sua capitale Oslo.

Il trio in questione si chiama Vesen, attivo dall’ultimo anno dello scorso secolo, con già quattro album all’attivo di cui l’ultimo datato 2012 (This Time It’s Personal).
Descritta come gruppo black/thrash, la band scandinava in realtà è una tipica macchina da guerra thrash metal, influenzata dal sound teutonico, in primis dai maestri Sodom.
Rorschach è  il classico album old school senza compromessi, valorizzato da un’ottima produzione e potenziato da scariche adrenaliniche e terremotanti di metallo da battaglia, oscuro quel tanto che basta per vomitare malignità e terrore.
Ottime le ritmiche, potenti come uno schiacciasassi, la voce cattivissima è forse, a tratti, l’unica concessione al black metal, mentre le atmosfere guerresche e i pochi interventi solistici fanno dell’album un monolite di metallo estremo dal forte impatto.
Il songwriting mantiene il livello dei brani su una buona media, anche se le tracce alla fine tendono ad assomigliarsi un po’ troppo l’una all’altra.
Niente di clamoroso dunque, ma la serie centrale di brani come Screaming Sane, Crown of Scars e Vulgar, Old and Sick Blasphemy farà sicuramente la gioia dei thrashers di lungo corso dai gusti teutonici.

TRACKLIST
1. Damnation Path
2. Pray for Fire
3. Target: Horizon
4. Blood, Bones and Pride
5. Screaming Sane
6. Crown of Scars
7. Vulgar, Old and Sick Blasphemy
8. All in Vain
9. Away the Tormentor
10. Final Insult

LINE-UP
Dag Olav Husås – Drums
Ronny Østli – Guitars, Vocals
Thomas Ljosåk – Guitars, Vocals

VESEN – Facebook

Devastation Inc – No Way for Salvation

Mentre continuano le infinite discussioni su quanto sia opportuno o meno un altro disco dei Metallica, sotto la Lanterna si suona thrash metal, quello vero!

Genova non è così piccola ma, sicuramente, stretta tra i monti e il mare offre una strana sensazione di soffocamento, come se, in piedi sul picco di uno dei suoi tanti rilievi, arrivare dove la schiuma del mare fa da linea di confine tra la terra e l’acqua fosse un attimo.

In poche settimane, dopo che per un po’ di tempo sembrava che la scena metallica della Superba si cullasse in un sonno profondo, arriva un altro gioiellino estremo, questa volta dalle sonorità old school di matrice thrash metal, un concentrato di pura adrenalina marchiato Devastation Inc.
La band genovese nasce nel 2013 per volere dell’intraprendente Alessio Gaglia, chitarrista, cantante e guerriero senza paura nel suonare metal in una città chiusa a riccio nei suoi patemi alternativi o, al massimo, nostalgico progressivi.
Tanto di cappello dunque al musicista, raggiunto dalla sei corde di Samuele della Valle, dal basso di Giorgio Vianson e dalle bacchette fumanti del batterista Nicolò Parisi.
Archiviato il demo uscito un paio di anni fa , il gruppo licenzia il suo primo full length, uscito per la Earthquake Terror Noise, via Punishment 18 Records, questo gran bel pugno nelle gengive dal titolo No Way For Salvation, ottimo e abbondante esmpio di thrash metal old school di matrice statunitense, potente e veloce come un bolide sparato nei lunghi rettilinei delle route americane, ma orgogliosamente italiano.
Veloci come il vento, i Devastation Inc. scagliano una tempesta di ritmiche al fulmicotone, impreziosite da un gran lavoro delle sei corde, devastanti ed a tratti esaltanti nel saper correre veloci senza perdere il filo di un discorso musicale che ha nell’urgenza e nell’approccio diretto e senza soluzione di continuità le sue massime virtù.
E la band ligure il suo sporco lavoro lo sa fare alla grande, mentre tra i solchi di piccole bombe sonore come One World Destroy! o l’irresistibile Justice Pattern (pezzo da novanta di No Way For Salvation), passano uno dietro l’altro gli spiriti indomabili di Exodus e Death Angel, e poi via una dietro l’altra una bella fetta del meglio del thrash metal della Bay Area.
Sono di parte, non solo perché la band proviene dalla mia città, ma soprattutto perché non si fa prendere la mano da facili tentazioni, avvicinandosi invece sorniona al petto del genere e estraendone il cuore ancora pulsante a mani nude, grazia ad almeno altri due brani sopra la media: la diretta Troops From Hell e la conclusiva Between Nightmare And Dream.
Mentre continuano le infinite discussioni su quanto sia opportuno o meno un altro disco dei Metallica, sotto la Lanterna si suona thrash metal, quello vero!

TRACKLIST
1.One Word: Destroy!
2.Payback
3.Justice Pattern
4.Behind the Riverside
5.Fast as a Fuckin’ Bullet
6.Troops from Hell
7.For the Liberty I Kill
8.Between Nightmare and Dream

LINE-UP
Nicolò Parisi – Drums
Alessio “Dave” Gaglia – Vocals, Guitars
Giorgio Vianson – Bass
Samuele Della Valle – Guitars

DEVASTATION INC. – Facebook

Endless Curse – Slave Breeding Industry

Gli Endless Curse offrono una mezz’ora di discreto massacro, niente che faccia gridare al miracolo ma apprezzabile non poco per genuinità e immediatezza, oltre ad una sempre gradita componente di critica sociale racchiusa nella maggior parte dei brani

Il trio tedesco Endless Curse arriva al primo full length dopo diversi anni di carriera con una proposta che si muove sui labili confini che dividono il death tradizionale, il brutal e il grind, senza dimenticare un approccio assimilabile al thrash hardcore (la stessa copertina in tal senso accredita tale sensazione).

I nostri offrono una mezz’ora di discreto massacro, niente che faccia gridare al miracolo ma apprezzabile non poco per genuinità e immediatezza, oltre ad una sempre gradita componente di critica sociale racchiusa nella maggior parte dei brani, che hanno come argomento principale l’asservimento dell’uomo ai dettami del consumismo, visto nelle sue diverse forme.
Ma, nonostante i testi che non si lasciano andare ad improbabili cazzeggi alcoolico-orrorifici, non è che gli Endless Curse si prendano troppo sul serio: si percepisce quanto la loro produzione derivi dalla voglia di divertirsi e di far divertire, senza abbandonarsi a soluzioni troppo cervellotiche dal punto di vista compositivo.
Le tracce vanno via, così, belle sparate ma sufficientemente varie, e in tal senso si rivela azzeccata la scelta di utilizzare la doppia voce, una in canonico growl, e l’altra in screaming di matrice thrash: poco spazio viene lasciato a parti melodiche o più ricercate, affidate a pochi assoli di chitarra ed altrettanto rari rallentamenti.
La durata di poco inferiore alla mezz’ora fa il resto, donando ulteriore sintesi ad una proposta che, pur nella sua prevedibilità, lascia solo buone impressioni, che non vengono scalfite neppure da una produzione non proprio cristallina, ma probabilmente più voluta che accidentale.
Slave Breeding Industry ha soprattutto il grosso pregio di non annoiare, il che lo rende ancor più un ascolto sicuramente consigliato agli estimatori più accaniti del genere.

Tracklist:
1. We Lived In Chains
2. Get Free
3. Boiling Blood
4. Listen
5. I’m Too Old
6. Breathe Greed
7. False Flag
Line-up:
Alex – drums
Will – guitars, vocals
Erik – bass, vocals

ENDLESS CURSE – Facebook

Witchery – In His Infernal Majesty’s Service

Il nuovo album risulta uno dei migliori della discografia degli Witchery nel nuovo millennio e noi non possiamo che inchinarci a cotanta maestria in questo tipo di sonorità.

E si torna a navigare a vele spiegate verso l’inferno, dopo sei lunghi anni di attesa in compagnia degli Witchery.

Il gruppo svedese, che si avvicina al ventennale di una carriera all’insegna del più devastante death/black ‘n’ roll, e che vede tra le sue file quel monumento al metal estremo che risulta Sharlee D’Angelo, bassista che nei suoi lunghi anni di militanza nella scena metal ha fatto parte di band che chiamare storiche è un eufemismo (Arch Enemy, Spiritual Beggars, The Night Flight Orchestra, Mercyful Fate, Illwill, King Diamond, Sinergy, tra le tante) insieme all’axeman Patrik Jensen, e di altri tre stregoni cattivissimi, torna a far danni con questo ultimo ed infernale lavoro e sono dolori.
Erano altri tempi quando il tramonto della prima ondata del death metal melodico scandinavo era alle porte e quello che, allora, venne definito dai più un super gruppo estremo, spazzò via le ultime resistenze delle truppe melodiche, sotto i colpi mortali di un sound scarno, diretto, violento e senza compromessi, racchiuso negli ormai seminali Restless & Dead (1998) e Red, Hot & Ready (1999); dopo altri tre album nel decennio scorso, la band si ripresenta a sei anni di distanza dall’ultima uscita, con una line up in parte rinnovata dai nuovi innesti di Chris Barkensjo alle pelli ed Angus Norder a sbraitare collera e blasfemie sugli undici devastanti brani che compongono In His Infernal Majesty’s Service.
Poche nuove, buone nuove, si dice: gli Witchery tornano più malvagi e sinistri che mai, il loro sound continua a mietere vittime sui roghi del metal estremo pregno di attitudine death/black e con quell’insano gusto rock ‘n’ roll che fa la differenza; i due nuovi compari sono all’altezza del compito e l’album si lascia ascoltare che è un piacere tra pochi ma perfetti camei horror, metal estremo di alto rango ed un impatto che molte delle nuove leve si sognano.
I titoli sono tutto un programma da Nosferatu, a The Burning Salem, da Lavey-athan (devastante opener) all’organo messianico che fa da preludio all’enorme Escape From Dunwich Valley, traccia che fa scuola tra le file degli adepti al genere.
Un ritorno, per certi versi a sorpresa, che non poteva essere più gradito: il nuovo album risulta uno dei migliori della discografia degli Witchery nel nuovo millennio e noi non possiamo che inchinarci a cotanta maestria in questo tipo di sonorità.

TRACKLIST
1. Lavey-athan
2. Zoroast
3. Netherworld Emperor
4. Nosferatu
5. The Burning Of Salem
6. Gilded Fang
7. Empty Tombs
8. In Warm Blood
9. Escape From Dunwich Valley
10. Feed The Gun
11. Oath Breaker

LINE-UP
Angus Norder – Vocals
Jensen – Guitar
Rikard Rimfält – Lead Guitar
Sharlee D’Angelo – Bass
Chris Barkensjö – Drums

WITCHERY – Facebook

Altered Shade – The Path Of Souls

The Path Of Souls è un bellissimo esempio della devastante forza in mano alle belligeranti truppe di cui si compone l’esercito del metal estremo, un altro lavoro sopra la media targato WormHoleDeath.

Debuttano sulla lunga distanza i death/thrashers transalpini Altered Shade con questa bomba sonora targata WormHoleDeath.

Attivo dal 2009, il combo proveniente da Bordeaux dopo due demo strappa un contratto con la nota label nostrana e dà alle stampe The Path Of Souls, un tremendo e devastante tsunami estremo senza soluzione di continuità, che amalgama potenza death metal, furiose ripartenze thrash e soluzioni melodiche heavy in un sound oscuro e maledettamente coinvolgente.
Non manca niente al gruppo francese per entrare nei cuori neri degli amanti del metal estremo, The Path Of Souls risulta un susseguirsi di brani estremi che, pur non concedendo tregua, arrivano al traguardo grazie ad un songwriting ispirato, grandiose parti ritmiche ed un lavoro delle asce entusiasmante.
Growl/scream efferato, alternanza di mid tempo cadenzati e potentissimi carichi di groove, parti velocissime che finiscono il lavoro di distruzione, il tutto valorizzato da melodie metalliche di alto rango, fanno dell’album un terremoto musicale.
Questo è metal estremo del nuovo millennio, dimenticatevi quindi atmosfere old school tanto di moda di questi tempi: pur rimanendo confinato nei generi descritti, l’album ha un approccio straordinariamente diabolico e al passo coi tempi, le molte soluzioni armoniche, le atmosfere dark (l’oscura Meanders ricorda i Fields Of The Nephilim con un solo di stampo heavy che resuscita i morti) fanno di quest’opera un viaggio nella musica estrema da cui diventa alquanto difficile tornare.
Cinquanta minuti di death/thrash con tutte le carte in regola per far male, una battaglia che diventa guerra totale, vinta dal gruppo con armi micidiali come le belligeranti The Dark Gift Of Light, opener dell’album, The Last Door, con un riff centrale dai rimandi scandinavi, la stupenda Meanders, The Revenge Of Venus che nella parte centrale si impreziosisce di uno stacco melodicamente oscuro da brividi, e la letale Lord Vlad.
The Path Of Souls è un bellissimo esempio della devastante forza in mano alle belligeranti truppe di cui si compone l’esercito del metal estremo, un altro lavoro sopra la media targato WormHoleDeath.

TRACKLIST
1.The Dark Gift of Life
2.Frozen Grief
3.The Last Door
4.The Engraved Path
5.The Revenge of Venus
6.Meanders
7.Voodoo Philter
8.Lord Vlad
9.Until the Last Rites
10.The Shadows of Forgotten

LINE-UP
Rudy – Guitar
Baloo – Guitar
Fab – Bass
Edwin – Vocals
Hed – Drums

ALTERED SHADE – Facebook

Tonic Breed – Outsold

I suoni colmi di groove modernizzano il thrash metal dei Tonic Breed che, se deve molto a Slayer e Metallica, vive della personalità di una band scafata.

La Norvegia, terra di metal estremo e nido malefico di maligne creature death/black, è patria dei Tonic Breed, gruppo di Sarpsborg attivo dal 2008 e con un primo album già licenziato nel 2010 (On the Brink of Destruction).

La musica del terzetto scandinavo però, con una spinta devastante manda a quel paese le sonorità estreme per cui la sua terra è famosa e ci investe con una bordata di thrash metal che coniuga tradizione e spunti moderni, guardando agli Stati Uniti ed alla scena della Bay Area.
Partendo da questa illustre base, i Tonic Breed riescono ad immettere senza forzature sfumature in linea con il metal di questo millennio, confezionando un prodotto fresco, aggressivo ed assolutamente diretto.
Outsold risulta così una mazzata metallica considerevole, suonata e prodotta con tutti i crismi, e i suoni colmi di groove modernizzano il thrash metal del combo che, se deve molto a Slayer e Metallica, vive della personalità di una band scafata.
Enorme il lavoro delle chitarre, eccellenti i passaggi strumentali dal taglio heavy, buono la prova al microfono aggressiva e robusta e pregevoli le ripartenze che hanno il taglio delle cavalcate metalliche di album storici per il genere suonato.
Master Of Puppets e Season In The Abyss amalgamati e fatti frullare con una dose massiccia di groove, questa è la ricetta di Patrik Kvalvik Svendsen (voce, chitarra), Rudi Golimo (basso) e Jørgen Abrahamsen (chitarra) per confezionare le loro Strife, Bad Company, Outsold  e quel piccolo capolavoro strumentale di Borregaard, otto minuti abbondanti di Metallica style.
Album magari derivativo ma a tratti esaltante, che merita l’attenzione dei thrashers e di chi ha nel cuore le sorti del metal,

TRACKLIST
01. Strife
02. Fifth Estate
03. Bad Company
04. Blackened Mind
05. Outsold
06. Rebellious Tendencies
07. Borregaard
08. There’s Just One Escape

LINE-UP
Patrik Kvalvik Svendsen – Vocal/Guitar
Rudi Golimo – Bass
Jørgen Abrahamsen – Lead guitar

TONIC BREED – facebook

Reapter – Cymatics

Un lavoro riuscito e perfettamente in grado di soddisfare non solo gli amanti del thrash ma in generale chiunque ami il metal

Un’altra ottima band proveniente dalla capitale, ancora una volta rapita dagli artigli della Revalve, si presente con un gran bel esempio di thrash metal dalle venature progressive, ottimamente suonato e prodotto così da farne un lavoro completo e professionale.

In poche parole Cymatics sta tutto qui e non è poco direi, la band romana sa il fatto suo e lo dimostra fin dal titolo, incentrato sulla teoria dello studioso svizzero Hans Jenny, riguardo al potere del suono in grado di strutturare la materia.
I Reapter si formano a Roma nel 2005, quindi sono più di dieci anni che il quintetto di thrashers nostrani è attivo, accompagnato da una discografia che vede, oltre a quest’ultimo lavoro, il precedente full lenght M.I.N.D., uscito sei anni fa e precedentemente due mini cd.
La firma con Revalve è un traguardo importante e meritato per la band ed il nuovo album conferma che la label nostrana ci ha visto giusto.
Thrash metal che si valorizza con una prova strumentale sopra le righe, ritmiche aggressive e che non mancano di groove moderno, enorme lavoro delle sei corde e brani che nel loro insieme creano un massiccio esempio di metallo, duro come l’acciaio ma progressivamente elaborato.
Le influenze del gruppo sono, di base, da riscontrare nella scena statunitense (Testament e Megadeth), ma nel sound dei Reapter c’è di più e, tra le trame di Cymatics, echi di Mekong Delta elevano l’opera a qualcosa di più di un semplice thrash metal album.
Il bello cè he i brani si fanno apprezzare al primo ascolto, l’appeal sprigionato è alto così come il gran lavoro strumentale che ha in Behind The Mask la sua massima espressione.
Così veniamo investiti da questo tripudio di sonorità metalliche, tra brani più diretti (l’opener Repeat) ed altri dove la vena progressiva prende il sopravvento (la notevole The Alchemist); la prova dei musicisti, sommata ad un ottimo songwriting, fa in modo che Cymatics mantenga una qualità molto alta per tutta la sua durata, con la mazzata Life And Horror a tributare i Metallica e con  la devastante Useless, la più estrema di tutto il lotto.
Cymatics risulta un lavoro riuscito e perfettamente in grado di soddisfare non solo gli amanti del thrash ma in generale chiunque ami il metal: magari non sarà originalissimo, ma è sicuramente maturo e suonato in maniera ineccepibile, a creare un thrash metal di un’altra categoria.

TRACKLIST
01 – Repeat
02 – Tsunami
03 – Time Lapse
04 – The Alchemist
05 – Life and Horror
06 – Behind a Mask
07 – Useless
08 – Fallen Angels
09 – Tram Out
10 – Omega Revolution

LINE-UP
Claudio Arduini – Vocals
Max Pellicciotta – Guitars
Daniele Bulzoni – Guitars
Jury Pergolini – Bass
Emiliano Niro – Drums

REAPTER – Facebook

Wyruz – Judge and Jury

Thrash metal, con le ispirazioni che guardano alla scena della Bay Area ma potenziate da un impatto moderno

L’esplosione che deriva dall’ascolto del nuovo album dei metal/thrashers norvegesi Wyruz, è di quelle che creano danni, fanno sogghignare il sottoscritto e tacere i santoni del rock, sempre pronti a giudicare il lavoro degli artisti, eroi di un mondo che, in quanto forma d’arte, dovrebbe rimanere al di fuori di semplici e superficiali giudizi.

Judge and Jury è un bellissimo esempio di thrash metal devastante, moderno ma con un’attenzione particolare per la tradizione del genere, insomma una mazzata metallica di metal estremo ben piantata nel nuovo millennio ma che rimarca le sue storiche e nobili origini.
La band si chiama Wyruz ed è un quartetto di Hamar, cittadina della fredda Norvegia, terra di metal estremo, che ancora una volta regala  un gruppo sopra la media.
Attivo dall’alba del nuovo millennio e con un primo lavoro uscito quattro anni fa (Fire At Will) il gruppo, tramite la Battlegod Productions, licenzia questo adrenalinico Judge and Jury, una botta metallica suonata straordinariamente bene, valorizzata da produzione e songwriting ineccepibili.
Thrash metal dicevamo, con le ispirazioni che guardano alla scena della Bay Area ma che vengono potenziate da un impatto moderno, mentre le ritmiche abbattono dighe e lo tsunami creato viene tenuto a bada da una prova al microfono spettacolare da parte di Vegar Larsen, chitarrista ma soprattutto vocalist straordinario, con una dose di metal alternativo nelle vene e la storica scuola dei singer del genere perfettamente studiata, che gli permette di fare il bello e cattivo tempo su una scaletta di brani devastanti in cui la sezione ritmica impazza (Kenneth Skårholen alle pelli e Atle Sjørengen Johannessen al basso) e le chitarre vomitano riff uno più intenso dell’altro, con un manico nella storia del genere e l’altro pregno di quel groove chefa la differenza.
Un mastodontico lavoro, con una serie di tracce da infarto (Cripple the Slaves, quella tempesta estrema che di nome fa Limitations, la marcia devastante di Wither e la clamorosa In Hell), le influenze che spaziano come una tromba d’aria che vortica da una parte all’altra sulla costa e un cantante che vince per distacco la palma del migliore nel genere oggi in circolazione.
Album imperdibile, gruppo straordinario, perderlo sarebbe un peccato mortale.

TRACKLIST
1. Carved In Stone
2. Cripple The Slaves
3. The Final Sigh
4. Limitations
5. Not The Enemy
6. Wither
7. Judge And Jury
8. In Hell
9. Desolation
10. Fury
11. Public Enemy
12. No Serenity
13. Scars

LINE-UP
Vegar Larsen – Vocals, Guitars
Kim Nybakken – Guitars
Atle Sjørengen Johannessen – Bass
Kenneth Skårholen – Drums

WYRUZ – Facebook

Tyron – Rebels Shall Conquer

L’atmosfera dark, le ritmiche mai troppo lanciate e lo sviluppo dei brani appartengono alla scuola Iced Earth e brani come From Prey To Predator e l’anima progressiva della notevole Maverick dimostrano in toto l’amore del gruppo per la band di Jon Schaffer.

I Tyron sono una band tedesca dedita ad un metal power che guarda più alla tradizione U.S.A. che a quella musicale della terra d’origine.

Il chitarrista e cantante Pavlos Batziakas ed il bassista Lars Kaufmann fondarono il gruppo nel 2008 sotto il monicker Lilith Laying Down, con cui incisero un ep di quattro brani.
Dopo un full length e vari cambi di line up la storia della band riprende nel 2014 con il cambio di nome in Tyron, la firma per Iron Shield ed un nuovo esordio con Rebels Shall Conquer, lavoro che risulta un buon esempio di power thrash metal oscuro, ben suonato e nobilitato da una vena progressiva nell’ottimo lavoro delle asce.
Dal tono vocale del buon Batziakas, che rcorda la timbrica del più famoso Hetfield, il primo nome che salta in mente è quello dei Metallica, ma fortunatamente non solo.
L’atmosfera dark, le ritmiche mai troppo lanciate e lo sviluppo dei brani, appartengono alla scuola Iced Earth e brani come From Prey To Predator e l’anima progressiva della notevole Maverick dimostrano in toto l’amore del gruppo per la band di Jon Schaffer.
Un buon ibrido, dunque, tra il thrash progressivo dei Metallica di ….An Justice For All ed il metal power del gruppo autore del capolavoro Something Wicked This Way Comes, perciò originalità zero ma impatto da vendere, ottima tecnica, una voce gagliarda e belle canzoni, elaborate, cattive il giusto e a tratti travolgenti.
Una band che con il suo lavoro potrebbe conquistare molti apprezzamenti tra i fans dei due gruppi citati e la forza che sprigionano Sick Of It All e Holister Riot o le atmosfere in crescendo di Blazing Trail saranno certamente apprezzate dagli amanti dei suoni d’oltreoceano.

TRACKLIST
1. Mens Fate
2. From Prey To Predator
3. Murder
4. Maverick
5. Sick Of It All
6. Blazing Trail
7. Beast Inside
8. Hollister Riot

LINE-UP
Pavlos – Vocals, Guitar
Lars – Bass
Andrey – Guitar
Andreas- Drums

http://www.facebook.com/TyronBandOfficial/

Inflikted – Sineater

Nuovo ep per i thrashers svedesi Inflikted, in attesa che le polveri si riaccendano con il prossimo lavoro su lunga distanza.

Tra i tanti generi metallici di cui si cura la WormHoleDeath , il thrash è uno dei più rappresentati e gli svedesi Inflikted ne incarnano la frangia più tradizionale del genere.

Al debutto tre anni fa con il primo lavoro omonimo sulla lunga distanza, tornano con questo ep di quattro brani, Sineater, confermando tutta la carica metallica che possiede il loro grezzo e potente sound.
Rispetto al primo album il tiro dei brani lascia in parte quel mood motorheadiano che ne contraddistingueva l’opera prima, questa volta mitragliandoci di buon vecchio thrash metal tout court vicino alla tradizione statunitense.
E Sineater, infatti, parte all’attacco con l’opener Worldpolice/Isis e ci scaraventa nel più classico sound d’oltreoceano, tra fughe chitarristiche su pendolini lanciati sui binari del genere a gran velocità; Mikael Karlsson, Fredrik Gard e soci mantengono alta la tensione con solos di estrazione hard & heavy, chorus urlati dall’alto di un palco dove ai suoi piedi, thrashers di ogni età rivendicano la loro orgogliosa appartenenza al mondo metallico.
La loro attitudine rock è comunque ben in evidenza dalla cover Fire, brano di Jimi Hendrix posto in chiusura e che suggella questo mini cd, in attesa che le polveri si riaccendano con un il prossimo lavoro sulla lunga distanza.

TRACKLIST
1. Worldpolice/Isis
2. Sineater
3. Isolation devastation
4. Fire(Jimi Hendrix cover)

LINE-UP
Mikael Karlsson – Bass, Vocals
Fredrik Gard – Drums, Vocals (backing)
Vardan Saakian – Guitars, Vocals (backing), Vocals (lead) (track 4)
Cristian Abarca – Guitars, Vocals (backing)

INFLIKTED – Facebook

Warfist – Metal To The Bone

La band fa bene e con assoluta sincerità il proprio sporco lavoro, solo che per abbattere il muro della normalità ci vorrebbe ben altro.

Di norma, al nostro interno, tendiamo ad occuparci naturalmente dei generi che più ci piacciono e che di conseguenza meglio conosciamo.

Non è male però derogare ogni tanto fa questa regola non scritta, proprio per vedere quale sia lo stato dell’arte in altri settori provando ad osservarli da un’angolazione inevitabilmente diversa.
Era da un po’ che non mi occupavo di thrash metal, ma la necessità di evadere la mole di materiale da recensire mi ha fatto pescare dal mazzo questo secondo full length dei polacchi Warfist.
Il thrash è, tra i generi estremi, quello che ritengo più atrofizzato e meno predisposto ad aperture o contaminazioni, e se proprio voglio ascoltare qualcosa la scelta è limitata tra i giganti della della Bay Area e qualcosa della vecchia scuola teutonica; quindi, essendo proposto per lo più in maniera fedele alla linea, mi appare piuttosto ripetitivo, anche se, rispetto per esempio al death o al black, è più difficile imbattersi in dischi davvero inascoltabili ma, per converso, lo è anche reperire al giorno d’oggi qualcosa di memorabile.
Una descrizione che si addice a Metal To The Bone, album che fa scapocciare il giusto e che sarebbe esattamente ciò che vorrei sentire ad un concerto da parte di una sconosciuta band di supporto, avendo la garanzia di godermi una mezz’oretta di sano furore metallico, il problema è che risulta difficile andare a scegliere il disco degli Warfist tra la montagna di musica che si ha oggi a disposizione.
I polacchi maneggiano la materia con buona predisposizione, aderendo con competenza a tutti gli stilemi del genere, ma alla fine dell’ascolto resta davvero pochino ad li là del fatto di non essersi annoiati.
E’ evidente che un lavoro come questo, al contrario, sarà apprezzato sicuramente da chi vive a pane e thrash, e non c’è nulla di male né di sbagliato in questo, sia chiaro, anche perché la band fa bene e con assoluta sincerità il proprio sporco lavoro, solo che per abbattere il muro della normalità ci vorrebbe ben altro.

Tracklist:
1. Pestilent Plague
2. Written with Blood
3. Convent of Sin
4. Tribe of Lebus
5. Breed of War
6. Metal to the Bone
7. NecroVenom
8. Playing God
9. Reclaim the Crown

Line-up:
Mihu – Vocals, Guitars
Wrath – Bass
Pavulon – Drums

WARFIST – Facebook

Wargame – Sick Of Italy

Mezz’ora di thrash metal di scuola statunitense, con particolare riferimento agli Anthrax prima maniera, uno spirito punk che aleggia sul sound e tanta voglia di divertirsi e divertire.

Uno, due, tre e via a tutta velocità dalla Brianza alla conquista dei locali della penisola dove suonare divertente, irriverente ed alcolico thrash metal.

Wargame, ovvero sei ragazzi di Monza e dintorni riunitisi sotto questo monicker quattro anni fa e con un demo ed un ep (Acid Barf) all’attivo, ora al debutto con il primo album licenziato dalla Earthquake Terror Noise, label nostrana specializzata nei suoni estremi ed attenta in modo particolare al thrash.
Qui troviamo appunto Mezz’ora di thrash metal di scuola statunitense, con particolare riferimento agli Anthrax prima maniera, uno spirito punk che aleggia sul sound e tanta voglia di divertirsi e divertire: Sick Of Italy è tutto qui e non è poco.
Brani che superano i tre minuti in qualche occasione, una serie di scariche di adrenalina, pugni nello stomaco che arrivano, ben assestati in un turbinio di ritmiche velocissime, chitarre lanciate in inseguimenti alla 007 e chorus da cantare sotto il palco dopo l’ennesima pinta di bionda, in un live incandescente ed esplosivo.
Il metal degli Wargame è puro divertimento, ignorante, esagerato, volgare ma terribilmente irresistibile, roba da pazzi, roba da thrashers, prendere o lasciare.
Sick Of Italy non ha l’ambizione di far apparire il gruppo brianzolo come la new sensation del genere, ma sicuramente quella di far male in live dove il pogo diventa l’unica via per sfogare tutta l’adrenalina accumulata con botte di vita come Small Soldier, Drink Beer, A.C.A.M. e tutte le altre scatenate tracce.
Incontrarli dal vivo è puro massacro, nel frattempo ci prepariamo ad affrontare il sestetto con Sick Of Italy.

TRACKLIST
1 – Intro
2 – Small Soldier
3 – Mud ‘n Blood
4 – Drink Beer
5 – Slasher
6 – Sick of Italy
7 – A.C.A.M.
8 – Nuke Lovers
9 – Not for Me!
10 – Kickflip in Hell
11 – Fear
12 – Black Rambo / U.ASS.A.

LINE-UP
Federico “Defo” De Filippo – Vocal
Alessandro “Ale Freaks” Frigerio – Vocal
Lorenzo “Rello” Marelli – Guitars
Massimo “Max” Costanzi – Guitars
Luca “Toxic Tony” Tonietti – bass
Tommaso “Tommy” Frigerio – Drums

WARGAME – Facebook

Nukem – The Unholy Trinity

The Unholy Trinity è un grande album speed/thrash che si posiziona tra le migliori uscite dell’anno, da non perdere.

Un altro botto da parte della Sleaszy Rider, questa volta di thrash metal si parla, di matrice old school statunitense e non poteva essere altrimenti visto che la provenienza di questo agguerrito e funambolico trio è San Diego.

Tra le file dei Nukem, all’esordio con questa tempesta thrash/speed, fa bella mostra di se il drumming d’alta scuola di Norm Leggio, in passato dietro nei Psychotic Waltz, una piovra metallica perfettamente a suo agio alle prese con le ritmiche forsennate di The Unholy Trinity, assieme a Steve Brogden (ex Cage, chitarra e voce) e Don Lauder al basso (Under The Stone).
L’album è una bordata sonora devastante e il songwriting proveniente da un pianeta sconosciuto fa in modo che l’ascolto sia sempre più esaltante ogni minuto che passa.
Hanno un bel dire i detrattori del genere che le sonorità in questione sono ormai obsolete, derivative e poco originali: se il metal è la vostra musica, qui lo si suona al massimo livello, lo si rende dannatamente cattivo e lo si valorizza con prestazioni tecniche di assoluto valore.
Non mancano gli ospiti, pescati dalla scena, che impreziosiscono questa cascata di metallo furioso e veloce come un lampo nel cielo grigio di san Diego: Laura Christine (Meldrum), Jimmy Durkin (Dark Angel), Craig Locicero (Forbidden, ex-Death) e Reece Scruggs (Havoc).
Non c’è un attimo di tregua, le poche parti acustiche, costituite da intro drammatiche delle devastanti tracce, sono dosate per rendere l’atmosfera ancora più bollente, poi quando il gruppo inserisce la marcia lascia sull’asfalto centimetri di battistrada ed a velocità supersonica parte per l’olimpo dove risiedono i grandi.
Perfetta la voce di Brogden, grintosa, maschia, ma in grado di raggiungere note molto alte quando lo si richiede, spettacolari i solos, squarci metallici tra le nuvole che si avvicinano dall’orizzonte.
T.V. Crimes è il brano thrash metal dell’anno, pregno di quelle sfumature heavy che ne fanno un classico, The Atomic Age si fa apprezzare per i chorus da cantare col pugno chiuso e la birra stretta nell’altra mano, Bloodseeker esplode in tutta la sua violenza sonora, con una prova da urlo del buon Leggio, mentre Warwolf ci investe con tutta la sua potenza estrema e Evelyn’s Awakening ( di cui la band ha estratto il videoclip) è irrefrenabile nella sua folle corsa verso lidi metallici raggiungibili da pochi eletti.
Un debutto eccezionale: The Unholy Trinity è un grande album speed/thrash che si posiziona tra le migliori uscite dell’anno, da non perdere.

TRACKLIST
1. WarWolf
2. Evelyn’s Awakening
3. The Atomic Age
4. The Deceiver
5. BloodSeeker
6. T.V. Crimes
7. D.O.I.
8. Lethal Injection
9. Lucida Sidera
10. Nukem All
11. Suspicious Minds

LINE-UP
Don Lauder – Bass
Norm Leggio – Drums
Steve Brogden – Guitars, Vocals

NUKEM – Facebook

Devil Drone – Erebo

Un gioiellino estremo questo Erebo, efficace ed intenso, dove tutto viene raso al suolo da una carica adrenalinica e senza compromessi.

Il ronzio del diavolo, oltre che essere di natura malvagia non può che tramutarsi in un devastante esempio di metal estremo, death metal e thrash alleati e al servizio dell’oscuro signore degli inferi.

Ne esce una bomba metallica scagliata dal Monte Amiata (Toscana) ed esplosa un paio di anni fa, ora tornata a fare danni sotto l’ala del Mazzarella Press Office che ne cura la distribuzione.
I Devil Drone sono un quartetto fondato nel 2009 ad Arcidosso ed Erebo, il primo lavoro, risale appunto al 2014: una mezzora di malvagità death/thrash direttamente dall’inferno, undici brani a formare un muro di granito estremo, tecnicamente perfetto, violento e travolgente che amalgama tradizione death metal con moderne soluzioni thrash ed il risultato è di fronte a noi.
Erebo è il regno del caos, dell’oscurità, il luogo ultraterreno dove risiede il male, e di male la musica del gruppo ne scaturisce tanta, con questo lavoro che è un susseguirsi di brani devastanti, vari e fantasiosi nelle ritmiche che passano da potenti e monolitiche parti death, a mitragliate thrash metal, mentre un growl rabbioso e cangiante ci accompagna in questo malefico caos primordiale.
Un gioiellino estremo questo Erebo, efficace ed intenso, dove non ci si perde in solos (la sei corde accompagna e potenzia le ritmiche) e tutto viene raso al suolo da una carica adrenalinica e senza compromessi.
Valorizzano il tutto due geniali citazioni tratte da un paio di film dei primi anni settanta: la prima chiude il brano The Avenger ed è estratta dal capolavoro di Stanley Kubrick, Arancia Meccanica, mentre la seconda proviene da Continuavano A Chiamarlo Trinità, dove è chiara la voce del compianto Bud Spencer e apre la conclusiva Trip.
Sta a voi scoprire le frasi in oggetto, anche perché perdersi un album del genere è peccato mortale … non si sa mai che il diavolo venga a sussurrarvi in un orecchio.

TRACKLIST
01. The Avenger
02. Stand out
03. The new ruin
04. Stampede
05. Shadow of the Beast
06. Revolution
07. Hearth Fury
08. Wreck!
09. Vampire Eyes
10. Cancer
11. Trip

LINE-UP
Giordano Felici Fioravanti – bass
Luca “Belial” Mazzolai- Vocals
Fabrizio Guerrini – Guitars
Leonardo Farmeschi – drums

DEVIL DRONE – Facebook

Baphomet’s Blood – In Satan We Trust

Grande band ed album che ci riconcilia con il genere, per i metallari dai gusti old school da non perdere assolutamente.

Una vera bomba l’ultimo lavoro degli speed thrashers nostrani Baphomet’s Blood, da più di dieci anni in attività con la loro proposta old school e fortemente anticristiana, una delle migliori band per attitudine ed impatto nel genere, alfieri di quel modo di suonare metal ben saldo nei cuori dei metallari di origine controllata.

Il gruppo arriva quest’anno al quarto album sulla lunga distanza, sette anni dopo Metal Damnation, anche questa volta licenziato esclusivamente in vinile, confermando il totale rigetto per il supporto ottico e la devozione per qualsiasi forma old school.
In Satan We Trust risulta un girone infernale di speed/thrash, suonato alla velocità della luce, con iniezioni di furibondo hard’n’roll, irriverente, sfrontato e dannatamente coinvolgente, un pesante ed enorme dito medio innalzato contro la società ed il cristianesimo.
Partono con un ghigno i Baphomet’s Blood e ci fanno aspettare qualche minuto prima che l’inferno sulla terra esploda, l’opener Commando of the Inverted Cross è composta da una prima parte che funge da intro a tutto il lavoro, voce femminea posseduta da qualche demone dall’alta gradazione alcoolica che sfocia in un mood epico orchestrale prima che gli strumenti entrino in gioco per iniziare il vero e proprio massacro sonoro.
Testi che definire blasfemi è un eufemismo sono decantati su un armageddon metallico dove Venom e Motorhead sono i principali istigatori delle nefandezze perpetrate dal gruppo marchigiano, che gioca sporco musicalmente parlando.
Infatti quello che ad un primo impatto risulta un sound estremo di forte impronta speed, viene levigato dall’impronta rock’n’roll motorheadiana, con Necrovomiterror che ricorda il compianto Lemmy e una struttura del sound che tiene la forma canzone per le briglie, senza sconfinare mai nel caos senza capo ne coda.
Mica roba da poco per un disco che mantenendo forte la sua anima old school si avvale di una produzione cristallina il giusto per non perdere neanche una malefica nota di tracce dall’alto tasso evil come Hellbreaker, Triple Six e Whiskey Rocker.
L’album si chiude con la cover di Eleg, brano degli ungheresi Farao, gruppo sconosciuto ai più, che conferma l’attitudine fortemente underground e per nulla scontata del gruppo marchigiano.
Grande band ed album che ci riconcilia con il genere, per i metallari dai gusti old school da non perdere assolutamente.

TRACKLIST
1 – Commando of the Inverted Cross
2 – In Satan We Trust
3 – Hellbreaker
4 – Underground Demons
5 – Triple Six
6 – Infernal Overdrive
7 – Whiskey Rocker
8 – Eleg (Farao cover)

LINE-UP
Necrovomiterror – voce/chitarra
Angel Trosomaranus – chitarra
S.V. Goat Necromancer – basso
S.R. Bestial Hammer – batteria

BAPHOMET’S BLOOD – Facebook