Recensione

“I prodotti derivati si chiamano in questo modo perché il loro valore deriva dall’andamento del valore di una attività, ovvero dal verificarsi nel futuro di un evento osservabile oggettivamente”.

In questo caso ho sbagliato tipologia di derivato, ma se nella finanza la definizione può essere quella sopra, nella musica potrebbe essere considerata tale una band che prende talmente tanta ispirazione da un genere o da un gruppo particolare da suonare esattamente in quel modo.
Esistono centinaia, forse migliaia di casi più o meno noti e i Witchfyre si aggiungono di prepotenza a questa particolare e già lunga lista.
Nati a Vigo (Spagna) nel 2011 dalla mente di L. O’Witchfield e mezza formazione dei Dantalion, dopo un discreto Ep, Grimorium Verum ne sancisce l’esordio discografico in forma di full length.
La cover vecchio stile che ritrae una mano dalle parvenze spettrali intenta a scrivere con penna e calamaio un libro di magia oscura tra candele e teschi mi fa ben sperare. Una voce demoniaca introduce l’opener Devil’s Child, non una cover del più celebre brano dei Judas Priest ma una canzone nuova di zecca dal ritmo incalzante e vivace che disegna la linea maestra che si percorrerà durante tutto l’album.
Per questi ragazzi il tempo si è fermato nel 1985, si è preso un pentolone e si è mescolato portando a bollitura ingredienti principali come Iron Maiden, Judas Priest, Mercyful Fate , Stormwitch, ed un pizzico di tutte le band che circolavano nel panorama hard’n’heavy a inizio anni ‘80.
Gli spunti e le scopiazzature sono davvero infinite e ci aggiungo qualche soluzione più speed come amalgama per rendere il tutto più fruibile al giorno d’oggi.
Quanta nostalgia però nell’ascoltare questo dischetto ben riuscito da parte degli Witchfyre, ma se ci sono gran belle bordate di metallo ottantiano pure come la neve, come The Guardian of the Dead, l’oscura e marziale Lord of the Underworld, l’epica Queen of the Night, così come la più tirata Samhain posta in chiusura dell’ album, altrettanti brani non convincono appieno e non riescono a colpire nel segno come dovrebbero, sia per l’ eccessiva derivazione da cose sentite e risentite utilizzate sino alla nausea, sia per la voce di Emi Metal che non è brutta ma il cui eccessivo utilizzo dei falsetti spesso porta quasi a infastidire (ad esempio nella priestiana Night Hunter), danneggiando la presa del e facendomi interrompere l’ headbanging in favore di imprecazioni.
Quarantadue minuti di metallo vero, no ballads, no bullshit, no female vocals. I ragazzi di Vigo puntano tutto sull’ impatto e sul suono nitido ed elettrico come se avessero interrotto l’inesorabile passare del tempo, rimanendo ancorati a quell’ epoca in cui, se volevi contare qualcosa, dovevi avere un chiodo in pelle, dei jeans elasticizzati e lo stomaco colmo di birra.
Un discreto esordio, ben suonato e ben prodotto, nel quale le soluzioni artistiche del combo galiziano sono semplici e dirette, basate su ciò che fu, quella musica primordiale ma dannatamente efficace. Se a queste soluzioni si aggiungesse un pizzico di personalità in più di sicuro la strada per questi ragazzi non dico che potrebbe essere in discesa ma di sicuro quella giusta.

Tracklist
1. Devil’s Child
2. Lord of the Underworld
3. No Rest For the Witched
4. The Guardian of the Dead
5. Behind the Wall
6. Night Hunter
7. Queen of the Night
8. Samhain

Line-up
P.G. War – Bass, Vocals (backing)
J. Thundervil – Drums, Vocals (backing)
G.G. Andrews – Guitars (lead)
L. O’Witchfield – Guitars, Vocals (backing)
Emi Metal – Vocals

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