Recensione

Provenienti dall’underground estremo statunitense, i Rapheumet’s Well fanno parte di quella nutrita schiera di gruppi che segue la via oscura tracciata dai Dimmu Borgir.

Enders Door è il terzo full length del sestetto del North Carolina e, in effetti, il loro symphonic black/death prende ispirazione da quello del gruppo norvegese, per poi trovare una propria caratterizzazione fatta di aperture melodiche, uno straordinario lavoro ritmico ed una neanche troppo velata vena progressiva.
Teatrale, a tratti epico, l’album si nutre di oscure trame sinfoniche, cavalcate metalliche ed atmosfere decadenti, mantenendo un approccio vario, così da non stancare l’ascoltatore donandogli un’opera ben strutturata, suggestiva e a tratti molto affascinante.
Un mondo pieno di sorprese, un album estremo che non rinuncia a melodiche trame intimiste e progressive, per poi asfaltare gli astanti sotto un macigno orchestrale ed estremo.
Parte alla grande Enders Door con l’accoppiata The Traveller e Distress from the Aberrant Planet, brani che strizzano l’occhio felino e malvagio alla band di Shagrath, mentre l’ apice compositivo risulta il trittico sinfonico progressivo Lechery Brought the Darkness, la title track e Prisoner Of The Rift.
Una bella sorpresa, una band ed un lavoro assolutamente da non perdere per gli amanti del death/black sinfonico.

Tracklist
1.The Traveler
2.Distress from the Aberrant Planet
3.The Autogenous Extinction
4.Secrets of the Demigods
5.Lechery Brought the Darkness
6.Enders Door
7.Prisoner of the Rift
8.The Diminished Strategist
9.Nastarian Waltz
10.Ghost Walkers Exodus
11.Killing the Colossus
12.Eishar’s Lament
13.Unveiling the Sapient

Line-up
Jeb Laird – Lead Vocals
Annette Greene – Clean Vocals, Keys
Jon Finney – bass
Brett Lee – Guitar
Hunter Ross – Guitar
Joshua Ward (Nasaru) – drummer, Clean vocals

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