Recensione

Per le persone che il death metal melodico lo hanno visto nascere e crescere fin dagli albori, il ritorno degli At The Gates diventa un appuntamento aspettato con l’ansia di chi è consapevole della bravura del combo svedese e dell’importanza che ha avuto sullo sviluppo di tali sonorità.

Tomas “Tompa” Lindberg e compagni arrivano al sesto lavoro, pochi in quasi trent’anni di carriera, specialmente se paragonati ai loro colleghi, ma si sa che la band è stata ferma un ventennio ed il ritorno con At War with Reality è targato 2014.
I primi anni novanta sono lontani, un periodo da archiviare nella storia del rock/metal mondiale, mentre i gruppi che formarono una delle scene più importanti che la storia del genere ricordi sono ormai delle icone, guardate con rispetto ed aspettate al varco ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Ecco quindi che un nuovo lavoro degli At The Gates, come dei Dark Tranquillity o degli In Flames (tanto per fare un paio di esempi illustri) si tramuta in un gioco a chi la spara più grossa, quasi come se lo scritto fosse più importante della musica.
Tompa e compagni hanno regalato un lavoro molto bello, magari avaro di quella ferocia e violenza che caratterizzava opere estreme divenute storiche come The Red in the Sky Is Ours o lo storico Slaughter Of The Soul, ma maturo e ricco di melodie oscure, tramutate in tre quarti d’ora di melodic death metal dalla classe immortale.
To Drink From the Night Itself dimostra il talento di cui gli At The Gates e le band nate nel nord Europa dispongono e utilizzato per suonare metal estremo ricco di armonie melodiche fuori dal comune; non me ne voglia tutto il resto del mondo metallico, ma questi musicisti continuano a distanza di anni ad alzare l’asticella di un genere che, se ha detto tutto in termini compositivi, lascia al talento il compito di fare la differenza.
E gli At The Gates di talento ne hanno da vendere, distribuito in tutti questi anni con altri monicker, ed ora tornati con una raccolta di brani che fanno da sunto a tutto quanto scritto fin qui se si parla di death metal melodico.
L’inizio è da pelle d’oca, con la malinconica intro che sfocia in un trittico di tracce spettacolari (la title track, A Stare Bound In Stone e Palace Of Lepers), melodie e sfuriate death/thrash incalzano sull’ascoltatore, il lavoro chitarristico è di prim’ordine così come quello ritmico, il growl di Lindberg è inciso sul vangelo del metal estremo e i brani, sull’onda entusiasmante delle prime tracce, risultano perfette nel seguire le regole imposte dal gruppo anni fa.
In conclusione, To Drink From the Night Itself è l’album che ogni fan del death metal melodico avrebbe dovuto attendersi da un gruppo di tale importanza che, senza snaturare il proprio credo stilistico, è ancora oggi dopo trent’anni un punto di riferimento per chiunque ascolti o suoni questo tipo di musica.

Tracklist
01. Der Widerstand
02. To Drink From The Night Itself
03. A Stare Bound In Stone
04. Palace Of Lepers
05. Daggers Of Black Haze
06. The Chasm
07. In Nameless Sleep
08. The Colours Of The Beast
09. A Labyrinth Of Tombs
10. Seas Of Starvation
11. In Death They Shall Burn
12. The Mirror Black

Line-up
Tomas Lindberg – Vocals
Jonas Björler – Bass
Adrian Erlandsson – Drums
Martin Larsson – Guitars
Jonas Stålhammar – Guitars

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