Recensione

Mashhad è la capitale del Razavi Khorasan iraniano e la città da cui provengono i death metallers Azooma, all’esordio con un album uscito un paio di mesi fa intitolato A Hymn of the Vicious Monster.

Attivo dal 2004, il combo iraniano inizia la sua avventura nel mondo metallico suonando cover di Iron Maiden, Metallica, Iced Earth, Kreator e Death, ma già nel 2005 decide di scrivere brani propri confrontandosi con il death metal dai richiami prog e influenzati dalla cultura del loro paese.
È storia degli ultimi anni la firma con l’etichetta spagnola Xtreem Music, che licenzia questo Ep di esordio che ha del clamoroso.
Il materiale inserito nel lavoro dalla band è stato scritto negli anni e, fortunatamente, ha trovato modo di vedere la luce, in quanto trattasi di sei brani notevoli.
Il death progressivo suonato dagli Azooma, originalissimo e tecnico, da far invidia ai mostri sacri del genere, dal tiro micidiale ed impreziosito da atmosfere e suoni della cultura persiana, sempre sostenute da un tono epico e drammatico, rende A Hymn of the Vicious Monster un gioiello metallico tutto da ascoltare.
I musicisti della band, veri virtuosi del proprio strumento, regalano prestazioni sopra le righe creando un tornado di suoni che vi avvolgerà rischiando di portarvi via.
Ahmad Tokallou, chitarrista eccezionale, svolge un lavoro mastodontico alla sei corde, martirizzando il lo strumento con solos e ritmiche suonate alla velocità della luce ma sempre dal gusto eccelso; la sezione ritmica (Farid Shariat al basso e Saeed Shariat alla batteria) si rende protagonista di una massacrante dimostrazione di forza tra gli innumerevoli cambi di tempo e le scorribande potenti e distruttive.
Tra tutte queste meraviglie strumentali spicca il growl feroce del vocalist Shahin Vaqfipour, molto bravo anche con le clean vocals, benché usate solo in pochi frangenti (Gyrocompass), che accompagna la vena creativa dei propri compagni con timbriche cavernose e melanconici momenti intimisti.
C’è tanto progressive nel songwriting del gruppo (digressioni di scuola crimsoniana), mai così ben amalgamato con la furia metallica espressa dal death epico della band; i suoni di estrazione popolare della loro terra sono usati con parsimonia, ma inseriti sempre ottimamente nelle strutture complicate delle song che, una dopo l’altra, regalano momenti di esaltante musica estrema, improbabile ed alquanto affascinante jam tra i Death ed i King Crimson.
Da ascoltare e riascoltare questo ennesimo bellissimo lavoro proveniente da terre lontane dal consueto circuito metallico, ma che non ha davvero nulla da invidiare ai lavori dei tradizionali continenti di riferimento.

Tracklist:
1. Preface
2. Chapter I: Self-Inflected
3. Chapter II: Eridanus Supervoid
4. Chapter III: Encapsulated Delusion
5. Chapter IV: Gyrocompass
6. Appendix

Line-up:
Farid Shariat – Bass
Saeed Shariat – Drums
Ahmad Tokallou – Guitar
Shahin Vaqfipour – Vocals

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