Recensione

Un granitico e micidiale attacco all’insegna di un death metal vecchia scuola, una serie di pugni in pieno volto portati dai Dauthuz che rifilano, uno dietro l’altro, dieci ganci estremi senza soluzione di continuità, massacrando e sfigurando, senza lasciare scampo.

Il quintetto olandese arriva al primo lavoro sulla lunga distanza firmando un contratto per la distribuzione con la Wormholedeath , dopo due anni dalla nascita, un ep ed un singolo prima che Destined For Death arrivi a confermare il buon fiuto della label e la devozione del gruppo per il death metal old school.
Ovviamente ispirato alla scena del loro paese, storica rappresentante del metal estremo dai primi anni novanta, con accenni alla primissima ondata scandinava (specialmente nel riffing), l’album è una mazzata nei denti ben assestata, con un growl che è un’incessante ed animalesca aggressione proveniente dall’angolo più recondito dell’inferno, una pesantezza fuori dal comune e non ultima una serie di tracce che nella loro assoluta natura estrema si attaccano alle pareti della nostra scatola cranica come perfidi e famelici parassiti.
Dying Breed, cantata dalla singer dei conterranei Izegrim, Marloes Voskuil, e da cui è tratto un video, rimane il brano simbolo di Destined For Death, ma lasciate che l’album arrivi alla conclusione perché gli attimi di devastazione sonora di una certa consistenza non mancano (Honoured To Serve, Tormentor e la conclusiva Warmaster) così da regalare agli amanti del death metal vecchia scuola un’altra band da segnare sulla proprio personale e sanguinante taccuino.

Tracklist
1.Destined for Death
2.The Hunt
3.Dying Breed (feat. Marloes Voskuil)
4.Made in Blood
5.Honoured to Serve
6.Killing in the Woods
7.Killed in the Woods (Reprise)
8.Tormentor
9.Deep Inside Your Soul
10.Warmaster

Line-up
Manoloxx – Vocals
Dennis Jak – Guitar
Hans Bijland – Guitar
Tim Roeper – Bass
Nick de Vet – Drums

DAUTHUZ – Facebook