Recensione

La Roxx Records questa volta non ci delizia con chicche perse negli annali dell’underground metallico, ma rimanendo in ambito cristiano ed old school ci presenta l’ultimo album dei Deliverance, band storica del sottobosco di Los Angeles.

Attivi infatti dalla metà degli anni ottanta, i californiani arrivano quest’anno all’undicesimo lavoro sulla lunga distanza di una discografia importante numericamente parlando, che si completa con un buon numero di opere minori, tutte devote ad un thrash metal potenziato da energiche iniezioni speed (specialmente nei primi album), qualche reminiscenza industrial per una proposta estrema vecchia scuola.
Le tematiche cristiane non intaccano l’impatto del sound del chitarrista e cantante Jimmy P. Brown II e compagni, ruvidi e rocciosi anche in The Subversive Kind.
A livello di grinta la band non ha nulla da invidiare ai colleghi più giovani, la mezzora a disposizione è sfruttata al meglio, innalzando un muro sonoro violento e senza compromessi.
Slayer e Sanctuary si danno battaglia nel sound del gruppo, ovviamente con un’esperienza ed una personalità che lo porta a suonare thrash metal senza compromessi, ma pur sempre targato Deliverance.
L’album ha nel suo cuore i migliori momenti dettati da due brani fenomenali come The Black Hand, dal refrain che ricorda i primi Nevermore del compianto Warrel Dane, e la devastante Epilogue.
Lo storico singer dà ancora filo da torcere a molti dei suoi giovani colleghi, la band in toto gira a mille e The Subversive Kind risulta un buon lavoro indirizzati sostanzialmente a tutti gli appassionati di thrash.

Tracklist
1.Bring ‘Em Down
2.Concept of the Other
3.Center of It All
4.The Black Hand
5.Epilogue
6.Listen Closely
7.The Subversive Kind
8.The Fold

Line-up
Jimmy P. Brown II – Vocals, Guitars
Glenn Rogers – Guitars
Jim Chaffin – Drums
Victor Macias – Bass

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