Recensione

I Dopethrone sono semplicmente uno dei migliori gruppi sludge doom del globo, saturatori dell’atmosfera intorno alle casse, lentezze fumatorie e tanta marcezza.

Il loro suono è un groove maledetto che continua a girare nel nostro cervello, fatto di chitarre abrasive e batteria potente, in un misto di stile New Orleans e traiettorie comuni al metal.
Questo è il loro quarto disco che, nelle loro intenzioni dovrebbe essere quello più sporco e cattivo, e direi che ci sono riusciti in pieno.
Dopo aver pubblicato “Demonsmoke” su STB Records, nel 2011 è la volta di “Dark Foil” per Totem Cat Records, poi nel 2012 la loro già avviata carriera prende una svolta essendo stati invitati al Roadburn Festival dai curatori Voivod, così da pubblicare “III”, album che ha avuto molto seguito in Europa.
Quest’ultimo disco prende il titolo dal ghetto di Montreal, città del gruppo: Hochelaga fu il nucleo della città di Montreal nel XVII secolo, in un territorio già abitato dagli Irochesi, che fino a quel momento vivevano tranquilli ed in pace.
Il quartiere è ora il classico posto dove cercare droga, sesso ed altro, come ve ne sono in ogni città.
Il suono dei Dopethrone è quanto di più indicato da mettere ad alto volume, meglio se con amplificatori che arrivino il più in alto possibile, poiché questa musica non può essere ascoltata a basso volume.
Hochelaga è permeato di ritmi lenti, completamene riempiti da un grande muro del suono, con un incedere marcio eppure costante, anzi incessante.
Chi già li conosce sappia che sono ancora più devastanti, chi non li conosce venga giù nel fango con loro e con noi.

Tracklist:
1. Sludgekicker
2. Chamaleon Witch
3. Vagabong
4. Scum Fuck Blues
5. Dry Hitter
6. Bullets
7. Riff Dealer

Line-up:
Borman – Batteria
Vincent – Chitarra e Voce
Vyk – Basso

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