Recensione

Quando si ha a che fare con la Wormholedeath non si sa mai dove si andrà a parare (musicalmente parlando).

Ecco che tra rock alternativo, metal classico, death metal, tormenti gotici e sinfonie spuntano gli olandesi F.U.A. a confermare l’assoluta varietà stilistica del roster della label.
Il quartetto orange, infatti, ci presenta il primo full length, Socially Transmitted Disease, una bomba sonora di punk rock/metal composta da quattordici diretti in pieno volto, travolgente e perfetto per non fare prigionieri dall’alto di un palco.
Capitanati dalla cantante Daphne Detleij, il gruppo è volato ai Real Sound Studio e con Wahoomi Corvi e la supervisione del boss dell’etichetta hanno dato vita a questa esplosione di suoni ispirati dal punk rock anni ottanta, ma che lascia spazio ad influenze alternative e potenza metal, per un risultato che accontenterà vari tipi di ascoltatori.
Una raccolta di brani, quindi, in cui si evidenzia questo ibrido stilistico, convincente in ogni sua parte, rock nella sua anima più ribelle e sguaiata che guarda al passato ma lascia aperte le porte a moderni input stilistici, tra impatto potente e metallico ed approccio punk rock.
L’album parte con l’opener Cheers, passa per la clamorosa Blame It On The Weed (con tanto di stacchetto reggae, che tanto sa di Clash o di Rancid) e non trova ostacoli lungo tutta la sua durata: it’s only rock ‘n’ roll direbbe qualcuno, e sicuramente tra lo spartito di Fake, I Want To It You In The Face e Make Punk Great Again troverete ottime scuse per ridurvi la fronte in un ammasso di poltiglia sanguinolenta, spaccata contro la parete a colpi di punk/rock/metal/core dei F.U.A.

Tracklist
1. Cheers
2. Blind
3. M.O.U.S.
4. Blame it on the weed
5. Fake
6. Make Punk Great Again
7. Hey, Hello!
8. Love You
9. Riot
10. I Want To Hit You In The Face
11. Fuck You Anyway
12. S.T.D.
13. Wankers in Blue
14. Psychotic

Line-up
Daphne Detleij – Vocals
Sander Pietersen – Drums
Robbert Vanderbijl (Bakkie) – Bass
Mitchell Verschoor – Guitars

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