Recensione

Prog metal strumentale di altissimo spessore quello proposto dal quartetto messicano dei Glass Mind, che con Dodecaedro si affacciano in maniera importante sulla scena internazionale, grazie anche all’attivissima Rockshots, label dal roster molto interessante.

E l’album appunto è un’altra ottima opera proposta dall’etichetta italiana, ormai punto di riferimento per il metal classico ed alternativo ed i loro sottogeneri: un progressive metal che, senza bisogno del canto, esprime ugualmente una forte componente emozionale evidenziando l’ottima preparazione tecnica dei musicisti e le tante sfumature che toccano generi diversi, mantenendo il tutto perfettamente amalgamato in un sound che non provoca sbadigli.
E’ molto presente la componente metal nella musica dei Glass Mind, l’impatto è di quelli che fanno tremare i muri anche se a tratti spuntano, tra lo spartito elementi riconducibili alla musica etnica e al jazz.
Un primo lavoro che aveva già ben impressionato (Haunting Regrets del 2011), qualche sporadico singolo, ed ora questa nuova prova sulla lunga distanza che promuove la band di Città del Messico, bravissima a non cadere mai troppo nell’autocompiacimento e donando musica metal nobilitata da espressioni musicali alternative condensate in quaranta emozionanti minuti.
Una dozzina d’anni d’esperienza per la band non sono pochi, anche se la discografia è limitata a soli due full length e fanno di Dodecaedro un lavoro ispirato e dall’ottimo songwriting, così che tra lo spartito delle varie Babel, Fu e la conclusiva title track, troverete la perfetta sintesi del progressive metal di scuola Dream Theater, le ispirazioni che giungono dal mondo della musica etnica e dal jazz e quello delle nuove leve del progressive internazionale più ricercato e moderno.

Tracklist
1. Babel
2. Caliente
3. Fu
4. Húmedo
5. Inside the Whale
6. Frío
7. Detritus
8. Seco
9. Dodecaedro

Line-up
Benjamín Berthier – Guitars
Pablo Berthier – Guitars
Edgar Garduño – Drums
Michel Villamor – Bass

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