Recensione

Difficile spiegare cosa siano i K–X–P se non li avete mai ascoltati.

Innanzitutto la vostra vita è sicuramente meno ricca se non li avete provati, in seconda battuta potete cominciare con questo nuovo disco del duo finlandese. I K–X–P fanno un progressive a trecentosessanta gradi, che spazia dall’elettronica all’ambient, con tocchi di qualcosa che si può anche avvicinare al drone, ma soprattutto fanno musica meravigliosa con i sintetizzatori, in questa occasione un modello Analog Four costruito dalla ditta Swedish Elektron. Si parte dall’immortale lezione dei Kraftwerk per arrivare molto lontano, in un continuo dialogo fra l’uomo e le macchine, vero e proprio medium attraverso il quale si manifesta la creatività umana. Elettronica ma anche tanto altro, in in un continuo mutamento di prospettive, per esempio si pensa di essere all’ascolto di un pezzo ambient, quando comincia un pezzo elettro pop, per poi mutare ancora tra mille echi diversi. Per registrare questo disco hanno usato il metodo che usano solitamente dal vivo, ovvero niente cuffie ma monitor che buttano in faccia il loro suono. Raggiungono molto bene l’obiettivo, nel senso che riescono a fare un qualcosa di davvero originale, attinente al loro background ma che evolve come fa ogni loro nuovo disco. I pezzi sono tre e rappresentano molto bene una frazione dell’immenso universo sonoro che sono gli K–X–P, ed è un viaggio continuo. Vi sono certi momenti in cui si percepisce chiaramente come alcuni suoni, perché non esiste una realtà ma solo diverse irrealtà, possono essere definiti come una nuova mutazione di qualcosa che è stato chiamato un tempo big beat, ma che ora è maggiormente etereo e meno materialistico. Tre tracce che cambieranno la vostra prospettiva di tempo e di ritmo, tre universi con dentro mille mondi, per un gruppo che è fra i pochi al mondo a fare qualcosa di originale e di veramente progressivo.

Tracklist
1.Nimetön Tie
2.Hex Bag
3.Night Eye – Smile Through Tears

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