Recensione

A poco meno di un anno di distanza ritroviamo Matteo Brusa alle prese con il secondo capitolo del suo progetto ambient La Tredicesima Luna.

Oltre l’ultima onda del mare, così come il precedente Il Sentiero degli Dei, si discosta dal dungeon synth che ha dato una certa notorietà al musicista milanese con il monicker Medhelan; qui troviamo, infatti, una forma di ambient dalle sonorità rarefatte, che ben si addicono al tema acquatico evocato dal titolo dell’album e di quelli dei brani che lo compongono.
In effetti, viene naturale chiudendo gli occhi immaginare imbarcazioni muoversi lentamente in mare aperto circondate solo da sconfinate distese di acqua grazie ai minimali tocchi tastieristici inseriti su un avvolgente sottofondo atmosferico.
Entrambe le tracce, vicine al quarto d’ora di durata, si snodano morbidamente prefigurando un mare placido, dal moto ondoso ridotto o quasi nullo, sul quale le prue scivolano dolcemente verso una metà indefinita, anche se va detto che nella sua seconda metà La solitudine del mare infinito si impenna improvvisamente per poi placarsi nuovamente nel finale, quasi che la speranza di scorgere una terra emersa venga definitivamente frustrata dall’albeggiare che mostra solo orizzonti illimitati.
Quellla di Brisa è un’altra ottima prova da parte di un musicista che prova nuovamente a spingersi oltre lo schema  consolidato che gli ha fornito buoni consensi; l’ambient de La Tredicesima Luna è senza dubbio rivolto ad un pubblico più selezionato, ma la sua qualità lo renderà sicuramente foriero di ulteriori e meritate gratificazioni per il suo autore.

Tracklist:
1. Le terre a ovest
2. La solitudine del mare infinito

Line-up:
Matteo Brusa

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