Recensione

Sottobosco londinese. Con questo nome – da oltre vent’anni, oramai – il gruppo fiorentino è di certo tra i protagonisti di quel retrorock – come oggi lo si chiama, con un termine forse non felice – che si rivolge alla grande tradizione analogica, vintage e valvolare del progressive britannico di fine anni Sessanta e primissimi Settanta (Traffic, Pink Floyd, Argent e Atomic Rooster), accentuandone, sotto tutti i punti di vista, la componente spaziale e psichedelica.

Caldo ed avvolgente, il loro sound resta inconfondibile e, se i tardi Sixties – con tutto quanto ciò comporta, anche a livello lirico, visuale ed iconografico – sono da un po’ di tempo tornati in auge, lo dobbiamo certamente anche e soprattutto ai London Underground, tra i primi in assoluto (il loro esordio data, infatti, 2000) a far sì che il prog sia opportunamente ritornato sui propri passi. Questo quarto lavoro della band di Firenze, che segue a otto anni di distanza il predecessore, Honey Drops, conferma tutto quanto di buono fatto sin a oggi dai London Underground. Anzi, Four è con tutta probabilità il loro capolavoro, l’opera della piena e felicemente raggiunta maturità artistico-musicale. Le dieci tracce di questo nuovo lavoro sono assai liquide e compatte, nel medesimo tempo, ispirate ad astronomia e astrologia, con la lunga e cosmica improvvisazione di jam che supera abbondantemente i sette minuti. Un vero manifesto di pensiero e di integrità esecutiva. Il fatto che chitarra, viola (vagamente alla Velvet Underground) e sax (molto vandergraafiano) siano strumenti suonati da ospiti rafforza poi un’identità di trio per tastiera, basso e batteria che tanto ha dato alla musica progressiva inglese durante la sua golden age.

Track list
1 Billy Silver
2 Ray Ban
3 At Home
4 The Comete
5 What I Say
6 Three Men Job
7 Tropic of Capricorn
8 Jam
9 Mercy Mercy Mercy
10 Bumpin’ on Sunset

Line up
Gianluca Gerlini – Keyboards / Piano / Mellotron / Moog
Alessandro Gimignani – Drums
Stefano Gabbiani – Bass

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