Recensione

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Recensire un album dei Marillion rappresenta un compito arduo per il sottoscritto, questo perché non ascolto la band britannica dai tempi di Fugazi (1984) e Misplaced Childhood (1985).

Ma questa volta mi tocca e così da qualche giorno non faccio altro che ascoltare ripetutamente la nuova fatica dei nostri. Ormai divenuti più un gruppo di Alternative che di Rock Progressivo, aprono con i quasi 17 minuti di El Dorado, suite in cinque parti e, per quanto io cerchi di rifuggire i paragoni di qualsiasi natura, nella mia testa cominciano a girare alcune paroline: l’ho già sentito dai … Pink Floyd? Contemplo le emozioni e la risultante è permeante malinconia, un presentimento che qualcosa di sconvolgente stia per succedere. La voce di Steve Hogarth interpreta le lente progressioni su più registri e altezze (non riesco ad apprezzare il suo utilizzo del falsetto), per un brano comunque molto sentito. L’intensità si allenta con la più ordinaria Living In Fear ma si riparte con i 19 minuti di The Leavers. Intro nella quiete con un seducente giro di tastiere che apre a melodie orecchiabili ed il parlato/cantato di H su base Pop-Wave, il pezzo (anch’esso in cinque parti) evolve piacevolmente, ben strutturato e arrangiato con le onnipresenti e sapienti tastiere che ne sottolineano costantemente la trama. La calma e profondamente melodica White Paper, quasi impalpabile, porta avanti l’umore generale dell’album con lenta pacatezza, elegantemente sostenuta prima dalle tastiere di Mark Kelly e poi dalle vocals di H che finalmente dipana le sue naturali capacità. La toccante e bellissima The New Kings nei suoi 17 minuti, composta di quattro parti, pare voglia farci riflettere sulla crisi socio-politica ed economica in atto e sull’ingiustizia creata dagli esseri umani. We are the new Kings / Here on the corporation’s top floor / If you cross us we’ll buy you and you can retire / Your children set up for life / Think about it… / Greed is good… […] We are the new kings / I’ll tell you a tale / We’re too big to fall / We’re too big to fail. Degno di cotanto nome il finale Progressivo ed elettrico (era ora!) con Trewavas, Mosley e Rothery uniti in un brano riuscito sotto ogni punto di vista.
Forse bisogna essere davvero alternative per apprezzarlo e il déjà vu si avverte, ma FEAR richiede ancora una volta di superare il passato e qualsiasi analisi asettica per (ri)trovare il piacere dell’ascolto e delle emozioni che sa destare.

TRACKLIST
1. El Dorado
2. Living In Fear
3. The Leavers
4. White Paper
5. The New Kings

LINE-UP
Steve Hogarth – Vocals
Steve Rothery – Guitars
Mark Kelly – Keyboards
Pete Trewavas – Bass
Ian Mosley – Drums

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