Recensione

L’impatto che il rock di Seattle ha avuto sugli ultimi venticinque anni di musica è probabilmente andato oltre alle aspettative di detrattori e non, continuando ad influenzare generazioni di band ispirate dal sound conosciuto ai più come grunge.

Che poi il grunge non fosse solo un modo per fare rock, ma un vero movimento generazionale è un dettaglio, almeno per chi ancora oggi continua a creare rock ispirandosi alle grandi band uscite in quel periodo.
I Monovine arrivano da Patrasso, si sono trasferiti nella scena alternativa di Atene e sono giunti con D.Y.E al loro terzo lavoro, dopo il debutto intitolato Cliche ed uscito nel 2011 ed il precedente Swallow, licenziato nel 2014.
Il loro sound risulta influenzato dal rock alternativo di primi anni novanta e dal grunge dei Nirvana, la band che influenza ogni nota di D.Y.E, album nel quale confluiscono undici brani devoti ala band di Kurt Cobain, tra Bleach ed In Utero, lasciando fuori dallo spartito le sfumature commerciali del must Nevermind ed inserendo scosse noise di matrice Sonic Youth.
I Monovine non lasciano dubbi sull’origine del loro stile che, prendendo in prestito una definizione abusata nel metal classico ed estremo, potremmo chiamare old school.
Brani scarni, produzione minimale ed attitudine punk conferiscono alle varie Mellow, Void, Burn It quell’atmosfera nichilista e tristemente perdente che la rendono adatta a un paesaggio rock bagnato dalla pioggia di Seattle.

Tracklist
1.Mellow
2.Throw Me A Bone
3.For A Sun
4.Void
5.Your Figure Smells
6.Messed Up
7.Burn it
8.Me (Raphe Nuclei)
9.Ring A Bell?
10.Why Don’t You Shoot Me In The Head
11.Haunt

Line-up
Stratos – Voice, Guitars
Xeno – Bass
Sotiris – Drums

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