Recensione

Magari vi siete lasciati sfuggire il debutto di questa band laziale, uscito lo scorso anno, un ottimo esempio di stoner rock, legato ancora da un filo sottilissimo al rock alternativo, secondo amore del gruppo, dopo gli esordi come band punk.

Magari siete esterofili incalliti e pensate che nel nostro paese lo stoner non viene suonato come negli States.
Magari questa volta, incuriositi e convinti dalle mie umili righe, darete un ascolto a Wrath Of The Desert, secondo lavoro dei Mutonia, trio della provincia di Frosinone, con un talento innato nel creare atmosfere desertiche, stonate e allucinate.
Non hanno perso tempo i Mutonia, e dopo i buoni riscontri del precedente Blood Red Sunset, tra Aprile e Giugno di quest’anno si sono rinchiusi in studio, per continuare il viaggio, persi nel deserto della Sky Valley in compagnia delle anime perdute che, all’imbrunire, sotto l’effetto del sole e di erbe dalle proprietà terapeutiche, ma dagli effetti collaterali stonati, compaiono tra i rovi portati dal vento caldo, o tra i pugni di sabbia che scivola tra le dita, mentre le note grasse dei brani di Wrath Of The Desert, invitano a danzare ciondolanti tra scorpioni e serpenti a sonagli.
Il trio non perde un’oncia della sua carica rock, ma, rispetto al primo lavoro, è forte l’atmosfera rituale che aleggia nelle songs che compongono quest’altro bellissimo omaggio al rock statunitense degli ultimi anni, interpretato da tre musicisti, Matteo De Prosperis (chitarra e voce), Fabio Teragnoli (basso) e Maurizio Tomaselli (batteria) che in quanto a feeling e attitudine ne hanno da vendere.
E allora ecco che questa raccolta di nuovi brani, spazza il deserto come la tromba d’aria che raffigurata nella copertina( illustrata da Sara Terpino), mette in subbuglio il lento trascorrere del tempo, quasi fermo nel luogo invivibile per antonomasia, almeno per l’uomo.
To Three To Four, aperta dal basso pulsante ed ipnotico del buon Teragnoli, ci invita ancora una volta lungo l’arida terra dove la band trae ispirazione, subito è tangibile la totale metamorfosi del gruppo, che lascia alle spalle come detto gli ultimi accenni all’alternative e si ripresenta come una perfetta macchina stoner, confermata dal singolo Lonely Soul, un brano che sprizza Queen Of The Stone Age da tutti i pori.
Come nel primo album la sensazione di jam si insinua in noi come un serpente nella tana di un ratto, si succedono brani dal forte impatto come Meth e Thunderstone, ma il flash sabbatico e rituale di Among The Gale And The Desert, risulta il colpo mortale all’ultimo neurone sano, bruciato da questo magnifico trip, che lento e inesorabile sale alla testa e porta con se immagini allucinate di chi visse quei luoghi, ed ormai è perso tra la polvere portata dal vento.
Coward alterna agitazione ritmica a frenate doom settantiane, mentre il finale dell’album è lasciato a The Prodigal Son, hard rock stonato e devastante ed una delle song più lineari del disco.
Wrath Of The Desert conferma tutto quello che di buono si era detto e scritto sul gruppo laziale in occasione del primo lavoro, ora tocca a voi supportare questi figli del deserto, che hanno tutte le carte in regola per non far rimpiangere i maestri americani, ottima conferma.

TRACKLIST
1. To Three To Four
2. Lonely Soul
3. Still (Yourself)
4. M.E.T.H.
5. Thunderstorm
6. Among The Gale And The Desert
7. Meat For Voltures
8. Coward
9. The Prodigal Son

LINE-UP
Matteo De Prosperis – guitar/vocals
Fabio Teragnoli – bass
Maurizio Tomaselli – drums

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