Recensione

Il ritorno dei Maestri. Non ci sono altre parole.

I Nocturnus solcarono i cieli del death metal durante gli anni Ottanta (due demo storici e pionieristici) e Novanta (la trilogia costituita da The Key del ’91, Thresholds del 1992 e dal mini omonimo del ’93, senza dimenticare Ethereal Tomb, uscito nel ’99 su Season of Mist). Il loro approccio all’estremo era personale, e particolarissimo: abbinavano infatti ai classici e più puri canoni del death made in Florida tastiere e sintetizzatori, con un taglio – anche in sede di liriche, coltissime ed ispirate a Asimov e Crowley, tra gli altri – fantascientifico e dalla resa sonora tanto splendida, quanto maestosa. Nel corso del decennio successivo, la band fu ribattezzata After Death: di nuovo altri demo, ri-registrati poi nel 2007 in occasione del lovecraftiano e stupendo Retronomicon, pubblicato dalla benemerita Iron Pegasus, un capolavoro di articolata magnificenza, il cui messaggio trova, ora, perfetto compimento con questo The Paradox, uscito a nome Nocturnus AD. Le nove composizioni del disco – definirle canzoni sarebbe sia ingiusto sia riduttivo, così come sceglierne alcune – materializzano un discorso compositivo ed esecutivo di impressionante maturità artistico-musicale, con trame che risultano varie e concettuali, senza perdere un’oncia dell’essenza di matrice tradizionalmente death. L’interplay chitarre-tastiere, supportate da una sezione ritmica alla Atheist-Cynic, trascina l’ascoltatore in un vortice siderale di evoluzioni strabilianti: l’ideale punto di incontro fra techno-death e progressive. I Voivod del death – ma, anche qui, la definizione ci appare un po’ semplicistica e non rende piena giustizia al quintetto americano – continuano pertanto la loro originalissima e creativa esplorazione di territori sonori rimasti troppo a lungo vergini: riff di marca Dark Angel-Slayer vengono implementati da soluzioni virtuosistiche e magniloquenti che riprendono il discorso dello space rock per estremizzarlo in una chiave futuristica e iper-tecnologica, elettronica e sinfonica nel medesimo tempo. Scale minori, cambi di tempo, complessità armonica, precisione e violenza, costruzione di architetture labirintiche e complesse (eppure fruibili, sia pure con la dovuta attenzione e ripetuti ascolti), rimandi alla narrativa orrorifica del grande Howard Phillips Lovecraft (Aeon of the Ancient Ones), richiami al passato (Paleolithic, The Return of the Lost Key), poliritmi crimsoniani e scrittura stratificata: sono questi i gioielli della corona, che i Nocturnus AD meritano di cingere sul capo. Precession of the Equinoxes è dedicata all’astronomia, segnamente al fenomeno celeste definito anticamente aberrazione delle stelle fisse e studiato scientificamente dal newtoniano James Bradley, nel primo Settecento inglese. Un’ulteriore conferma della superiore, raffinata statura intellettuale dei cinque di Tampa. Per chi scrive – e, si badi bene, al di là di generi e stili – uno dei più grandi dischi degli ultimi quindici anni almeno. Arte oscura per anime nere, veramente. O, il che è lo stesso, fantascienza esoterico-occulta resa con i segreti alchemici del pentagramma.

Tracklist
1- Seizing the Throne
2- The Bandar Sign
3- Paleolithic
4- Precession of the Equinoxes
5- The Antechamber
6- The Return of the Lost Key
7- Apotheosis
8- Aeon of the Ancient Ones
9- Number 9

Line-up
Belial Koblak – Guitars
Demian Heftel – Guitars
Daniel Tucker – Bass
Josh Holdren – Keyboards
Mike Browning – Drums / Vocals

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