Recensione

Secondo disco per gli americani No Self, e secondo episodio delle relazioni fra umani e compters , fautori di un nu metal virato verso il metalcore con forti influenze elettroniche, che narra di umani e macchine.

Il loro groove è molto a stelle e strisce, carico e melodico, hanno un ottimo passo che li contraddistingue da molti altri gruppi dello steso genere. Una delle loro peculiarità maggiori è l’intensità delle loro canzoni, che sono dense di musica e di concetti. Non si perde mai di vista la riuscita melodica, nel perfetto stile americano che riesce a coniugare molto bene melodia e potenza. La loro musica è un qualcosa di futuribile che prende le mosse da un passato molto prossimo, attingendo dalle tradizione di molto generi, quali il nu metal, ma anche il post hardcore e il metalcore. Le canzoni sono costruite molto bene e sono incentrate su linee di chitarra molto ben scritte, ai quali poi si aggiunge molto bene tutto il resto del gruppo, con la chicca della doppia voce che rende molto bene in termini di varietà e di originalità. L’ascolto del disco è molto piacevole e scorre molto bene, grazie anche agli inserti di elettronica che servono a rendere maggiormente cyborg il tutto, una vera e propria delle possibili e quanto ami attuali relazioni fra uomo e macchina. Certamente il gruppo nelle sue visioni futuristiche si spinge molto in là rispetto ai tempi che viviamo, ma non si creda che siamo tanto lontani dalle storie narrate dal gruppo.
Un secondo disco convincente ed un album piacevole che va oltre il nu metal e durerà anche oltre l’estate.

Tracklist:
1.Signal Flares
2.ratD4GG3R
3.Order_66
4.#RAGE
5.Master Manipulator
6.A Dying Star
7.Nothing
8.Glow

Line-up:
Dylan Kleinhans – VOX
Justin Dabney – Guitar
Drew Miller – Drums
Glenn Desormeaux – Bass

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