Riproponiamo questa rubrica con la quale noi di Metaleyes porremo alla vostra attenzione alcuni tra i dischi dei quali abbiamo parlato nel corso della settimana.

Eccoci giunti alla nostra settimanale carrellata sulle ultime uscite delle quali abbiamo parlato su MetalEyes
Partiamo da una band storica come i Riot, che tornano in pista nuovamente con il suffisso V e regalano un album come Armor Of Light, nuova lezione di heavy metal dall’elevato spessore qualitativo impartita da musicisti realmente d’altri tempi per statura artistica e compositiva.
Ci spostiamo dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, culla del progressive dalla quale provengono i Kino, sorta di supergruppo del genere grazie alla presenza di musicisti provenienti da band come Arena e Marillion, Il loro ritorno discografico, dopo una prima uscita vecchia ormai di tredici anni, si intitola Radio Voltaire ed è, manco a dirlo, un prova di grande classe adatta non solo ai fans di quelle antiche sonorità ma anche ai fruitori dell’hard rock più melodico ed atmosferico.
E’ invece una strano connubio tra musicisti russi ed indiani quello che dà vita ai Jyotisavedanga, mostruosa creatura dedita ad un black/death/noise le cui deflagrazioni paiono essere la trasposizione in musica del fragore provocato dalla collisione di due corpi celesti.
Passiamo all’angolo dedicato al made in Italy: partiamo dagli Hogs, autori con Fingerprints di un rock eclettico ed ispirato che diverte, incanta e sorprende alla stesso tempo; a seguire ecco i Lou Quinse, combo piemontese che propone, con Lo Sabbat, la propria interpretazione particolare del folk metal, cantato in lingua franco provenzale e degno di attenzione non solo a livello musicale ma anche dal punto di vista dell’originalità delle storie raccontate.
I Valgrind, invece, mantengono ben alta la consolidata tradizione del death metal tricolore, essendo capaci di riscrivere con grande proprietà tecnica e compositiva gli insegnamenti del genere provenienti dalla scuola floridiana, come avviene mirabilmente in questo Darkest Horizon.
La chiusura dedicata al doom metal vede in evidenza, questa volta, una band siciliana, gli Assumption, i quali con Absconditus elevano ai massimi livello il funeral death doom, un sottogenere che, almeno dalle nostre parti non vede un numero così consistente di protagonisti come accade invece in altre nazioni.

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