Recensione

Prima di avvicinarvi al nuovo lavoro firmato dai Rival Sons, sarebbe opportuno chiarire un concetto: l’hard rock di matrice settantiana è tornato con il suo carico di blues, ad incendiare gli impianti stereo dei fans di Led Zeppelin e compagnia con una serie di band e album che davvero poco avrebbero da invidiare alle opere leggendarie uscite nel decennio d’oro del rock duro.

Ma non saranno certo gruppetti di ragazzini costruiti a tavolino dai mercenari del music biz a cambiare la storia di questo clamoroso ritorno, ma una serie di gruppi che dall’America, al Regno Unito, fino alle fredde terre del nord, hanno conquistato i fans, ognuna con una sua personale visione della materia, ognuna con il talento giusto per rimanere nel mercato, senza farsi dimenticare dopo un paio di lavori.
I Rival Sons sono sicuramente tra questi, giunti al sesto lavoro, continuano con il loro personale tributo agli anni settanta e all’hard rock segnato da stigmate blues, dal chiaro ma a volte semplicistico riferimento agli Zep ed alle loro intramontabili opere.
D’altronde dieci anni di album e live hanno portato i Rival Sons ad avere una reputazione più che consolidata e non sarà certo un album come Feral Roots a far perdere punti alla band tra gli amanti del genere.
Con sempre il fido Dave Cobb dietro al mixer, la band sforna undici spettacolari brani dove, se sicuramente non troverete chissà quali soprese compositive, verrete travolti da una cascata di note sanguigne, tra rock e blues, suonate con grinta ed una teatralità a tratti spropositata.
Il quartetto statunitense parte in quarta con il riff mostruoso dell’opener Do You Worst e non si ferma più con la coppia Jay Buchanan (voce) e Scott Holiday (Chiatarra) a dare letteralmente di matto, coadiuvati dalla solita e precisa sezione ritmica composta da Dave Beste al basso e Mike Miley alla batteria.
Basterebbe il blues ferale di Stood By Me per decretare il nuovo Rival Sons come un altro pezzo da novanta tra le opere di genere degli ultimi tempi, ma Back In The Woods, le armonie acustiche della rupestre Look away che cresce di intensità ed esplode nel finale, la splendida e solare Imperial Joy, non mancano di incantare l’ascoltatore rapito dal sound di questi ottimi interpreti dell’hard rock classico del nuovo millennio.
Far passare per semplice attitudine vintage, opere e band di questo valore sarebbe peccato mortale, il genere è vivo e vegeto e si rigenera grazie al talento di gruppi come i Rival Sons.

1.Do You Worst
2.Sugar On The Bone
3.Back In The Woods
4.Look away
5.freal Roots
6.Too Bad
7.Stood By Me
8.Imperial Joy
9.All Directions
10.End Of Forever
11.Shooting Stars

Jay Buchanan – Vocals
Scott Holiday – Guitars
Dave Beste – Bass
Mike Miley – Drums

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