Recensione

Per quel che vale, i Rome In Monochrome si avvalgono di uno dei monicker più affascinanti che una band dedita a sonorità come quelle offerte dalla band capitolina potesse scegliere.

E se è vero che il marchio da solo non basta, è innegabile che costituisce una sorta di imprimatur sul sound che si andrà a scoprire durante l’ascolto di un album: d’altra parte il fondatore della band, Gianluca Lucarini, ci ha abituato anche con gli altri suoi gruppi a delineare fin dal nome lo stile offerto: per cui, se dai Degenerhate o dagli Exume To Consume è difficile attendersi qualcosa che non abbia che fare con il metal più estremo, tra il brutal death e il grindcore, dai Rome In Monochrome è più che lecito immaginarsi una proposta tenue, malinconica, ma allo stesso tempo resa inquieta da ombre che talvolta aleggiano minacciose nel grigiore diffuso di un’istantanea sfocata.
Away From Light è la finalizzazione di un’opera iniziata tre anni fa con l’ep Karma Anubis, grazie al quale erano stato poste le basi di un sound che guarda inevitabilmente ai Katatonia oltre che agli Antimatter più intimisti (quelli di Leaving Eden, in particolare) per le caratteristiche appena descritte, ma ammantando il tutto di quel particolare modo di affrontare la materia oscura nella scena romana, partendo dai capostipiti Novembre e ai loro seppur latenti retaggi estremi per spingersi fino ai più eterei Klimt 1918.
Nella poetica dei Rome In Monochrome la reazione al dolore avviene in maniera dignitosa e composta, quasi a rappresentare l’accettazione di un destino ineluttabile che, quindi, non viene restituito esibendo tratti disperati bensì attraverso un senso di mestizia diffusa, appunto ciò da cui deriva il monocromatico grigiore al quale siamo condannati se proviamo ad osservare la realtà con uno sguardo disincantato, quando i sogni vengono spazzati via dalla quotidianità.
Le otto pennellate sonore si insinuano ed assumono forma compiuta ascolto dopo ascolto, lasciando un segno molto più marcato rispetto alla solo apparentemente attenuata incisività di un sound che, solo di rado, viene scosso da passaggi in growl (opera dello stesso Lucarini salvo in Paranoia Pitch Black, dove se ne occupa niente meno che Carmelo Orlando) e da altrettanto sporadiche accelerazioni ritmiche.
Tutto si compie in un ambiente lattiginoso, ben descritto dall’intima tristezza evocata dal timbro vocale di Valerio Granieri, al quale si finisce pericolosamente per assuefarsi quasi come se si fosse confortevolmente immersi in una sorta di liquido amniotico, ed offre i suoi momenti più alti ed emozionanti nei primi tre brani, Ghost Of Us, A Solitary King (la mia preferita, con un bellissimo giro di chitarra a supportare costantemente la voce) e la già citata Paranoia Pitch Black; se vogliamo il solo difetto dell’album è proprio quello esprimere il meglio nel suo primo terzo, mantenendosi in seguito sempre su un buonissimo livello ma senza raggiungere gli stessi picchi emozionali.
La canzone più ascrivibile a pieno titolo al doom, Only the Cold, chiude comunque al meglio un lavoro il cui spettro sonoro è attraversato anche da post rock e shoegaze, all’insegna di un velenoso malessere che resta costantemente confinato sullo sfondo di un’immagine avvolta da una coltre di nebbia.
Away From Light è ovviamente rivolto ad anime sensibili ed inclini alla malinconia, le quali potranno godere anche della perfezione sonora garantita dalla produzione di Fabio Fraschini e dal mastering di Dan Swano.

Tracklist:
1. Ghosts Of Us
2. A Solitary King
3. Paranoia Pitch Black
4. Uterus Atlantis
5. December Remembrances
6. Until My Eyes Go Blind
7. Between The Dark And Shadows
8. Only The Cold

Line-up:
Valerio Granieri – lead vocals
Gianluca Lucarini – lead guitar, backing and harsh vocals
Alessio Reggi – lead guitar
Marco Paparella – guitar, violin
Riccardo Ponzi – bass
Flavio Castagnoli – drums

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