Recensione

Seriamente canditati ad essere considerati gli autori di uno dei dischi più brillanti i ed emozionanti del 2018, più o meno dal nulla sbucano gli svizzeri Soldat Hans.

E’ vero, il numeroso ensemble di Wintherthur aveva già pubblicato un disco nel 2014 (Dress Rehearsal), ma francamente non essendo stato da noi incrociato a quell’epoca (sfido chiunque ad intercettare qualsiasi proposta musicale venga immessa sul mercato, con la sovrabbondanza di questi tempi) mi risulta un nome del tutto nuovo e, tutto sommato, neppure troppo mi interessa andare a rivangare quanto già fatto, visto che il contenuto di Es Taut basta ed avanza per farmi ritenere ragionevolmente di trovarmi dinnanzi ad una delle più alte espressioni musicali di un genere pressoché impossibile da definire, anche se appiccicandogli l’etichetta post metal si riuscirebbe ad adempiere al compito con la minima fatica e non andandoci poi neppure troppo lontani.
La verità è che i Soldat Hans (un monicker strambo che può anche risultare fuorviante, finché non si scopre che ha a che fare con la produzione favolistica dei fratelli Grimm) interpretano la musica del tutto a modo loro, partendo da un’idea assimilabile al doom, nella quale vengono poi inseriti all’interno elementi di progressive, ambient, psichedelia, jazz e, ovviamente post metal: il tutto viene esibito tramite un album come Es Taut, strutturato su soli tre brani per un totale di oltre cinquanta minuti che risultano senz’altro un ascolto impegnativo finché, prese le misure con il sestetto elvetico, non ci si rende conto d’avere a che fare con un’espressione musicale che, al netto di qualche ruvidezza, ha sempre come target principale la melodia.
“Cos’è il genio?”, ci si domandava nel film Amici Miei: nel caso dei Soldat Hans direi che questo corrisponde alla capacità la capacità di inserire elementi a prima vista tra loro contrastanti, all’interno di una struttura che mostra ben pochi passaggi puramente dissonanti o sperimentali; tutto fluisce appunto con una logica ed un senso melodico che sorprende, così come ogni sterzata impressa ad una vis compositiva che, in una sorta di folle quanto lucido caleidoscopio sonoro, trasporta l’ascoltatore dai Pink Floyd di Atom Heart Mother agli AmenRa, senza che la cosa possa apparire in alcun modo forzata.
Emblematica, in tal senso, è una traccia lunghissima come Story of The Flood che si snoda placida con toni tra l’ambient ed il jazz, tra violini e fiati che tracciano armonie rarefatte e al contempo toccanti, prima dei cinque minuti conclusivi quando un post hardcore dai toni drammatici si impossessa della scena.
Schoner Zerbit possiede più o meno la stessa lunghezza ma è divisa in due parti, con la prima nuovamente più soffusa, ma con picchi movimentati dai fiati, e un cantato dai toni delicati, e la seconda che ne risulta la naturale prosecuzione con una presenza più decisa della chitarra solista che prelude ad una nuova esplosione, questa volta dai tratti ancor più aspri e dissonanti.
Ma ogni descrizione lascia il tempo che trova, visto che la varietà dell’offerta musicale e la padronanza strumentale mostrata dai Soldat Hans si palesano come un qualcosa di davvero coinvolgente ed innovativo, senza necessariamente dover ricorrere a passaggi troppo cervellotici per raggiungere tale risultato.
Da chi ama il progressive agli adepti del post metal e del doom, questo è il range dei potenziali fruitori ai quali si rivolge un disco davvero splendido come Es Taut.

Tracklist:
1.Story of the Flood
2.Schoner zerbirst, Part I
3.Schoner zerbirst, Part II

Line-up:
Tomas – Guitar
Omar – Guitar
Omar – Guitar, Vocals
Clemens – Keyboards
Jonathan – Bass
Jazz – Drums

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