Recensione

Il progressive metal moderno dai rimandi estremi e core non fa più notizia, i gruppi che si dilettano con questa intricata e molte volte cervellotica musica non si contano più e così, finita la sorpresa, rimane la sola qualità a rendere un prodotto valido o meno.

Sulla tecnica niente da eccepire, i musicisti alle prese con il genere devono per forza avere qualcosa in più, manca molte volte però quel quid in più nelle idee proposte per non passare inosservati, in un mercato che non concede tempo per assimilare i vari prodotti, travolti dalle decine di uscite ogni giorno.
Prendete Bending Light, primo lavoro del gruppo canadese dei Tactus, un album ambizioso che del progressive metal moderno si nutre ma che, seppur suonato molto bene, a tratti appare caotico nel suo continuo cambio di sfumature ed atmosfere.
Si parte dal metal core come base per il sound, lo si seziona a dovere con scariche estreme ad iniziare dallo scream, molto presente ed in coppia fissa con le clean vocals, lo si imbastardisce con interventi jazzati e fughe progressive, pur mantenendo un mood estremo, ed il gioco è fatto.
Un album che gli amanti del genere potrebbero trovare gratificante per la propria voglia di cambi di ritmo, partiture all’apparenza inusuali e quella voglia di stupire che trova sfogo solo a tratti.
Bending Light, purtroppo, sa di già sentito e non parlo di influenze e ispirazione, ma di atmosfere ormai abituali ed abusate da tutti i gruppi del genere, e non basta l’ottima tecnica esibita per fare di un album un’opera da ricordare.
Le ottime parti in cui i Tactus abbandonano per pochi minuti il progressive core, dando sfogo alla loro voglia di musica totale, sono troppo poco per fare di Bending Light un disco interessante, con una serie di brani incapaci di decollare e ripiegati su sé stessi, restando così appannaggio dei fans accaniti del genere.

TRACKLIST
1.Anamnesis
2.Aurora
3.Scimitar
4.All Roads
5.Feast or Famine
6.Colossus
7.Goliath
8.Cardinal
9.Red and Ivory
10.King of the Sky

LINE-UP
Jason McKnight – Vocals
Adrian Barnes – Guitar, Vocals
Alec Dobbelsteyn – Guitar
Ben MacLean – Drums
Steve Parish – Bass

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