Recensione

Credo che uno dei momenti in cui si realizza pienamente quanto la musica rivesta un ruolo fondamentale nella propria vita, sia quando si riescono ad apprezzare pienamente forme espressive lontanissime tra loro.

Tutto questo rende possibile godere di strutture complesse e potenti come quelle del progressive, così come quelle essenziali e scarnificate di certo sludge doom.
Proprio a quest’ultima categoria appartiene Depravador, album d’esordio dei Vor, duo spagnolo che con il solo apporto di batteria, basso ed una voce strepitante riesce a produrre molto più baccano di quanto non facciano molte band con tripla chitarra, tastiere e quant’altro.
Quanto scritto come premessa sta a significare che non c’è una forma predefinita per catturare in maniera efficace l’attenzione dell’ascoltatore, ma che, in realtà, se non si demanda il tutto alla melodia e alla tecnica devono essere l’intensità e l’urgenza espressiva a fare la differenza.
Queste ultime sono le caratteristiche fondanti di Depravador, un lavoro a dir poco urticante il cui solo scopo e quello di scuotere e mettere a disagio l’ascoltatore: zero fronzoli, cosi come totale è l’assenza di una qualsiasi parvenza melodica.
Ciò avviene dalla prima nota della title track fino all’ultima di Dark Fraga (sia pure in tal caso con un più ragionato break centrale) per un ascolto che, alla fine si rivela ostico ma, alla lunga coinvolgente nel suo rabbioso ed ostile incedere.

Tracklist:
1. Depravador
2. Black Goat
3. Why
4. Cudgel
5. Blood… Fear… Knife… Sin.
6. Daga
7. Dark Fraga

Line-up:
Iván: bass, noise & shrieks
Edu: drums & noise
Anxela (Bala): guest vocals in “Dark Fraga”