Recensione

Se è sicuramente lecito per qualsiasi band trarre ispirazione dai Septicflesh dell’ultimo decennio, ovvero quelli della fase sinfonico orchestrale, lo è ancora di più se a farlo è un gruppo greco.

Gli W.E.B. però non sono agli esordi, ma hanno alle spalle una storia ultradecennale che farebbe presupporre un percorso leggermente più personale, anche se il symphonic/dark black del combo guidato da Darkface (Sakis Prekas) può essere considerato derivativo ma non una vera e propria fotocopia.
Tartarus, quarto full length della band ateniese, è un lavoro formalmente ineccepibile e si capisce che i musicisti coinvolti sono esperti e ben addentro la materia ma, a lungo andare, emerge il reale problema che opacizza il lavoro cioè la mancanza del guizzo, il classico tocco del campione che decide la gara o la genialità dello scultore che dà vita alla materia inerte.
Alla fine dell’ascolto, la title track , posizionata in scaletta subito dopo l’intro, resta il brano più ficcante e riuscito, mentre le restanti tracce sono apprezzabili per la loro adesione precisa ad uno stile compositivo certo non di banale riproposizione.
La trilogia finale Thanatos, comprensiva dell’imprimatur fornito dell’intervento vocale di Sotiris Vayenas nella sua prima parte Golgotha, conferma le impressioni destate fino a quel momento, ovvero che gli W.E.B. siano destinati a restare interpreti credibili ma inevitabilmente sbiaditi del sound caratteristico dei Septicflesh: un qualcosa, come detto, ugualmente apprezzabile, ma dagli sbocchi limitati se a farlo è una band in pista ormai da molti anni.

Tracklist:
1. Where Everything Begun
2. Tartarus
3. Ave Solaris
4. Dragona
5. I, the Bornless
6. Morphine for Saints
7. Cosmos in Flames
8. Thanatos Part I – Golgotha
9. Thanatos Part II – Epitaphios
10. Thanatos Part III – Mnemosynon

Line-up
Darkface – Vocals, Guitars
Petros Elathan – Bass
Sextus Argieous Maximus – Guitars
Nikitas Mandolas – Drums

W.E.B. – Facebook