Recensione

Death metal old school, oscuro, macabro e violentissimo, un abisso in musica di scuola svedese, puro come il sangue di vergini torturate in nome di una diabolica ferocia.

The Great Desolation segna il ritorno dei Wombbath, band estrema scandinava attiva dai primi anni novanta, in pieno sviluppo e successo del genere ma con soli tre album pubblicati più un buon numero di lavori minori, conseguenza di dieci anni di inattività.
The Great Desolation torna dunque sul mercato estremo dopo tre anni dal precedente Downfall Rising, addirittura ventidue anni dopo il debutto Internal Caustic Torments, licenziato dal gruppo nel lontano 1993.
Pochi ma buoni i lavori sulla lunga distanza di questo combo che in tutta onestà suona death metal vecchia scuola, di chiara ispirazione a primi Entombed e Dismember, senza compromessi, potente ed oscuro quanto basta per soddisfare i palati dei deathsters orfani degli storici Left Hand Path, Clandestine e Like An Everflowing Stream.
Niente di nuovo, anzi: l’odore di muffa è quello che usciva dai suoni più oscuri degli anni novanta, e l’album risulta così un macigno estremo che, se lascia qualcosa in personalità, non può che soddisfare gli amanti dello swedish death metal.
Nove brani compongono questa colonna sonora di morte violenta e trucida, tra riff che sono asce affilate che spaccano teste e staccano arti, con solos di lancinante sofferenza e un growl abissale che comanda le operazioni.
Embrace Death, Born Of Filth e Hail Of The Obscene, varia nelle sue intuizioni melodiche e brano top dell’opera sono i momenti migliori: l’impatto c’è, l’esperienza trentennale dei protagonisti pure.

Tracklist
1. Embrace Death
2. The Great Desolation
3. Footsteps Of Armageddon
4. Born Of Filth
5. Punisher Of Broken Oaths
6. The Weakest Flesh
7. Cold Steel Salvation
8. Hail The Obscene
9. Harvester Of Sin

Line-up
Håkan Stuvemark – Guitar
Jonny Pettersson – Vocals
Al Riglin – Guitar
Henrik Åberg – Drums
Johan Momqvist – Bass

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