Winter Deluge – Devolution-Decay

Il secondo full length dei neozelandesi Winter Deluge è un classico esempio di come il black metal, in fondo, sia qualcosa in più rispetto ad un semplice genere musicale, almeno per chi lo apprezza per quello che è, senza troppo perdersi in menate connesse a look, stile, tecnica e stucchevoli diatribe su quanto sia o meno “true”.

Devolution – Decay lo ascolti una prima volta e pensi che sia nient’altro se non un normale album, onesto e corrosivo il giusto per attirare un minimo di attenzione ma, in fondo, privo di quel quid in più per renderlo in qualche modo “necessario”.
Poi, come quasi sempre avviene (spingendomi ad affermare che chi liquida un disco dopo uno o due ascolti commette non solo un atto di presunzione e superficialità, ma una sorta di reato di falso ideologico) i passaggi successivi sono quelli che rendono accessibile buona parte delle pieghe che increspano il sound: è solo allora che di Devolution – Decay si capisce molto di più, potendo osservare il tutto sotto una luce diversa.
L’operato dei Winter Deluge perde via via la sua apparente ed uniforme opalescenza per mostrare spunti dalla malevola incisività che non risparmiano la vanità umana (Tentacles Of Time), l’ingerenza della religioni su ogni aspetto dell’esistenza (Corrupt Prophets) o la deriva psichica che sempre più affligge un’umanità priva di certezze (The Negation of Existence): Devolution – Decay scorre ruvido su tempi medi e mai parossistici, ma con accelerazioni repentine che esaltano la rapidità percussiva di Autumnus e qualche rallentamento che va a lambire il doom.
Qualche parvenza gradita di melodia chitarristica la si riscontra in forme omeopatiche, come avviene nell’ottima …Now You Reap, ma è in generale la sensazione disturbante che pervade il lavoro a renderne l’ascolto molto più di un atto dovuto.
Quello dei Winter Deluge non è un black per palati raffinati ma neppure per gli appassionati duri e puri: si colloca piuttosto in una sorta di terra di mezzo nella quale, a mio avviso, riesce nell’intento di intrigare tutti piuttosto che non accontentare nessuno: certo, nesuna novità, ma il tutto va a favore di una asciutta ortodossia e, soprattutto, di una consistente profondità, che è proprio quanto serve per connotare il proprio operato di un valido segno distintivo.

Tracklist:
1.Der Letzte Atemzug
2.The Negation Of Existence (The Cotard Syndrome)
3.Corrupt Prophets
4.Yersinia Pestis
5.Tentacles Of Time
6….Now You Reap
7.Perversion Of Common Sense
8.Winter Deluge
9.The Image That Remains

Line-up:
Arzryth – Lead, Rhythm, Bass Guitars
Autumus – Drums
Mort – Rhythm Guitars
Seelenfresser – Vocals

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