Recensione

Gli Abske Fides dopo una serie di interessanti Ep e una storia alle spalle già abbastanza lunga, arrivano all’esordio su lunga distanza con questo album autointitolato sotto l’egida delle sempre attiva Solitude.

Il lavoro in oggetto rappresenta un’ulteriore evoluzione del combo brasiliano che, dal black metal degli esordi, è passato successivamente a una forma di cavernoso funeral doom per giungere oggi a un particolare connubio tra doom e post-metal.
L’operazione riesce anche se non al 100%: infatti, se la proposta musicale è davvero valida nella sua alternanza tra parti cupe, con riff convincenti e vocals aggressive, e momenti più rarefatti con venature psichedeliche, alcune piccole imperfezioni esecutive e clean vocals non sempre all’altezza della situazione ne inficiano in parte la resa finale.
Ma, nonostante ciò, la band paulista dimostra d’avere numeri di prim’ordine, specialmente in brani intensi ed emozionanti come Won’t You Come e 4.48, o come in The Coldness of Progress, dove emergono inattese influenze opethiane.
L’album necessita di diversi ascolti prima d’essere assimilato in maniera ottimale, ma questo sforzo viene ripagato da una qualità compositiva comunque meritevole d’attenzione.
E’ possibile che gli Abske Fides, dopo le già menzionate sterzate stilistiche, siano ancora alla ricerca di una stabilità che consenta loro di focalizzarsi su un percorso musicale ben definito; questo full-length si colloca in ogni caso ben al di là della sufficienza e potrebbe trovare diversi estimatori tra gli appassionati di sonorità meno convenzionali.

Tracklist:
1. The Consequence of the Other
2. Won’t You Come
3. The Coldness of Progress
4. Aesthetic Hallucination of Reality
5. 4.48
6. Embroided in Reflections

Line-up:
K. – Drums, Bass, Vocals
Nihil – Guitars
Necrophelinthron – Guitars, Keyboards, Violin, Vocals