Recensione

Per presentarsi sulla scena con un album di black metal della durata di quasi due ore distribuite su sei soli pezzi bisogna avere un grande coraggio, moltissimo da dire e grande convinzione dei propri mezzi.

Agli Altar Of Perversion, band italiana della quale si attendeva un nuovo full length da ben diciassette anni, tutte queste caratteristiche non mancano e , visto il risultato, la scelta sembrerebbe pagare almeno dal punto di vista prettamente qualitativo.
Un’operazione di questo genere in un’epoca come quella corrente, nella quale il tempo medio di attenzione di qualsiasi persona è drasticamente diminuito, sembrerebbe una sorta di suicidio commerciale, se non fosse che il black metal per sua natura non possiede queste finalità, quanto meno non nel senso più comune del termine che è quello di raggiungere il maggior numero di persone con un prodotto leggero, di fruizione immediata e dalla durata effimera.
Intra Naos è invece un qualcosa composto per immergere chi ne abbia tempo e voglia in un universo parallelo, nel quale Calus e Laran ci introducono con un’interpretazione del genere che non lascia spazio ad aperture melodiche o atmosferiche ma che vede, ovviamente, un’attenzione particolare al contenuto lirico, del quale preferisco lasciare il piacere dalla scoperta a chi ascolterà il disco, visto che argomenti filosofici ed esoterici così profondi e complessi non meritano d’essere liquidati in poche parole e, inevitabilmente, in maniera superficiale.
Veniamo invece a parlare dell’aspetto musicale di un sound che è intriso di un black metal tradizionale, reso a suo modo peculiare, però, dal costante ricorso a sonorità chitarristiche dissonanti che non appesantiscono affatto l’ascolto divenendone piuttosto il tratto e distintivo.
Davvero, nonostante la sua lunghezza (che può essere un problema solo per chi ritiene che ascoltare musica non sia un piacere ma una perdita di tempo), fatico a trovare un punto debole in un lavoro di rara intensità, capace di mantenere sempre elevato il livello di tensione anche grazie a variazioni ritmiche che talvolta riportano al doom (almeno la prima metà di Cosmic Thule, Inner Temple la si può definire tale senza alcun dubbio).
Gli Altar Of Perversion si muovono in direzione ostinata e contraria ad ogni regola o convenienza, facendo uscire un nuovo album dopo una vita (non solo in senso musicale) e riversandovi una mole di note degna più di maestri del funeral doom come Mournful Congregation o Esoteric che non delle band dedite canonicamente al black metal.
Intra Naos è un lavoro magnifico che, sebbene sia consigliato a chiunque si professi appassionato di black metal, per le sue caratteristiche è rivolto soprattutto ad una fascia di ascoltatori che abbia una certa familiarità con la nera arte, la quale in questa occasione trova una sorta di sua sublimazione.
Il black metal è appunto questo, musica eseguita senza calcoli né limitazioni, espressione di un sentire ben lontano dalle convenzioni ed alle codificazioni imposte dalla modernità; una sorta di oasi temporale nella quale rifugiarsi lasciando ad altri tutto ciò che appare più futile ed effimero.

Tracklist:
Disc 1
1. Adgnosco Veteris Vestigia Flammae
2. She Weaves Abyssal Riddles and Eorthean Gates
3. Behind Stellar Angles II

Disc 2
1. Cosmic Thule, Inner Temple
2. Subcosmos Archetypes
3. Through Flickering Stars, They Seep

Line-up:
Laran – Drums
Calus – Vocals, Guitars, Bass