Recensione

Non è semplice l’avvicinamento a lavori che segnano il ritorno, dopo oltre un decennio di silenzio, di band capaci di legare il proprio nome alla nascita e allo sviluppo di un genere specifico.

Non sempre i risultati che ne conseguono sono eccellente come sarebbe lecito attendersi, perché sovente le motivazioni sono legate al solo marketing e non ad una ritrovata vena creativa.
Nei confronti di chi arriva da molto lontano, come gli Ancient, tra i precursori negli anni ’90 della dirompente esplosione del black metal in Norvegia, l’attenzione aumenta poi in maniera esponenziale, specialmente perché i nostri non sono mai stati annoverati tra i campionissimi, come avvenne invece ad Emperor, Mayehem o Darkthrone, e fondamentalmente il loro album migliore è sempre stato considerato unanimemente quello d’esordio, l’ottimo Svartalvheim, che risale ormai ad oltre un ventennio fa.
Da allora continui cambi di formazione, spostamenti logistici e vicissitudini assortite hanno visto quale trait d’union del gruppo lo storico vocalist Aphazel, con un’altra serie di album pubblicati nel decennio successivo, tutti di buon livello ma nessuno capace di raggiungere l’eccellenza.
Se provassimo a resettare tutto questo e a considera gli Ancient in base al presente e non al passato, cosa ne dedurremmo da questo ultimo full length intitolato Back To The Land Of The Dead? Semplicemente che si tratta di una bellissima prova, con la quale l’attuale trio impartisce una lezione su come il genere possa essere ancora oggi al contempo maligno e dal notevole impatto melodico.
Senza fare dello sciovinismo, va detto che il motore della band è italiano, nella persona del chitarrista e bassista Dhilorz (Danilo Di Lorenzo), autore di gran parte delle musiche, da solo o in compartecipazione con Zel (nuovo nickname adottato dal fondatore, che all’anagrafe fa Magnus Garvik), e del recente approdo, quale live session man, del chitarrista dei Bulldozer Giulio Borroni (denominato per l’occasione Ghiulz); in aggiunta, non è certo marginale l’approdo alla batteria di Nicholas Barker, uno che ha prestato le proprie bacchette a Cradle of Of Filth, Dimmu Borgir e Lock Up, tanto per citare solo alcune dell band che lo hanno visto all’opera.
Back To The Land Of The Dead, con tali premesse, scorre in maniera piacevolmente fluida, nonostante una lunghezza forse eccessiva per gli standard del genere: il black degli Ancient è melodico, epico, magniloquente ed anche sufficientemente aspro per mantenere comunque ben salde le coordinate del genere e si intuisce chiaramente che la sua manipolazione avviene da parte di musicisti che sanno perfettamente il fatto loro.
Come detto, non si riscontrano particolari debolezze in una tracklist che vede quale picco qualitativo la mini suite The Excruciating Journey (composta dalle tracce Part I – Defiance And Rage, Part II – The Prodigal Years Part III – The Awakening) e dall’evocativa Petrified By Their End, degna conclusione di un album che prevede, comunque, quale bonus track la cover di 13 Candles dei Bathory.
Un ritorno al alto livello, per certi versi inatteso e quindi ancor più gradito da chi prova un pizzico di nostalgia per tutte quelle band che, negli anni ’90, rivoltarono come un calzino la storia del metal estremo.

Tracklist:
1. Land Of The Dead
2. Beyond The Blood Moon
3. The Sempiternal Haze
4. The Empyrean Sword
5. The Ancient Disarray
6. Occlude The Gates
The Excruciating Journey
7. Part I – Defiance And Rage
8. Part II – The Prodigal Years
9. Part III – The Awakening
10. Death Will Die
11. The Spiral
12. Petrified By Their End
13. 13 Candles

Line-up:
Zel – Vocals, Guitars, Keyboards
Dhilorz – Guitars, Bass
Nick Barker – Drums

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