Recensione

La famiglia metallica (nel vero senso della parola) Ancillotti torna a far ruggire i propri strumenti due anni dopo il bellissimo esordio The Chain Goes On.

Bud Ancillotti, suo figlio Brian, il fratello Sandro, ed il fido Luciano Toscani, dopo aver incendiato i palchi hard & heavy per più di un anno e mezzo, si sono chiusi ai Tartini 5 di Parma insieme al produttore Fausto ‘Tino’ Tinello, per regalare un fratellino al primogenito, un album a tratti entusiasmante che ved tornare alla grande l’ex Strana Officina.
Il tempo passa in fretta e due anni sono volati, la famiglia Ancillotti si ripresenta ai fans con Strike Back, album che continua la strada intrapresa con il primo lavoro, licenziato come questo dalla Pure Steel, ed in seguito proposto sul tradizionale supporto in vinile dalla nostrana Jolly Roger.
Si nota subito nel sound la presenza maggiore dei tasti d’avorio, suonati sempre da Simone Manuli ed un’amalgama ormai consolidata (non solo per questioni di parentela) dal gruppo, che si conferma come uno dei vertici del metal tradizionale nato nel nostro paese e senza sfigurare affatto di fronte ai nomi internazionali, anche storici, dei quali la label tedesca si può avvalere.
Ne esce un album che nel suo essere classico risulta fresco, l’hard rock e l’heavy metal si alleano per continuare a generare musica dura, perfettamente bilanciata tra la tradizione europea e l’U.S. metal.
Le tastiere incorniciano, tra intro e strutture, molti dei brani, ma è la triade chitarra, basso e batteria che in Strike Back viene glorificata e valorizzata da una prestazione vocale di Bud Ancillotti, ruvida, sanguigna, da rocker, ma a tratti mai così melodica.
Ficcante, tagliente ed in stato di grazia la performance di Ciano Toscani alla sei corde, a mio parere l’arma che fa fare al nuovo lavoro un piccolo passo avanti rispetto al suo bellissimo predecessore, mentre la sezione ritmica composta da zio e nipote risulta una colata di cemento armato che sorregge questo grattacielo metallico.
E così, dopo l’intro, si prende l’ascensore verso il cielo, spaccato da tuoni e fulmini metallici, To Hell With You esplode con un gran lavoro di Brian alle pelli ed un riff serrato, un brano in your face perfetto per aprire un lavoro del genere.
Abbiamo detto del cantato di Bud che, ancora più che nel primo disco, alterna grinta e melodia in modo vario e sapiente, non lasciando mai all’ascoltatore il permesso di perdere l’attenzione, ed è già tempo di Immortal Idol e Fight, la prima più complessa, quasi progressiva nelle ritmiche, la seconda un pugno in faccia metallico che farà strage in sede live.
Bellissimo l’hard rock statunitense di Never To Late e When Night Calls, una bomba ritmica The Hunter, mentre Burn, Witch, Burn è un classico brano oscuro di metal statunitense dove l’atmosfera horror delle liriche incentrate sui processi alle streghe di Salem è accentuata da rintocchi di campana e risate diaboliche.
Giunti alla fine si ha l’impressione di essere al cospetto di un lavoro notevole e che per molto tempo rimarrà posizionato sul vostro lettore cd in attesa che la luce dell’amplificatore ritorni verde ed il tasto play nuovamente premuto: questo è hard & heavy da manuale, grandi Ancillotti.

TRACKLIST
1. Intro
2. To Hell With You
3. Immortal Idol
4. Fight
5. Firestarter
6. The Beast Is Rising
7. When Night Calls
8. Burn, Witch, Burn
9. Lonely Road
10. Life Is For Livin’
11. Never Too Late
12. The Hunter

LINE-UP
Sandro “Bid” Ancillotti – Bass
Brian Ancillotti – Drums
Luciano “Ciano” Toscani – Guitars
Daniele “Bud” Ancillotti – Vocals

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