Recensione

C’è un’aria costante di intima empatia e al tempo stesso di sconfinata distruzione nella musica degli Apathy Noir, i
quali ritornano con Black Soil, due anni dopo l’uscita del loro ultimo disco.

Chi volesse avere un’idea di ciò che si appresta ad ascoltare, dovrebbe dare un’occhiata innanzitutto alla copertina, che è uno spettro chiarissimo delle emozioni che gli Apathy Noir hanno messo in questo lavoro: lo scenario scuro, deserto e malinconico che ricorderebbe più un’ambientazione in stile Nocturnal Depression o giù di lì, emana però un’energia particolare che ritroviamo esattamente nella musica della band svedese.
La durata dei brani è in media di sette minuti, un tempo che risulta perfetto per sviluppare ogni volta emozioni esplosive e mai scontate nell’ascoltatore. Nonostante questo, la band svedese non fa tanti calcoli a tavolino per costruire pian piano questi scenari emotivi o gestirli secondo uno schema, ma mette semplicemente in musica le sue chiare intenzioni dall’inizio alla fine di ogni pezzo. Ci riesce benissimo, e il risultato è quello di un viaggio vero e proprio che ci fa astrarre per un’ora abbondante dalla spesso noiosa realtà.
La chitarra in questo disco ha un doppio potere: sa essere tagliente e galoppante come i migliori Dissection, e l’attimo dopo catartica e un po’ spezzacuore come certi tratti dei Katatonia, e grande merito per questo va a al leader della band Victor Jonas.
Per concludere, lascia un bel po’ di amaro in bocca il fatto che una band di questo calibro abbia ancora relativamente poca considerazione e visibilità. D’altro canto, però, la musica di valore e di carattere è sempre stata di nicchia e forse questa è la sua fortuna.

Tracklist
1.The Glass Delusion
2.Samsara
3.Black Soil
4.The Void Which Binds
5.Bloodsong
6.Towers of Silence
7.Time and Tide

Line-up
Viktor Jonas – Guitars, Drum programming, Keyboards, Bass
Mattias Wetterhall – Vocals

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